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Una poltrona, tante speculazioni

Keystone

Alla vigilia dell'elezione per il governo, le previsioni rimangono difficili. Se fino a qualche giorno fa Ueli Maurer, candidato ufficiale dell'UDC, appariva il grande favorito alla successione di Samuel Schmid, ora i giochi sembrano più aperti che mai.

Le sorprese non sono mai mancate neppure in passato, nelle elezioni per il governo federale. È capitato spesso che i candidati ufficiali di un partito – in particolare se esponenti dell’ala sinistra o destra – non trovassero il favore del parlamento.

Dopo la mancata rielezione un anno fa del ministro della giustizia Christoph Blocher, esponente di spicco dell’Unione democratica di centro (UDC) e il passaggio dell’UDC all’opposizione, il sistema si è però fatto più instabile e i pronostici sono diventati ancora più difficili.

Il parlamento che mercoledì è chiamato a eleggere il successore del dimissionario Samuel Schmid è lo stesso che nel dicembre 2007 ha escluso Blocher dal governo e ha scelto al suo posto la più moderata Eveline Widmer-Schlumpf, pur sapendo quali conseguenze questo gesto avrebbe potuto avere per i delicati equilibri del governo elvetico.

A parole per la concordanza aritmetica

È difficile dire oggi se lo scenario sia destinato a ripetersi. La maggioranza di centro-sinistra in parlamento (128 seggi su un totale di 246 nelle due camere del parlamento) continua ad avere i numeri per sbarrare il passo ai candidati ufficiali dell’UDC. La questione è se voglia davvero far uso di questa forza.

Già settimane prima dell’elezione i partiti di governo hanno fatto sapere di sostenere in linea di principio il diritto dell’UDC a rientrare in Consiglio federale. L’abbandono di un sistema di concordanza “aritmetica”, basato sulla forza elettorale dei partiti, potrebbe in effetti rivelarsi problematico per tutte le forze di governo.

A fronte di queste dichiarazioni di principio, diventa un po’ più difficile per i partiti di centrosinistra giustificare un voto contrario al candidato ufficiale dell’UDC. La situazione è resa più complessa dalla modifica statutaria adottata dall’UDC, che prevede l’espulsione automatica dal partito di chiunque accetti l’elezione in Consiglio federale senza essere candidato ufficiale.

Salvare capra e cavoli

I giochi però, a differenza di quanto poteva far pensare la maggior parte dei commenti della stampa elvetica all’indomani della nomina dei due candidati ufficiali dell’UDC, sono tutt’altro che fatti.

In un primo momento la doppia candidatura di Christoph Blocher e di Ueli Maurer alla successione di Schmid è apparsa in effetti come la soluzione che poteva salvare capra e cavoli, consentendo all’UDC di segnalare la propria fedeltà al leader carismatico Blocher e alla sua linea politica e nel contempo di presentare un candidato capace di ottenere una maggioranza in un parlamento ben deciso a non rieleggere l’ex ministro della giustizia.

A questa prima impressione hanno contribuito le dichiarazioni di alcuni esponenti degli altri partiti, che attestano a Maurer la capacità di dialogare con gli avversari e di cercare dei compromessi, nonostante le posizioni intransigenti e ideologiche assunte nella sua funzione di presidente del partito.

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Concordanza

Questo contenuto è stato pubblicato al Con concordanza si intende la continua ricerca di un equilibrio, di un compromesso tra le parti, tra le diverse comunità culturali, linguistiche, sociali e politiche che compongono la Svizzera. Uno degli aspetti più visibili del sistema di concordanza elvetico è la ripartizione dei seggi nel governo federale proporzionalmente alla forza dei partiti, pratica in uso…

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Vento contrario a Ueli Maurer

Il vento ha cominciato però a cambiare pochi giorni dopo la presentazione delle candidature UDC. Le voci critiche su Ueli Maurer, ritenuto troppo vicino a Blocher e corresponsabile delle campagne dell’UDC al limite della diffamazione e del razzismo, si sono fatte sempre più insistenti.

