I socialisti vogliono diventare il primo partito
Il 2004 sarà un anno cruciale per il Partito socialista (PS). L’inizio è stato positivo, ma davanti a sé la maggiore formazione della sinistra elvetica ha ancora molte battaglie difficili.
L’obiettivo a lungo termine è di diventare il partito più forte, dichiara il neo-eletto presidente Hans-Jürg Fehr, intervistato da swissinfo.
swissinfo: Noi svizzeri in fondo stiamo bene. A cosa servono i socialisti?
Hans-Jürg Fehr: Una parte degli svizzeri non sta poi così bene. Inoltre alcune cose in Svizzera meritano di essere migliorate. Altre vanno difese dai tentativi di peggiorare la situazione in questo paese.
swissinfo: Qual è il futuro della social-democrazia? Ormai non rappresenta più da tempo la classe operaia.
H.-J. F.: Non sono d’accordo. Continuiamo ad essere il partito che si fa carico delle preoccupazioni delle persone con un salario medio-basso, dei lavoratori di questo paese.
La classe operaia si è però trasformata negli ultimi 50 anni. Se ancora esiste una classe operaia in senso classico, essa è composta da stranieri e non ha perciò diritto di voto.
La maggior parte dei lavoratori sono oggi impiegati, fino alle categorie con reddito medio. Ma i contenuti della nostra politica si orientano sempre ancora alle aspettative delle classi basse.
swissinfo: Molti lavoratori votano però oggi l’Unione democratica di centro (UDC). Li avete persi?
H.-J. F.: Bisogna leggere con attenzione le statistiche che sembrano dimostrare questo stato di cose. Vi si parla di persone con un reddito inferiore ai 3000 franchi mensili. In quella categoria abbiamo effettivamente perso elettori a favore dell’UDC.
Ma ad avere un reddito inferiore ai 3000 franchi in Svizzera non sono tanto i lavoratori, quanti piuttosto i pensionati. Questo è il problema del PS: una parte delle persone anziane gli ha voltato le spalle.
swissinfo: Il parlamento e il governo si sono spostati a destra. Come può il PS far passare le proprie proposte in questa situazione?
H.-J. F.: Prima di tutto dobbiamo rafforzare la nostra posizione ottenendo buoni risultati nelle votazioni popolari. Per questo motivo il 2004 è un anno decisivo per il PS. Solo così potremo di nuovo essere presi sul serio nel Consiglio federale e in parlamento.
Se riusciamo a dimostrare che la Svizzera non può essere governata senza il nostro apporto, avremo di nuovo maggiori opportunità di costruire alleanze costruttive in parlamento.
swissinfo: Il PS deve ispirarsi al “New Labour” inglese o alla SPD di Schröder e spostarsi al centro per guadagnare ulteriori voti?
H.-J. F.: Al contrario. A mio avviso è molto importante avere posizioni chiaramente di sinistra prima di avviare trattative con qualcuno. Solo così possiamo sperare di realizzare una parte dei nostri obiettivi.
swissinfo: Dov’è che il PS può ancora crescere?
H.-J. F.: C’è un numero relativamente elevato di donne e uomini in Svizzera che in linea di principio sarebbe disposto a votare socialista. Penso in particolare ad una parte dell’elettorato del Partito radicale, soprattutto dopo la svolta a destra compiuta dal partito.
Ciò non significa però che dobbiamo cambiare le nostre posizioni. Con queste persone condividiamo già molte cose, nell’ambito per esempio dei modelli di società a cui aspiriamo. Si tratta di un elettorato liberale, aperto sul mondo.
swissinfo: Cosa può realizzare il presidente di un partito?
H.-J. F.: Per me è fondamentale che un partito come il PS, in cui sono presenti molte posizioni diverse, non consumi le sue energie in conflitti interni. Questo è un compito dirigenziale prioritario, che si può descrivere con la parola “integrazione”. Abbiamo bisogno delle nostre energie per il confronto con gli avversari politici.
In secondo luogo si tratta di fare dei progressi sul piano politico, cioè di tentare di cambiare la Svizzera nel senso da noi auspicato.
swissinfo: Dove vuole portare il partito nella prossima legislatura?
