I dubbi del bastione romando dei filoeuropei
L'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi membri dell'Unione europea – in votazione il 25 settembre – in Romandia è lungi dall'essere acquisita.
Un’incertezza che conferma il declino della voglia d’Europa; lo testimoniano i dibattiti a Ginevra, cantone filoeuropeo.
E se Ginevra votasse no il 25 settembre, in occasione del voto federale sull’estensione della libera circolazione ai nuovi dieci paesi membri dell’Unione europea (UE)? Solo pochi mesi fa uno scenario del genere sarebbe stato imprevedibile.
Sarebbe semplicemente inimmaginabile che uno dei cantoni svizzeri maggiormente filoeuropeo possa rifiutare un ulteriore passo verso l’integrazione della Confederazione in seno all’UE.
Eppure oggi nessuno scarta l’ eventualità che in settembre una maggioranza di ginevrini possa respingere l’adattamento degli accordi bilaterali conclusi nel 1999 tra Svizzera e UE.
La sicurezza dell’impiego
Questo dubbio si spiega prima di tutto per la natura stessa del tema: il voto di settembre, infatti, tocca direttamente e da vicino l’avvenire professionale degli svizzeri. Un futuro che gli oppositori non mancano di dipingere scegliendo le tinte più fosche.
“E’ la sicurezza dell’occupazione in Svizzera – commenta il ginevrino Christian Grobet – ad essere minacciata. I lavoratori dell’Europa dell’Est che guadagnano molto meno che in Svizzera, eserciteranno un’enorme pressione sui salari svizzeri”.
Il deputato dell'”Alliance de gauche” – coalizione di estrema sinistra – rincara la dose: “Già adesso constatiamo questo fenomeno a livello dei lavoratori frontalieri. Da due anni sono aumentati di 10 mila unità. Nel contempo, però, è aumentata anche la disoccupazione. E i disoccupati sono rimpiazzati da manodopera europea a buon mercato”.
Lo spettro dei frontalieri
Georges Tissot contesta però questa affermazione: “Il numero dei frontalieri è effettivamente aumentato. Ma questa crescita è legata al calo del numero dei lavoratori provenienti dal Portogallo, dalla Spagna e dall’Italia”.
Il segretario sindacale del Sindacato interprofessionale dei lavoratori assicura ,inoltre, che questo incremento non ha nulla a che vedere con le cause dell’elevato tasso di disoccupazione del canton Ginevra.
Georges Tissot riconosce tuttavia che i frontalieri incutono timore a numerosi ginevrini tanto per la paura del “dumping” salariale, quanto per la l’accresciuta concorrenza innestata nel mercato del lavoro.
“Dall’estate scorsa, in seguito ai primi accordi bilaterali, i frontalieri – precisa il segretario sindacale – hanno la possibilità di lavorare per impieghi poco qualificati nei settori come quelli della ristorazione e dell’edilizia”.
Un’accresciuta concorrenza
Nonostante queste dinamiche sul mercato del lavoro, Tissot non teme una valanga di lavoratori europei e neppure dei frontalieri. Ritiene che le misure di accompagnamento che saranno adottate il 25 settembre in caso di voto favorevole, offrano una migliore protezione dei lavoratori.
Un’analisi contestata con decisione dall'”Alliance de gauche” che invita a respingere, in settembre, l’estensione della libera circolazione delle persone.
Una cosa è sicura: l’accresciuta concorrenza sul mercato del lavoro in Svizzera determinata da una manodopera proveniente da tutti i paesi confinanti, è un parametro importante nel voto del 25 settembre. Sia a Ginevra, sia negli altri cantoni romandi filoeuropei e persino nell’euroscettica Svizzera tedesca.
Considerazioni pragmatiche
Per il politologo René Schwock, questa evoluzione non è, francamente, nuova: “Dal 1992, cioè dal voto sullo Spazio economico europeo, le posizioni sull’Europa tra Svizzera romanda e Svizzera tedesca si stanno avvicinando. La Svizzera è passata da un dibattito squisitamente ideologico, a considerazioni molto più concrete”.
Un’analisi condivisa da Christophe Zimmermann, condirettore dell’Istituto di sondaggi Erasm: “Nel 1992 i pro-europei vedevano nell’adesione all’Unione europea un mezzo per fare uscire la Svizzera dalle sue dinamiche arcaiche. Una prospettiva simbolicamente vista come una boccata d’ossigeno”.
Secondo René Schwock il discorso pro-europeo dell’epoca costituiva una forma di sfogo nei confronti della Svizzera tedesca: “Da allora la Svizzera ha ritrovato la sua politica estera di sempre, ossia una rigorosa difesa dei propri interessi e una volontà di conservare buoni rapporti con tutti i partner”.
Occorrerà verificare se dopo il 25 settembre il Governo svizzero potrà continuare su questi orientamenti. Se dalle urne uscirà un no, saranno gli interessi svizzeri ad essere colpiti. Ne è convinta la maggioranza delle forze politiche e dei sindacati.
swissinfo, Fédéric Burnand, Ginevra
(traduzione dal francese Françoise Gehring)
Attualmente è in vigore una libera circolazione delle persone tra la Svizzera e i 15 primi paesi membri dell’UE
Il 25 settembre si dovrà decidere sull’estensione della libera circolazione ai nuovi stati membri entrati nell’UE il primo maggio 2004
Si tratta di: Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Cipro, Malta e Slovenia
L’estensione della libera circolazione delle persone ai dieci nuovi stati membri dell’UE è già stata approvata dal Parlamento svizzero.
La riuscita del referendum lanciato dai Democratici svizzeri porta gli svizzeri alle urne il prossimo 25 settembre
Lo scorso 5 giugno la Svizzera ha accolto, con il 54,6% di voti favorevoli, l’adesione agli accordi di Schengen e di Dulino che permettono una maggiore collaborazione in materia di sicurezza e politica d’asilo.
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