Calmy-Rey sostiene le donne e le minoranze
I diritti delle donne e delle minoranze sono stati al centro del secondo giorno del viaggio ufficiale in Turchia della ministra degli esteri elvetica.
Vistando le regioni curde a sud-est del paese, Micheline Calmy-Rey ha osservato che l’applicazione delle riforme nell’area è ancora incompleta.
Al secondo giorno del suo viaggio in Turchia, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey si è recata mercoledì a Diyarbakir, città curda nel sud-est del paese, dove ha incontrato le autorità locali e i rappresentanti di Organizzazioni non governative (ONG).
Al suo arrivo la ministra elvetica ha fatto una visita di cortesia al governatore locale. Successivamente ha incontrato Osan Baydemir, il sindaco della città capoluogo della provincia curda di Diyarbakir.
Dopo essersi intrattenuta con il governatore e il sindaco di Diyarbakir la responsabile del DFAE ha dichiarato di «vedere chiaramente la necessità di intervenire» in favore di uno sviluppo economico di questa regione povera e rurale. Questa zona «deve recuperare un grave ritardo economico», ha aggiunto.
Diritti delle donne
Nel primo pomeriggio Calmy-Rey ha raggiunto la sede dell’ONG Ka- Mer, che lotta per la difesa dei diritti delle donne, dove si è intrattenuta con i responsabili dell’organizzazione.
«Negli ultimi anni il governo turco ha fatto sforzi notevoli e approvato numerose riforme, soprattutto nell’ambito dei diritti umani», ha detto la ministra elvetica, ma la loro applicazione rischia di prendere tempo poiché «occorre cambiare la mentalità», ha sottolineato.
Calmy-Rey ha dichiarato che spera «nell’estensione e consolidamento» delle riforme, in particolare quelle relative alla libertà di espressione e alla salvaguardia dei diritti delle donne e delle minoranze.
La lingua curda
La responsabile del DFAE ha insistito sui progressi fatti nel settore dell’educazione e dei media, giudicando positivo il fatto che le televisioni possano trasmettere in diverse lingue e che l’insegnamento venga impartito in curdo.
Giornalisti locali hanno tuttavia riferito all’agenzia ats che solo una scuola privata a Diyarbakir tiene lezioni in curdo e solo un canale di una televisione privata trasmette programmi in questa lingua, e ciò da un anno.
Per quanto riguarda la televisione pubblica, questa diffonde notizie nazionali di sette giorni prima tradotte in curdo. I «telegiornali» proposti due volte alla settimana, hanno ognuno la durata di mezz’ora.
In un’intervista apparsa martedì sul giornale turco «Türkiye», la consigliera federale aveva detto di voler valutare in prima persona le «condizioni di vita quotidiana sul posto». «La Turchia non è solo Istanbul o Ankara», aveva aggiunto.
Questo aspetto della visita aveva causato l’irritazione di Ankara al momento della pianificazione del precedente viaggio della responsabile del DFAE previsto nel 2003. In seguito il viaggio in Turchia era stato annullato.
Organizzazione terroristica
Martedì il ministro degli affari esteri turco Abdullah Gül ha chiesto alla Svizzera di iscrivere il Partito dei lavoratori curdi (PKK, ribattezzato Kongra-Gel) nell’elenco delle organizzazioni terroristiche.
La ministra elvetica si è rifiutata di accogliere tale richiesta, già presentata più volte da Ankara, ha detto il consigliere diplomatico di Calmy-Rey, Roberto Balzaretti.
Berna non riconosce alcuna organizzazione come terroristica ad eccezione di al-Quaida, definita tale da una risoluzione dell’ONU, ha spiegato Balzaretti. La Svizzera sarebbe invece pronta ad esaminare una eventuale domanda di assistenza giudiziaria turca che mira a bloccare fondi legati a membri del PKK.
Giovedì Calmy-Rey terrà ad Istanbul una conferenza alla Camera di commercio svizzera sul tema della posizione della Svizzera in Europa e delle relazioni bilaterali con la Turchia.
swissinfo e agenzie
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sostiene quattro organizzazioni non governative (ONG) nelle regioni della Turchia sudorientale a maggioranza curda.
La Svizzera ha destinato a questo scopo un totale di 3,7 milioni di franchi ripartiti su diversi anni.
Le ONG si impegnano nella lotta alla violenza domestica e contro le donne e nell’educazione delle donne.
Circa la metà di tutti i curdi abita in Turchia. Con il riconoscimento delle repubblica turca da parte delle potenze occidentali nel 1923 i curdi hanno perso il loro statuto di minoranza. Ai curdi è stato negato il riconoscimento delle loro specificità linguistiche e culturali. Nel corso degli ultimi ottant’anni vi sono perciò state numerose sollevazioni. Nel quadro dell’avvicinamento all’Unione europea la Turchia si è impegnata a rispettare in futuro i diritti delle minoranze. Una nuova legge permette ai circa 12 milioni di curdi di tenere lezioni scolastiche e di produrre trasmissioni radio-televisive nella loro lingua materna.
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