H.-J. F.: Non credo che il partito debba cambiare la sua posizione nel sistema politico svizzero. Dobbiamo solo modificare la nostra forza. Alle prossime elezioni politiche nel 2007 vogliamo diventare il partito più forte in Svizzera, il numero uno. Questo è l’obiettivo principale.
swissinfo: Nel corso degli ultimi anni, il PS non è riuscito a imporre i temi del dibattito politico. Il partito si è limitato a partecipare al governo del paese. Anche ora aspetta la prossima votazione…
H.-J. F.: È vero che al momento siamo costretti a stare sulle difensive, perché la destra borghese ha la maggioranza in parlamento. E questa maggioranza vuole smantellare o modificare conquiste sociali che noi consideriamo nostre conquiste storiche.
In futuro vogliamo esercitare in modo più marcato il nostro ruolo storico di partito riformista. Vogliamo dettare i toni del dibattito politico con progetti concreti di riforma in settori importanti di questa società.
swissinfo: Per esempio?
H.-J. F.: Un esempio sono le rendite per i figli, che dovrebbero sostituire l’attuale sistema di assegni familiari, detrazioni fiscali e così via, ormai troppo burocratizzato. Una simile riforma rappresenterebbe un importante progresso, che non causerebbe nessuna spesa supplementare.
Un’altra idea è quella di sostituire l’obbligo di servizio militare con un servizio sociale. In terzo luogo in futuro dovremmo spostare il baricentro del sistema pensionistico dal secondo al primo pilastro.
Sono idee che dobbiamo trasformare in progetti concreti. Idee che hanno una sostanza.
swissinfo: Al PS non manca forse una politica economica con un profilo riconoscibile?
H.-J. F.: In parte è vero. Ciò che ci manca è un concetto complessivo, una politcia economica coerente, che copra tutti i settori. Abbiamo però regolarmente avanzato delle proposte in certi settori, anche poche settimane fa, sulla crescita economica.
Si tratta di buone proposte. Ma manca in qualche modo ciò che le unisce. È un compito che rinviamo da anni. Un partito di sinistra che non ha un concetto economico convincente ha commesso un errore.
swissinfo: Qual’è la posizione attuale del PS rispetto all’Europa?
H.-J. F.: Da lungo tempo siamo a favore dell’adesione della Svizzera all’Unione europea. Gli svantaggi dello stare fuori dall’UE si fanno sentire in modo sempre più evidente. D’altro canto non dimentichiamo che l’adesione deve essere accettata dal popolo svizzero. E qui ci sono ancora molti dubbi e resistenze.
C’è ancora molto da fare per un partito favorevole all’adesione come il Partito socialista, c’è da svolgere un’opera di divulgazione e convincimento. Probabilmente siamo il paese più europeo di tutti. Eppure ce ne stiamo in disparte e quasi ogni giorno ne subiamo le conseguenze.
swissinfo: Quanto conta per Lei l’immagine della Svizzera all’estero?
H.-J. F.: Bisogna essere visti e ascoltati, in questo mondo. Bisogna farsi sentire. Alla Svizzera non mancano i presupposti per far questo. Ha una tradizione alle spalle, per quanto riguarda la sua posizione nel mondo.
Penso per esempio alla politica dei buoni uffici, che trova oggi una prosecuzione assai positiva nell’iniziativa di Ginevra (per la pace in Medio Oriente, Ndr). Bisogna continuare a muoversi in questa direzione.
swissinfo: Quanto sono importanti per Lei gli svizzeri dell’estero?
H.-J. F.: La maggioranza delle svizzere e degli svizzeri all’estero desidera una Svizzera che dimostri apertura verso gli altri paesi. Anche loro sono del resto persone aperte sul mondo, ma che amano la Svizzera, che vi ritornano volentieri.
Credo che per gli svizzeri dell’estero il PS sia un buon partito. La nostra posizione, favorevole ad un’apertura verso l’esterno, verso l’Europa e verso il mondo, è da essi molto ben accolta.
Intervista a cura di Christian Raaflaub, swissinfo
(traduzione dal tedesco: Andrea Tognina)
Il 56enne Hans Jürg Fehr, da quasi trent’anni nel Partito socialista, è considerato una figura d’integrazione fra le varie forze presenti nel partito. Il nuovo presidente vuole evitare che si riaprano vecchie lacerazioni all’interno del PS.
Nell’intervista, Fehr si sofferma sugli obiettivi dei socialisti nei prossimi anni. Primo fra tutti, quello di diventare il maggior partito svizzero nelle elezioni del 2007. Per farlo, il PS dovrà conquistare gli elettori di centro in disaccordo con la svolta a destra dei partiti borghesi.
Il PS dovrà però prima di tutto vincere le importanti votazioni previste per il 2004: i referendum contro l’11esima revisione dell’AVS, contro il pacchetto fiscale e sull’assicurazione maternità.
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