Libera circolazione, sottolineati i rischi del «no»
A destra e a sinistra si mette in guardia sui pericoli di un'eventuale bocciatura dell'estensione della libera circolazione ai 10 nuovi membri dell'Ue.
Il popolo svizzero si esprimerà sul tema il 25 settembre, in seguito al lancio di un referendum da parte dell’estrema destra.
La Svizzera avrebbe tutto da perdere a livello economico e politico, in caso di un rifiuto dell’estensione della libera circolazione delle persone nella votazione federale del 25 settembre prossimo. Convinto di questa realtà, un comitato borghese ne caldeggia l’approvazione, sottolineando che occorre relativizzare l’interesse per la Confederazione da parte dei lavoratori dell’Est.
Lo schieramento riunisce un centinaio di parlamentari federali dei Partiti liberale radicale, popolare democratico, evangelico e liberale. I deputati dell’Unione democratica di centro (UDC-destra populista) che sostengono l’estensione della libera circolazione non sono stati invitati ad aderire al comitato, viste le restrizioni imposte loro dal partito.
Parallelamente, anche un comitato di sinistra favorevole al «sì» ha affermato che l’estensione della libera circolazione favorisce l’apertura della Svizzera, tutelando nel contempo i salari.
Restare competitivi
Il comitato borghese «Sì agli accordi bilaterali» ha ricordato giovedì a Berna l’importanza del mercato europeo per l’economia svizzera, ampiamente basata sulle esportazioni. Questi trattati sono la «via maestra» per potervi accedere in modo ottimale, ha rilevato il consigliere nazionale liberale Johann Schneider-Ammann, presidente dell’organizzazione padronale dell’industria delle macchine.
A suo parere, l’estensione della libera circolazione delle persone ai dieci nuovi Stati membri dell’Unione europea (UE) è dunque un’«opportunità da non perdere», considerando anche che le misure volte a evitare il dumping salariale e sociale sono state rafforzate.
Queste misure d’accompagnamento non devono tuttavia ostacolare la competitività della Svizzera, hanno precisato i membri del comitato. Schneider-Ammann ha riconosciuto che esiste una certa pressione salariale, ma a suo dire essa è legata alla globalizzazione e all’accresciuta concorrenza, non all’Ue o alla sua estensione.
Mercati interessanti
Il comitato ha inoltre evidenziato le buone prospettive economiche nei dieci nuovi Stati membri, con un rapido miglioramento dal punto di vista della prosperità e dei salari. I loro cittadini che possono acquistare prodotti elvetici sono dunque sempre più numerosi.
Entro la fine del regime transitorio previsto dalla Svizzera, nel 2014, quasi tutti i nuovi membri dell’Ue beneficeranno di una situazione che sfiorerà il 70% del livello svizzero, ha osservato la consigliera nazionale democristiana Viola Amherd. La motivazione dei loro abitanti a emigrare sarà ancora più debole, anche perché la maggior parte della gente non desidera abbandonare un ambiente conosciuto per affrontare ostacoli sociali, linguisti e culturali, ha aggiunto.
Nessun isolazionismo
Dal canto suo, il presidente del Partito socialista Hans-Jürg Fehr si è detto convinto che gli Svizzeri non sono isolazionisti: «Essi sanno che l’apertura e la cooperazione producono più vantaggi che inconvenienti», ha affermato giovedì di fronte alla stampa.
I rappresentanti del comitato di sinistra hanno poi ricordato che la libera circolazione estesa sarà accompagnata da un dispositivo di misure contro il dumping salariale e sociale.
«Imponendo al Parlamento nuove misure d’accompagnamento, i sindacati e la sinistra hanno ottenuto i mezzi per far rispettare il principio secondo cui ogni persona che lavora nella Confederazione deve ricevere un salario svizzero», ha aggiunto Christian Levrat, vicepresidente dell’Unione sindacale svizzera (USS). A suo parere, un «no» il prossimo 25 settembre sarebbe un «magnifico autogol».
swissinfo e agenzie
La votazione sull’estensione della libera circolazione ai nuovi Stati membri dell’Unione europea si terrà il prossimo 25 settembre.
I nuovi 10 Paesi sono: Lettonia, Lituania, Estonia. Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Cipro e Malta.
Lo scorso 5 giugno, il 54,6% degli elvetici hanno approvato gli accordi di Schengen e Dublino.
Del comitato di sinistra fanno parte membri del Partito socialista, di «Gioventù socialista», dei Verdi e del Forum per l’integrazione dei migranti.
Lo schieramento borghese riunisce un centinaio di parlamentari federali dei Partiti liberale radicale, popolare democratico, evangelico e liberale.
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