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Democrazia diretta in Svizzera

Il popolo si allontana dal governo svizzero

Il Consiglio federale è sempre meno stimato dai cittadini, che hanno perso parte della loro fiducia nei sette saggi dopo le elezioni del dicembre scorso.

Lo evidenziano due sondaggi apparsi sulle edizioni domenicali del giornale svizzero tedesco “SonntagsBlick” e del romando “Matin Dimanche”.

L’arrivo di Christoph Blocher nel Consiglio federale non ha rafforzato la fiducia dei cittadini nel governo.

Al contrario, dall’ultima elezione a Palazzo federale il 10 dicembre scorso, i sette ministri hanno perso una parte del sostegno accordato dal popolo.

Il governo perde sostegno

Nel sondaggio del “Matin Dimanche” condotto dall’istituto MIS-Trend su un campione di circa 1000 persone, il 37% afferma di avere meno fiducia nell’esecutivo, mentre per il 13% essa è cresciuta.

Il 45% degli intervistati ha mantenuto invariata la sua opinione.

Diverso l’esito dell’indagine condotta dall’istituto Demoscope per il «SonntagsBlick», su un campione di 1004 svizzeri.

Solo l’8% degli intervistati ha detto di aver maggiore fiducia nel Consiglio federale.

Immutata invece l’opinione per il 3% , mentre il 49% ha detto di avere minor fiducia nell’esecutivo.

Consiglieri federali in disparte?

Per quanto riguarda l’impegno dei consiglieri federali nelle campagne di votazione, nel sondaggio del “Matin Dimanche” il 46,5% è favorevole ad un ruolo attivo del governo.

La percentuale è del 51% tra i romandi, contro il 45% nella Svizzera tedesca.

Ma il 46% degli intervistati sono convinti che il governo deve rimanere in disparte. Tale percentuale è più alta tra gli svizzero tedeschi (48%).

Nel “SonntagsBlick”, il 44% delle persone interrogate crede che il governo debba impegnarsi in tutti i casi, il 31% è favorevole a un impegno caso per caso. Il 21% vorrebbe invece che il Consiglio federale non intervenisse mai.

Elettori “manipolati”

Il settimanale romando ha anche voluto sapere se agli Svizzeri piace l’attuale clima politico, contraddistinto da una maggiore conflittualità.

Il 43% lo apprezza contro il 49% che rifiuta invece questa nuova atmosfera.

Secondo il “Matin Dimanche” le persone si sentono manipolate nelle campagne di votazione: il 77% dai media, il 72% dai cartelloni e slogan dei partiti, il 53% dai membri del governo e il 48% dagli opuscoli diffusi dalla Confederazione prima delle consultazioni.

Da parte sua, il “SonntagsBlick” mostra che solo 21% desidera che i membri del Consiglio federale rappresentino i loro partiti, rimprovero spesso espresso al consigliere federale Christoph Blocher. Il 75% vorrebbe che il governo si mostrasse indipendente.

Due galli in un pollaio

I due sondaggi si inseriscono nel contesto delle recenti polemiche che hanno agitato il consiglio federale.

La situazione a Palazzo federale è stata resa acerba dalle recenti dichiarazioni del ministro degli interni Pascal Couchepin, che aveva accusato Christoph Blocher ed il suo partito (Udc) di populismo, sovranità popolare e di manipolazione del popolo.

Fatto nuovo: entra maggiormente in scena anche il Partito democratico popolare (Ppd), che con la sua presidente Doris Leuthard accusa i due consiglieri di non fare il proprio lavoro e di comportarsi come “due galli in un pollaio”.

Dopo aver deplorato l’atteggiamento di Blocher e Couchepin, Leuthard si schiera però apertamente dalla parte del secondo e aggiunge: “L’Udc è un pericolo per la nostra democrazia. Con il signor Blocher abbiamo un problema personale”.

Anche Micheline Calmy-Rey è uscita sabato dal suo silenzio, con un’intervista apparsa sulla “BernerZeitung” e sul “Bieler Tagblatt”.

La ministra degli esteri ha affermato che non resterà a guardare mentre l’Udc, facendo leva su un populismo da quattro soldi, farà a pezzi gli accordi bilaterali con l’Unione europea su Schengen e Dublino.

Calmy-Rey ha pure respinto i rimproveri secondo cui il governo farebbe propaganda per questi accordi: “Noi non cerchiamo di vendere qualcosa al popolo, bensì di informarlo e convincerlo”.

swissinfo e agenzie

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