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La Svizzera ben attrezzata per l'aiuto umanitario

Micheline Calmy-Rey ha deplorato le gravi violazioni del diritto internazionale nei conflitti armati

(Keystone)

In occasione della giornata annuale dell'aiuto umanitario, la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey ha dichiarato che la Svizzera è equipaggiata al meglio per portare aiuti urgenti alle vittime di guerre e catastrofi.

Da parte sua, il responsabile della DSC Walter Fust ha criticato la mancanza di coordinazione e di professionalità che caratterizza spesso l'aiuto umanitario internazionale.

Le vittime di grandi situazioni di crisi sono sempre più dipendenti dagli aiuti umanitari internazionali a causa dell'ampiezza delle distruzioni, ha sottolineato Micheline Calmy-Rey durante la conferenza annuale della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), tenuta venerdì a Berna.

"Siamo sconcertati di fronte alla velocità con cui viene distrutto quanto creato in anni e decenni e che credevamo definitivamente saldo", ha detto la ministra elvetica degli affari esteri, dichiarandosi comunque impressionata della forza che l'essere umano dispone nel ritornare alla vita immediatamente dopo un conflitto o una catastrofe.

Secondo Micheline Calmy-Rey, "la Svizzera è equipaggiata al meglio per portare aiuti urgenti". Il mandato umanitario elvetico è particolarmente ampio e dà alla DSC più margine di manovra che ad altre agenzie statali.

Impegno apprezzato a livello internazionale

Purtroppo, ha deplorato Micheline Calmy-Rey, durante i conflitti armati "sono sempre constatate gravi violazioni delle regole del diritto internazionale", che riguardano in particolare la protezione delle popolazioni e la possibilità di portare soccorso alle vittime.

In questo contesto la Svizzera intende continuare a richiamare all'ordine i vari protagonisti, approfittando anche del fatto che l'impegno elvetico nei processi di pace a lungo termine è molto apprezzato a livello internazionale.

La Svizzera è poi anche nota per essere un partner affidabile e "franco" e non motivato da moventi politici propri; ciò che rafforza la sua reputazione nel mondo, ha aggiunto la presidente della Confederazione.

La DSC si impegna tra l'altro affinché, in situazioni di guerra, si presti attenzione anche ai gruppi di popolazione marginalizzati. Nel conflitto israelo-libanese della scorsa estate, Berna si è particolarmente interessata al destino dei profughi palestinesi.

Più trasparenza e professionalità

Dal canto suo, il direttore della DSC Walter Fust ha criticato la mancanza di coordinazione e di trasparenza dell'aiuto umanitario internazionale.

In caso di grandi crisi il numero di attori in gioco - governi, organizzazioni non governative, Onu - complica le cose, e "non tutti sono così professionali come dovrebbero", ha affermato Fust. Ne consegue che l'aiuto umanitario "arriva spesso in modo improvvisato".

Dalla valutazione dell'intervento per il devastante tsunami in Asia della fine del 2004 sono state tratte le seguenti conclusioni: "miglior coordinamento, imparare di più, più professionalità, meno scopi reconditi e meno sovrapposizioni".

Il direttore della DSC ha auspicato che le varie organizzazioni umanitarie vengano sottoposte a "un processo di certificazione" e che la popolazione venga integrata meglio nella valutazione di bisogni urgenti. "Le vittime devono essere trattate come partner", ha notato il capo della DSC.

D'altro canto, "l'accesso ai fondi disponibili deve essere più trasparente" e le risorse ripartite in maniera onesta e equilibrata.

Aiuti urgenti

Walter Fust ha inoltre sottolineato l'importanza dell'Early Recovery, l'aiuto umanitario urgente, scelto quale tema dominante della conferenza annuale.

"Dopo ogni catastrofe o conflitto in gioco ci sono il salvataggio e la sopravvivenza. È una fase di vitale importanza, perché se non si assicura la sopravvivenza, se non si danno alle vittime delle prospettive a lungo termine, allora si va incontro a nuovi conflitti e nuove catastrofi", ha dichiarato il capo della DSC a swissinfo.

La Svizzera si occupa da anni di questo tema, ha aggiunto Fust, poiché "siamo uno dei pochi paesi a riunire in un'unica agenzia tutti gli strumenti d'intervento: aiuto umanitario, salvataggio, aiuto alla sopravvivenza, ricostruzione e, in seguito, sviluppo durevole. Tra i paesi dell'OCSE solo la Gran Bretagna e la Svezia hanno una struttura simile".

swissinfo e agenzie

In breve

Nel 2005 la Svizzera ha stanziato 2,2 miliardi di franchi, ovvero lo 0,44 percento del Prodotto nazionale lordo, per la cooperazione e la lotta alla povertà nei paesi in via di sviluppo e in transizione.

Le attività di aiuto allo sviluppo vengono assunte principalmente dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

La DSC è inoltre incaricata, congiuntamente alla Segretaria di Stato dell'economia (seco), di promuovere programmi di cooperazione in favore dei paesi dell'Europa dell'Est e della Comunità di Stati indipendenti.

Il Corpo svizzero di aiuto umanitario, che fa parte della DSC, si occupa inoltre di prestare assistenza alle vittime di catastrofi naturali e di conflitti armati.

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Fatti e cifre

Nel 2006, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) disponeva di un budget annuale di circa 1,3 miliardi di franchi.
L'organismo del Dipartimento federale degli affari esteri ha realizzato un migliaio di progetti in una cinquantina di paesi.
Sempre l'anno scorso, la DSC ha dato lavoro a circa 1700 persone in Svizzera e all'estero.

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