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«Un’iniziativa che favorisce soprattutto il ceto medio»

Secondo il professor Bonoli esistono soluzioni migliori per garantire il pensionamento flessibile Keystone

Il politologo Giuliano Bonoli esprime un certo scetticismo nei confronti dell'iniziativa dell'Unione sindacale svizzera sul pensionamento flessibile. A suo parere è comunque positivo il fatto che si cerchi di rendere il pensionamento anticipato accessibile a tutti.

Il prossimo 30 novembre i cittadini svizzeri andranno a votare sull’iniziativa sindacale «per un’età di pensionamento flessibile»: il testo domanda l’introduzione di una rendita di vecchiaia completa a partire da 62 anni per le persone che cessano l’attività lucrativa e il cui reddito è inferiore a 119’340 franchi all’anno.

swissinfo ha chiesto l’opinione del politologo Giuliano Bonoli, esperto di sistemi pensionistici europei e autore di numerosi studi sul tema.

swissinfo: Tenendo conto del contesto europeo, come valuta l’iniziativa dell’Unione sindacale svizzera (Uss)?

Giuliano Bonoli: Si tratta di una proposta in controtendenza, poiché nel resto dell’Europa vi sono parecchi tentativi per stimolare le persone attive a restare più a lungo nel processo lavorativo.

swissinfo: In altri paesi – come Germania e Francia –vi sono però stati parecchi pensionamenti anticipati.

G. B.: È vero, ma questa politica di pensionamenti verso il 57-58esimo anno d’età è stata poi abbandonata. Ora la tendenza va in un’altra direzione. Per quanto concerne il pensionamento anticipato, la Svizzera ha sempre avuto un atteggiamento prudente.

swissinfo: Anche in Svizzera, i dipendenti di certi settori vanno in pensione prima di altri (per esempio i bancari rispetto ai lavoratori del settore della vendita o dell’agricoltura). Non si tratta di un’ingiustizia che lo Stato dovrebbe correggere?

G. B.: In linea di principio sono d’accordo, ma si deve valutare anche il contesto. Il fatto che una persona decida di ritirarsi anticipatamente dipende soprattutto dalla cassa pensione – il cosiddetto secondo pilastro – e non dal primo pilastro (Assicurazione vecchiaia e superstiti).

Si tratta di un dato di fatto, confermato da tutti gli studi. In quest’ottica, l’iniziativa sindacale ha il merito di sollevare la questione dell’accessibilità a tutti del pensionamento anticipato.

swissinfo: Il governo teme che, se l’iniziativa fosse accettata, in futuro praticamente tutti i lavoratori vadano in pensione a 62 anni. Non si tratta di una supposizione infondata, considerando la differenza tra stipendio e rendita AVS?

G. B.: Bisogna chiedersi quali e quante persone sfrutterebbero realmente la possibilità di andare in pensione già a 62 anni ricevendo la rendita AVS piena. Va tenuto presente che l’AVS da sola basta a malapena per vivere: si rende quindi necessaria una seconda fonte di reddito come il secondo pilastro.

Per questo motivo, ho l’impressione che l’iniziativa gioverebbe soprattutto alle persone della classe media, e non a quelle con salari molto bassi e lavori particolarmente faticosi, a cui il pensionamento anticipato servirebbe forse di più.

swissinfo: Il reddito massimo per poter beneficiare di un pensionamento anticipato con rendita completa è stato fissato dai promotori dell’iniziativa a 119’340 franchi, una cifra che pare assai elevata.

G. B.: Infatti mi chiedo se si tratti veramente di una proposta sociale. Su incarico dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, abbiamo sviluppato dei modelli che permettono di affrontare la questione del pensionamento flessibile in modo molto più mirato.

swissinfo: Per esempio?

G. B.: Per esempio favorendo chi ha iniziato a lavorare presto e ha pagato i contributi AVS per un periodo particolarmente lungo. Queste persone potrebbero andare in pensione prima o ricevere rendite più elevate. Mi pare una soluzione migliore rispetto a una riduzione generalizzata dell’età di pensionamento.

swissinfo: Il Consiglio federale e i partiti borghesi si oppongono all’iniziativa principalmente per motivi di costi. Secondo l’Uss, invece, l’aumento dei contributi sarebbe minimo a fronte di grandi benefici.

