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Il campanaccio svizzero tra tradizione e politica

persona sdraiata attorniata da campane
Un attimo di meritata pausa durante la Festa federale dei suonatori di campanacci domenica 23 agosto a Schüpfen. Peter Schneider / Keystone

Nel canton Friburgo, la famiglia Brügger forgia da tre generazioni campane e campanacci, oggetti legati all'immaginario rurale svizzero. Ma dalla pandemia sono diventati anche strumenti di protesta, un'appropriazione problematica secondo un etnologo.

La fonderia Brügger, prima di vederla, la senti: prima nelle orecchie e poi nel naso. Appena sceso alla fermata del bus a Villars-sur-Glâne, comune alle porte di Friburgo, ti raggiunge il rumore del martello sulla lamiera. Poi, sulla porta, ti investe un’aria che sa di fumo, carbone e metallo arroventato. A stringerti la mano c’è Alexis Brügger. Un ragazzo di 26 anni dalle braccia poderose e dalla risata facile. Dopo la morte del padre nel 2019, e del nonno pochi mesi più tardi, ha preso in mano l’officina che da tre generazioni realizza campane e campanacci.

“Non c’è un apprendistato per questo mestiere”, sottolinea Alexis, che ci dà subito del tu. “È forgiando che si apprende quest’arte”. E così, a 22 anni ha abbandonato la sua professione di piastrellista per continuare, inizialmente con il fratello Arnaud, la tradizione di famiglia avviata una cinquantina di anni prima dal nonno Marius. “Non avevo alcuna esperienza”, racconta. “Mio fratello maggiore aveva invece lavorato per circa cinque anni con nostro papà. Non aveva però imparato a fondere le campane. Ho passato parecchi fine settimana a provare e ci sono voluti sei mesi prima che riuscissi a realizzarne una. E qualcuna ha anche preso il volo per la rabbia”, aggiunge lasciandosi andare a una fragorosa risata.

A lungo, tutto ciò che realizzava finiva nella spazzatura, soprattutto i campanacci. Con le campane poteva invece rifondere e riutilizzare il bronzo. “È stato un lungo processo che ha richiesto molta pazienza”, ricorda. “E mi ha fatto bene perché la pazienza non è proprio il mio forte. Questo mestiere mi ha obbligato a lavorare anche su me stesso”. Oggi, Alexis sa il fatto suo ed è diventato un artigiano esperto. Eppure, davanti alla forgia, continua a sperimentare nella costante ricerca dell’eccellenza. “Non ho ancora finito di imparare”, dice. “Non ci sono scorciatoie per raggiungere la perfezione: servono anni di esperienza”.

4’000 colpi di martello

La fonderia racconta anche un’altra storia. Quella di un lavoro duro e sfiancante che imperla di sudore la fronte di Alexis. Per modellare un solo campanaccio servono circa 4’000 colpi di martello. Dopo essere stata riscaldata nella forgia fino a circa 700 gradi centigradi, la lamiera d’acciaio viene estratta con le pinze e battuta sulla matrice concava. Quando non è più modellabile, la lastra ritorna nel fuoco. Un’operazione che si ripete una decina di volte.

La forgiatura è solo una delle numerose fasi della lavorazione. Bisogna brasare, spianare le imperfezioni, saldare insieme le due metà, applicare i supporti per il battaglio e il collare di cuoio, sabbiare, colorare e molte altre attività che non stiamo qui a elencare. “Impiego circa un giorno per realizzare un campanaccio”, racconta Alexis. “Nessuno è uguale all’altro perché ogni pezzo è realizzato interamente a mano”. È il marchio di fabbrica Paul Morier di Morges, prestigiosa marca rilevata dal nonno Marius. È un nome associato a qualità e autenticità, apprezzato dalle associazioni di allevatori, dagli organizzatori delle grandi feste popolari e dai suonatori dei grandi campanacci.

>>> Vi portiamo nella fonderia Brügger:

Quando il campanaccio diventa politico

Una volta uscito dalla fonderia, il campanaccio può assumere significati diversi. Il suo suono può rievocare paesaggi bucolici, mucche al pascolo e tradizioni alpestri. Negli ultimi anni ha però assunto un’altra connotazione. Durante la pandemia, accompagnando le manifestazioni contro le misure sanitarie, i cortei dei “Freiheitstrychler” (suonatori della libertà, Trychel significa campanaccio in svizzero tedesco) hanno trasformato quel rintocco in una voce di protesta, dando un valore politico a un oggetto legato al mondo rurale.

