Gli immigrati in Svizzera tifano per Obama
Un'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca rafforzerebbe la coscienza di sé della comunità straniera in Svizzera, ritengono i rappresentanti del mondo dell'immigrazione. Anche se gli Stati Uniti non sono l'Europa.
«Lo slogan del candidato democratico alla Casa Bianca, ‘Yes we can’ (Sì, possiamo farcela) è un segnale anche per i migranti in Svizzera», ritiene Quan-Vinh Nguyen, presidente della sezione friburghese del Forum per l’integrazione dei migranti (FIMM).
Le comunità di migranti hanno bisogno di una figura emblematica. Se la trovassero alla testa della più grande potenza del mondo, si sentirebbero maggiormente legittimate, aggiunge.
Presi sul serio
Ricardo Lumengo, primo parlamentare nero in Svizzera, ne ha fatto esperienza dopo la sua elezione un anno fa in Consiglio nazionale (la camera del popolo). Membri della comunità africana in Svizzera gli hanno confermato di sentirsi «rafforzati, confermati, incoraggiati» dalla sua elezione.
«Alcuni mi dicono che sono presi maggiormente sul serio, in particolare in ambito professionale. Hanno anche maggiore fiducia in se stessi», afferma il parlamentare socialista di origine angolana.
L’elezione di Barack Obama sarebbe importante anche da un punto di vista simbolico, ritiene Lumengo. «Un presidente di colore alla Casa Bianca rappresenterebbe un segno di apertura per la società americana e un messaggio forte per tutti gli altri paesi».
Evoluzione della mentalità
«Eleggere delle persone a posti di responsabilità solo in virtù delle loro competenze e non per il colore della loro pelle non può che contribuire a un lungo processo psicologico di normalizzazione», afferma Sabine Simkhovitch-Dreyfus, vicepresidente della Commissione federale contro il razzismo (CFR).
Nella diaspora africana si sentono commenti simili. Il successo del senatore dell’Illinois «mostra che la mentalità è molto cambiata negli Stati Uniti», afferma Charles Tématio, membro dell’associazione degli studenti camerunensi in Svizzera.
«Una vittoria del candidato democratico permetterebbe ai neri americani di identificarsi con lui e di guadagnare in legittimità», sottolinea da parte sua Malick Kane, un senegalese di 40 anni che vive nella regione di Losanna da dodici anni. L’ingegnere spera che questo avrebbe delle ripercussioni anche in Europa.
Molti ricordano tuttavia le differenze tra Stati Uniti ed Europa. Secondo Tématio, la situazione è più difficile per i neri d’Europa, che nella maggior parte dei casi sono immigrati. «La mentalità non è ancora così evoluta come negli Stati Uniti», dove la comunità afro-americana si è costruita un’identità comune.
Malick Kane, che conosce bene gli Stati Uniti per avervi trascorso due anni durante un lavoro di ricerca post-dottorato, è dello stesso avviso. «Gli africani che vivono laggiù si sentono maggiormente integrati dal punto di vista istituzionale», constata.
In governo
In Svizzera gli eletti di colore sono pochi. Oltre a Ricardo Lumengo in Consiglio nazionale c’è Carl-Alex Ridoré, d’origine haitiana, eletto di recente prefetto della Sarine. Nel canton Neuchâtel Nathalie Fellrath, nata in Svizzera da madre gabonese, è deputata al parlamento cantonale.
Stando ai dati di agosto dell’Ufficio federale di statistica, le persone provenienti dal continente africano sono il 3% della popolazione straniera residente in Svizzera. Se Quan-Vinh Nguyen, del FIMM, pensa che gli africani non siano ancora abbastanza numerosi per accedere al Consiglio federale, si immagina però che tra una trentina d’anni «una persona dal cognome straniero» possa sedere in governo.
ATS, Anja Germond
(traduzione e adattamento: Andrea Tognina, swissinfo)
L’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti ha luogo il 4 novembre.
I delegati saranno eletti negli Stati dell’Unione. Sono loro che determinano il vincitore.
In diversi Stati, il vincitore dell’elezione ottiene tutti i grandi elettori.
Il candidato che riceve il maggior numero di voti popolari del paese, non è forzatamente il vincitore.
È quel che successe nel 2000 ad Al Gore contro George Bush: quest’ultimo ottenne meno voti, ma vinse la corsa con 271 grandi elettori contro i 266 per il democratico.
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