Le imprese elvetiche discriminate negli appalti pubblici in Italia

Secondo la denuncia della Società degli impresari costruttori del Canton Ticino, le ditte svizzere sarebbero svantaggiate nell'importante settore delle commesse per gli appalti pubblici Keystone

L'Italia estromette le imprese elvetiche dalle gare d'appalto ricorrendo ad «ostacoli burocratici di ogni genere». Lo denuncia la Società svizzera impresari costruttori (SSIC) Sezione Ticino in un comunicato diramato mercoledì, nel quale richiama l'attenzione delle autorità politiche. Berna osserva tuttavia di poter intervenire presso Roma solo se dispone di dossier concreti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2001 - 17:25

Secondo la SSIC nei concorsi per appalti pubblici in Ticino le società estere beneficiano dello stesso trattamento di quelle locali. Una parità che non sarebbe invece applicata in Italia, dove si viola così il principio di reciprocità previsto dagli accordi dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), sottoscritti sia dalla Svizzera sia dai Paesi dell'Unione europea (Ue). La SSIC precisa di avere esaminato la situazione «sull'arco degli ultimi 20 mesi».

Le nazioni vicine si stanno organizzando per eludere le disposizioni che impongono la parità di trattamento, ha dichiarato alla stampa il segretario della SSIC Edo Bobbià. Inizialmente si pensava che ci volesse un po' di tempo affinché le applicassero, ma poi ci si è accorti che più il tempo passa, più la situazione peggiora», ha aggiunto. A suo avviso, negli Stati confinanti vengono introdotte clausole mirate, per escludere di fatto le aziende svizzere dai concorsi pubblici.

Al contrario, in Ticino si rispetta rigorosamente la parità di trattamento. «È giusto, ma facciamo attenzione a non essere più papisti del papa», ammonisce Bobbià.

A livello di Confederazione «possiamo cercare di fare qualcosa tramite le vie diplomatiche tradizionali, però soltanto se abbiamo in mano dei dossier concreti», rileva l'ambasciatore Luzius Wasescha, del Segretariato di Stato dell'economia (Seco). Il diplomatico spiega di aver ricevuto le lamentele degli imprenditori ticinesi, con i quali si è già incontrato più volte. Tuttavia, per potere intervenire a Roma, Berna necessita di elementi concreti e dettagliati.

Le autorità federali hanno comunque già un progetto per sviluppare i contatti con quelle italiane. Anche l'Unione europea sta elaborando un piano, al qual partecipa anche la Svizzera, per cercare una via di conciliazione informale fra le parti interessate nel campo degli appalti pubblici, ha indicato Philippe Nell, aggiunto scientifico al Seco. Ma i tempi si preannunciano piuttosto lunghi, poiché «la Svizzera non è una priorità né per l'Unione europea né per l'Italia», ha precisato l'ambasciatore Wasescha.

Nella nota la SSIC afferma che situazioni analoghe, a quelle riscontrate in Ticino, si sono verificate anche nei cantoni di Ginevra, Basilea e Sciaffusa. Ma di questi casi Berna non sa nulla: «Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni da altri cantoni», ha concluso l'ambasciatore Luzius Wasescha.

swissinfo e agenzie

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