G. B.: Capisco la posizione del governo. Infatti, ci troviamo in una fase dove la priorità è garantire il finanziamento dell’Avs a lungo termine. Aumentare il numero di beneficiari di una rendita AVS è pertanto problematico dal profilo finanziario.

In sostanza, se l’iniziativa fosse accettata, le reali conseguenze finanziarie dipenderebbero da quante persone sfrutterebbero davvero la nuova regolamentazione. Le stime del Consiglio federale e quelle dell’Uss sono infatti molto discordanti. In questo contesto, anche lo sviluppo del mercato del lavoro ha un ruolo importante. Infatti, se veramente dovesse verificarsi una forte crisi economica, molte più persone approfitterebbero della possibilità di ritirarsi prima, e contemporaneamente diminuirebbe il numero di lavoratori che pagano i contributi.

swissinfo: Nell’edilizia, la questione dei pensionamenti anticipati è stata risolta grazie a un fondo speciale per garantire il finanziamento e a disposizioni specifiche nel contratto collettivo. È una via praticabile anche per altri settori?

G. B.: Si tratta di una buona soluzione, però difficilmente attuabile in altri settori. Per l’industria, ad esempio, è poco fattibile.

swissinfo: Stando ai sostenitori all’iniziativa, l’evoluzione demografica non costituisce un problema per l’AVS. L’invecchiamento della popolazione è uno spauracchio utilizzato a sproposito?

G. B.: La verità è che le previsioni sono molto difficili da formulare. Conosciamo soltanto l’entità dei costi, poiché le spese sono direttamente legate al numero di beneficiari di rendite AVS. Le entrate, invece, dipendono dall’andamento economico e dal numero di persone che pagano i contributi.

Per poter garantire il finanziamento, l’economia dovrebbe quindi crescere percentualmente in misura maggiore rispetto al numero di quanti percepiscono le rendite: tale scenario appare però poco verosimile.

swissinfo: Stando ai sondaggi, l’iniziativa pare avere buone possibilità di essere accettata…

G. B.: È tutto da vedere. La maggioranza degli attuali pensionati voterà sicuramente contro l’iniziativa. Si tratta di una reazione osservabile in votazioni analoghe: vi è infatti il timore che le rendite possano essere messe in pericolo dall’aumento del numero di beneficiari.

swissinfo, Gerhard Lob
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

Nato nel 1968 in Ticino, Giuliano Bonoli si è laureato in scienze politiche all’Università di Ginevra.

All’inizio degli anni Novanta si è trasferito in Inghilterra, dove ha frequentato gli atenei di Leeds e del Kent, conseguendo un dottorato.

Rientrato in Svizzera, ha lavorato all’Università di Friburgo ed oggi è titolare della cattedra di politiche sociali all’Istituto superiore di studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) di Losanna. Insegna inoltre all’Istituto europeo dell’Università di Basilea.

Le ricerche di Giuliano Bonoli si sono concentrate in particolare sul ruolo dello Stato sociale in diversi paesi europei, ricerche con le quali si è fatto conoscere a livello europeo e mondiale.

A inizio 2008 gli è stato conferito il Premio Latsis per i suoi studi comparativi sul ruolo dello stato sociale.

La Costituzione federale del 18 aprile 1999 è modificata come segue:

Art. 112 cpv. 2 lett. e (nuova)

e. chi ha cessato l’attività lucrativa ha diritto a una rendita di vecchiaia al compimento dei 62 anni. La legge disciplina il diritto alla rendita in caso di abbandono parziale dell’attività lucrativa. La legge fissa una franchigia per i bassi redditi da attività lucrativa.

La rendita riscossa prima dell’età incondizionata di pensionamento non è ridotta se il reddito da attività lucrativa dell’assicurato era inferiore al 150 per cento del reddito massimo considerato per il calcolo della rendita AVS. Il diritto incondizionato alla rendita di vecchiaia sorge il più tardi con il compimento dei 65 anni.

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