“Il campanaccio non è né conservatore né progressista”, sottolinea Konrad KuhnCollegamento esterno. L’esperto di cultura popolare ed etnologo è docente presso l’Università di Basilea e professore associato all’Università di Innsbruck, in Austria. Kuhn ricorda che è soprattutto il contesto a determinarne il significato. “C’è una forte differenza – spiega – se il campanaccio viene suonato per incitare la nazionale di calcio o durante un corteo di protesta”. Oppure se il suo rintocco accompagna un’usanza locale, come quella che si perpetua nell’Haslital, nell’Oberland bernese, dove suonatori di campanacci scacciano gli spiriti maligni tra Natale e Capodanno, oppure al Chalandamarz, l’usanza con cui si saluta l’inverno in Engadina, nel Cantone dei Grigioni. “In questi casi, i cortei non hanno mai una connotazione politica”, osserva Kuhn.

persone con campane
Il leader dell’Unione democratica di centro Christoph Blocher, consigliere federale tra il 2004 e il 2007, durante la campagna contro l’adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo nel novembre 1992. Keystone

L’etnologo evidenzia che nonostante l’agricoltura abbia perso parte della sua importanza economica, molti dei suoi oggetti continuano ad aver un forte valore identitario. “In Svizzera, l’Unione democratica di centro cerca di rafforzare il suo legame con l’ambiente agricolo, strumentalizzandone politicamente i simboli”, continua Kuhn, ricordando che, a differenza di un marchio commerciale, una tradizione non è protetta. “Agli inizi degli anni Novanta, durante la campagna contro l’adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo, Christoph Blocher marciava in testa a gruppi di suonatori di grandi campanacci”, dice Kuhn. Poi aggiunge, con una punta d’ironia: “Sarebbe interessante vedere un corteo di Trychler sfilare a un congresso del partito dei Verdi. Ciò dimostrerebbe che il suono non veicola alcun messaggio politico”.

Le tradizioni appartengono a tutti

“Le tradizioni evolvono”, ribadisce Kuhn. “Il suono di un campanaccio è rimasto uguale nei secoli, a cambiare è però il significato che associamo a quel rintocco. L’importante è non ridurre questi simboli a una pura lettura politica”. Secondo l’etnologo, è invece proprio ciò che è successo durante la pandemia, quando una pratica culturale è stata utilizzata per sostenere una posizione ben precisa.

persone con campanacci e poliziotti
Un gruppo di Freiheitstrychler durante una manifestazione non autorizzata il 5 febbraio 2022 a San Gallo. Keystone

Un’appropriazione che Kuhn considera problematica perché traccia un confine tra chi condivide quel messaggio e chi vuole semplicemente perpetuare un’usanza. “Le pratiche culturali appartengono a tutti e dovrebbero restare aperte e inclusive”, afferma Kuhn. “Quando diventano strumenti per dividere, il problema non è solo politico. Se viene associata a un movimento di protesta, una tradizione rischia di perdere interesse e, nel tempo, di indebolirsi”.

La lotta svizzera, lo Schwingen, che nella Svizzera tedesca gode di grande popolarità, ha scelto un percorso inverso. “Un tempo, questa pratica era riservata quasi esclusivamente a chi aveva radici elvetiche da generazioni”, dice Kuhn. “Negli ultimi anni si è aperta anche ad altri atleti con una storia migratoria, guadagnando in attrattiva”. Un processo che l’etnologo spera possa ripetersi nel mondo dei suonatori di campanacci, liberandoli così dall’etichetta che alcuni gruppi gli hanno cucito addosso.

Politica o meno, i campanacci restano popolari

Per il momento i campanacci continuano a godere di grande popolarità. Ad Alexis, nella fonderia Brügger di Villars-sur-Glâne, il lavoro non manca. Lui ne è felice, nonostante il caldo, la polvere, il rumore e le lunghe giornate trascorse in officina. “Sapevo fin da bambino che avrei fatto questo mestiere”, dice il giovane con le mani nere di carbone. “Non voglio parlare di vocazione, ma sicuramente di una grande passione trasmessami da mio papà”. È stato però proprio il padre a consigliargli di imparare un’altra professione, quella di piastrellista. “Non esistono certezze e la vita può giocare brutti scherzi”, dice. Parole che, dopo la morte improvvisa del padre, hanno assunto per lui un significato particolare.

Dal 21 al 23 agosto a Schüpfen, nel Seeland, nel Canton Berna si tiene l’Incontro federale dei suonatori di campane e campanacciCollegamento esterno. Sono attesi circa 3000 Trychler appartenenti a 190 associazioni provenienti da tutte le regioni della Svizzera.

La manifestazione è stata organizzata per la prima volta nel 1979 e si svolge ogni tre anni. Al centro non c’è la competizione, ma la valorizzazione di una tradizione. Il momento culminate dell’incontro a Schüpfen è il corteo con circa 2000 partecipanti che sfilano suonando contemporaneamente.

Mentre si racconta, Alexis osserva con la coda dell’occhio la lamiera che ha lasciato nella forgia. Quando raggiunge il colore giusto, la afferra con le pinze, la appoggia sulla matrice concava e ricomincia a martellare. Gli hanno insegnato che più colpi riceve la lamiera, migliore sarà il suono del campanaccio. Se sia davvero così o faccia parte delle leggende del mestiere, nemmeno lui lo sa con certezza. Ma continua a farlo. Un colpo dopo l’altro. E quel martellare ci accompagna anche fuori dalla fonderia.

Articolo a cura di Daniele Mariani

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