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Per una Svizzera aperta e solidale

Per Moritz Leuenberger non sono le barriere a fare un paese, ma la partecipazione e la coesione della popolazione Keystone

Nel suo discorso rivolto agli svizzeri dell'estero in occasione della Festa nazionale, il presidente della Confederazione ha lanciato un appello all'apertura e alla solidarietà.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 luglio 2006 - 17:30

Quale paese privilegiato, la Svizzera "non può chiudere gli occhi sui problemi del mondo", dichiara Moritz Leuenberger.

"I moderni mezzi di trasporto hanno reso il mondo più piccolo; virtualmente, esso si è ridotto a un villaggio globale", ricorda il presidente della Confederazione nella sua allocuzione rivolta a tutti gli svizzeri che festeggiano all'estero il Primo agosto.

Grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, come i cellulari e internet, oggi possiamo contattare parenti e amici da ogni angolo del pianeta. L'aeroplano permette invece di raggiungere ogni parte del mondo in poche ore.

Per Moritz Leuenberger, questi cambiamenti destano nuove speranze, ossia che "il villaggio globale divenga una comunità solidale e una patria per tutti gli abitanti della Terra".

La realtà rimane però ancora oggi ben diversa, sostiene il presidente della Confederazione, dal momento che a livello mondiale "sussistono enormi differenze, a cominciare dai redditi e dalla qualità della vita, che rischiano di ingrandirsi ulteriormente.

Paese privilegiato

"Una parte dell'umanità gode di tutti i vantaggi: può viaggiare dove vuole, mangiare quel che le pare, accedere alla formazione e a tutte le infrastrutture che la vita moderna offre. Un'altra parte, invece, soffre la fame, vive in dittature, è minacciata dalla povertà, da guerre e catastrofi naturali", osserva Moritz Leuenberger.

A suo avviso, il divario tra ricchi e poveri rischia di provocare sempre più disordini e agitazioni in diversi paesi. Un'evoluzione che non toccherà probabilmente la Svizzera, quale "paese privilegiato".

Ma anche la Svizzera non "può chiudersi di fronte ai problemi del resto del mondo", sottolinea il presidente della Confederazione. "Milioni di emigranti lasciano le proprie terre per recarsi al nord, nei paesi ricchi, dove credono di trovare il paradiso".

Per frenare questi flussi migratori, che hanno ormai assunto dimensioni globali, i paesi industrializzati cercano di chiudersi all'interno dei propri confini, a volte sacrificando anche il rispetto dei diritti umani.

Una casa comune

Secondo Leuenberger, tutti gli svizzeri, residenti in Patria o all'estero, fanno parte di questo mondo globalizzato e non possono quindi più rimanere indifferenti a quanto succede altrove.

"Non è erigendo barriere che si sviluppa un senso di patria, ma attraverso la comprensione e la partecipazione", afferma il presidente della Confederazione.

Se in passato la Svizzera ha cercato di rimanere distante dagli avvenimenti mondiali, restando ad esempio al di fuori delle Nazioni unite, oggi uno dei compiti principali degli svizzeri è di aiutare gli altri a trovare condizioni accettabili nel loro paesi, affinché possano "provvedere al loro sostentamento, bere acqua potabile, accedere a una buona formazione e vivere in libertà".

Nuove prospettive di vita e speranza possono sorgere solo dove gli esseri umani utilizzano le risorse ambientali con parsimonia e vivono nel reciproco rispetto, dichiara Moritz Leuenberger.

"Facciamo in modo che su questa terra vi sia sempre una casa comune per tutti, indipendentemente da dove essi vivano. È in questo modo che possiamo concretizzare l'idea fondamentale della nostra democrazia diretta, ossia di contribuire a modellare la Svizzera e il mondo, assumendo le nostre responsabilità verso tutti".

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

A fine 2005, vivevano all'estero 634'216 svizzeri (11'159 in più rispetto al 2004).
Due terzi dei membri della Quinta Svizzera risiedono in Europa.
Tre quarti degli svizzeri dell'estero dispongono di una doppia nazionalità.
105'000 sono iscritti nei registri elettorali.

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In breve

Con la Festa del 1° agosto si ricorda il Patto del Rütli del 1291, in cui i rappresentanti dei cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo gettarono le prime basi di un'alleanza che ha portato alla nascita della Confederazione.

La Festa nazionale del 1° agosto è stata introdotta nel 1891.

Questa giornata è stata però proclamata ufficialmente festiva in tutta la Svizzera soltanto dal 1994.

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