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La partenza dei nomadi dell’aria

Rondini riunite per la partenza verso i lidi invernali

(Keystone)

In Svizzera, come nel resto dell’emisfero boreale, con l’avvicinarsi della fine dell’estate gli uccelli si riuniscono in grandi stormi.

È il segnale per la partenza verso i lidi invernali: molti volano verso l’Africa, altri si fermano nel bacino del Mediterraneo.

Con la fine dell’estate ripartono, misteriosamente, così come, misteriosamente, erano arrivati annunciando la primavera: sono milioni d’uccelli delle specie più disparate che, ogni anno, si spostano con l’alternarsi delle stagioni.

Cinque miliardi d’uccelli che in questo periodo, dalle regioni di nidificazione dell’Europa settentrionale, s’involano verso i quartieri invernali delle differenti specie, che si trovano nel bacino meridionale del Mediterraneo e nell'Africa centrale.

Popolo migratore

Restare o volare via? Con l’approssimarsi dell’autunno e dei primi freddi, molti uccelli sono confrontati con questo dilemma: in caso d’inverno mite in Svizzera, la migrazione sarebbe forse inutile.

“Sempre più spesso vediamo singole specie d’uccelli, di quelle che non si spingono fino in Africa, che svernano da noi, oppure partono dopo e tornano prima”, spiega il professor Bruno Bruderer, della Stazione ornitologica svizzera.

Complessivamente i due terzi degli uccelli presenti in Svizzera emigrano in cerca di un inverno mite.

“Il clima condiziona la migrazione degli uccelli in modo indiretto”, spiega il professor Bruderer.

Migrazione e clima

Negli ultimi anni gli esperti hanno studiato le relazioni tra le variazioni climatiche e la migrazione degli uccelli.

“Per ora non si possono trarre conclusioni scientifiche sulla correlazione tra cambiamenti climatici e migrazione degli uccelli”, afferma Marc Kéry della Stazione ornitologica svizzera di Sempach.

Assieme a Lukas Jenni ha appena concluso una ricerca statistica sulla rotta alpina che passa sopra i 1.923 metri del Col de Bretolet, in Vallese, un’autostrada del cielo utilizzata dagli uccelli nelle migrazioni primaverili verso i luoghi di riproduzione settentrionali.

Un lavoro da certosino, che si fonda su 350 mila uccelli migratori osservati lungo un periodo temporale di 42 anni.

“Per gli uccelli il problema principale non è il freddo, ma la base alimentare scarsa. Ad esempio, laghi e stagni ghiacciati per intere settimane sono fatali per gli uccelli acquatici”, precisa il ricercatore.

I lidi invernali

Una parte degli uccelli sverna nel bacino del Mediterraneo, altri nel nord del Sahara, mentre quelli che volano più lontano, al centro del Continente Nero sono gli insettivori.

Il lungo viaggio verso i luoghi di svernamento nasconde molti pericoli, come condizioni atmosferiche proibitive, la perdita della rotta, i predatori e l'attività venatoria dell'uomo.

Lo conferma a swissinfo Roberto Lardelli, presidente della Ficedula, la Società per lo studio e la conservazione dell’avifauna nella Svizzera Italiana: “Il 30% dei nuovi nati non supera il primo inverno: è la legge della natura”.

Nella Confederazione, lo studio dell’avifauna, il monitoraggio delle popolazioni e le migrazioni degli uccelli sono di competenza della Stazione ornitologica svizzera.

Il centro elvetico di competenza sull’avifauna gestisce la banca dati sul mondo degli uccelli in Svizzera, ha sede a Sempach nel Canton Lucerna, ha la struttura giuridica di una fondazione privata ed è sostenuto finanziariamente dallo Stato.

swissinfo, Sergio Regazzoni

In breve

Puntualmente, con l’avvicinarsi della fine dell’estate e l’arrivo dei primi freddi in Svizzera e nel resto d’Europa si formano grandi stormi d’uccelli.

È il segnale per la partenza verso i luoghi di svernamento situati nel bacino del Mediterraneo ed in Africa.

Un lungo e faticoso viaggio verso i quartieri invernali che nasconde molti pericoli.

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Fatti e cifre

5 miliardi, gli uccelli che alla fine dell’estate boreale migrano dai luoghi di riproduzione dell’Europa settentrionale verso i quartieri invernali
350 mila, gli uccelli migratori che hanno attraversato in 42 anni d’osservazioni la rotta alpina del Col de Bretolet in Vallese, un’autostrada del cielo utilizzata dagli uccelli nelle migrazioni primaverili da sud verso nord
30, la percentuale dei nuovi nati che non superano il primo inverno

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