La sinistra scende in campo per garantire il mantenimento della rete postale

A Lugano, il presidente della confederazione, Moritz Leuenberger, ha dovuto spiegare le ragioni della prevista chiusura di uffici postali Keystone

Mercoledì, durante il dibattito in Consiglio nazionale, i progetti di sopprimere gli uffici postali sono stati criticati anche dai partiti borghesi. Il direttore generale della Posta, Ulrich Gygi, e il presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger, non sono sfuggiti alle critiche anche da parte di numerosi loro «compagni» di partito.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 marzo 2001 - 14:35

Per tre ore, la Camera del popolo ha discusso sulla progettata chiusura di 600-800 uffici postali nei prossimi cinque anni, prevista dall'ex Regia federale. Il dibattito è stato provocato da due interpellanze urgenti dei gruppi socialista ed ecologista. Alla fine, udite le argomentazioni di Leuenberger, il primo gruppo si è detto «parzialmente soddisfatto» e il secondo «insoddisfatto». Nel dibattito sono intervenuti nell'ordine anche i deputati ticinesi Fabio Abate (PLR), Meinrado Robbiani (PPD) e Franco Cavalli (PS).

Esprimendo preoccupazione per quanto sta accadendo nella gestione delle poste, il liberale-radicale Fabio Abate ha affermato che «non si tratta unicamente di conseguire un utile, ma anche e soprattutto di offrire un servizio pubblico efficiente e qualitativo». Le preoccupazioni odierne - ha proseguito - sono anche il segno di una fiducia che si sta affievolendo. Per Abate, i giustificati allarmismi devono incontrare una presa di posizione inequivocabile da parte del Consiglio federale.

Meinrado Robbiani, popolare-democratico, ha mostrato dalla tribuna il cappello di un postino, ricordando fra l'altro che «è sempre stato il berretto di un servizio pubblico riequilibratore tra le varie regioni del paese, un servizio pubblico che ha divulgato a lungo l'immagine di uno Stato efficiente». La moda ha però riposto il cappello nell'armadio e ora, secondo Robbiani - rischia di cancellare anche tutto quanto questo cappello simboleggia. Orbene - ha ammonito - il piano di ristrutturazione della Posta rende manifesto il rischio che il servizio pubblico subisca un ulteriore, grave contraccolpo.

Il socialista Franco Cavalle ha dal canto suo ricordato che suo nonno, che faceva il postino, gli raccontava quanto era importante l'apprendistato a Zurigo e il contatto con i Romandi. È in gran parte grazie a Posta e FFS - ha sottolineato Cavalli - che i Ticinesi si sentono svizzeri. Sono due enti importanti per la coesione nazionale. È dunque evidente che in Ticino, che dispone di circa 250 uffici postali, la notizia della chiusura di parte di essi abbia avuto un effetto bomba, ha aggiunto.

Dopo aver deplorato l'esosità degli stipendi dei manager postali e ferroviari, Franco Cavalli ha affermato che i socialisti sono a favore di una maggiore efficienza, ma solo a chiare condizioni. In questo senso ha chiesto una modificazione urgente della legge in favore di un contratto di prestazioni che copra i costi.

swissinfo e agenzie

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