«Da un punto di vista strategico l’ideale per l’UDC sarebbe proprio d’avere una personalità forte come Ueli Maurer in Consiglio federale e Christoph Blocher come leader d’opposizione», ha dal canto suo avvertito il politologo Pascal Sciarini sulle colonne del quotidiano di Ginevra Le Temps.

Lo scetticismo verso l’ex presidente dell’UDC è cresciuto al punto da far dubitare lo stesso Mauer delle sue possibilità di essere eletto. «Al momento le mie possibilità di sono inferiori al 50%», ha dichiarato domenica in un’intervista al settimanale Sonntag.

PPD, l’ago della bilancia

Maurer ha bisogno dei voti del centro. Il sostegno dell’UDC e del Partito liberale radicale (PLR), che si è espresso a favore del secondo candidato dell’UDC, è infatti insufficiente a garantirne l’elezione in governo.

Il ruolo di ago della bilancia spetterà ancora una volta al Partito popolare democratico (PPD). Martedì, al termine dell’incontro del gruppo parlamentare democristiano (che comprende anche evangelici e verdi liberali) con i candidati UDC, il senatore Urs Schwaller ha annunciato che una leggera maggioranza (23 voti su 45 voti validi) si è espressa a favore di Maurer.

L’elezione di mercoledì si giocherà quindi su pochissimi voti. E in corsa potrebbero tornare anche i possibili candidati alternativi dell’UDC nominati più volte dalla stampa nei giorni scorsi: i consiglieri nazionali Hansjörg Walter, Bruno Zuppiger, Adrian Amstutz e Caspar Baader, il consigliere agli Stati Hannes Germann e la consigliera di Stato zurighese Rita Fuhrer.

Rovesciare il tavolo

Un loro elezione equivarrebbe a una sfida aperta all’UDC, con conseguenze non del tutto prevedibili per gli equilibri politici del paese. Ma una parte del parlamento potrebbe ritenere sensato farlo, per almeno due ragioni.

Prima di tutto, il voto segnalerebbe la volontà del parlamento di non volersi far dettare da un partito le regole per l’elezione del governo. La modifica statutaria dell’UDC che esclude automaticamente i candidati non ufficiali che accettano l’elezione è infatti percepita da molti come una limitazione inaccettabile delle prerogative del parlamento.

E d’altro canto, poiché difficilmente a queste condizioni un membro dell’UDC accetterebbe l’elezione, il voto servirebbe a “rovesciare il tavolo da gioco”. Per sostituire Samuel Schmid si renderebbe necessaria una nuova votazione. L’UDC sarebbe costretta a ripensare la sua strategia.

swissinfo, Andrea Tognina

Attualmente il governo svizzero è composto da:
2 membri del Partito liberale radicale
2 membri del Partito socialista
2 membri del Partito borghese democratico (transfughi dell’UDC)
1 membro del Partito popolare democratico

I sette membri del Consiglio federale vengono eletti all’inizio della legislatura dalle due Camere del parlamento riunite. Rimangono in carica per quattro anni.

Il Consiglio federale non può essere fatto cadere mediante un voto di sfiducia. Inoltre, i sette membri del Consiglio vengono eletti singolarmente. Nonostante il principio della collegialità, il Consiglio federale non è soggetto così a una responsabilità collettiva nei confronti dell’autorità elettiva.

Tradizionalmente, l’Assemblea federale conferma quasi sempre i ministri uscenti che si ripresentano. Solo quattro volte (1854, 1872, 2003 e 2007) un ministro in carica non è stato riconfermato. Un anno fa Christoph Blocher aveva dovuto cedere il suo seggio a Eveline Widmer-Schlumpf.

Quando un ministro dà le dimissioni, il suo partito propone uno o più candidati ufficiali. Di regola il parlamento elegge uno di loro, ma può anche fare scelte diverse. Proprio Samuel Schmid, nel 2000, era stato preferito ai due candidati ufficiali dell’UDC.

L’unico fra i grandi partiti a opporsi apertamente al ritorno dell’UDC in governo è il Partito ecologista, che non facendo parte del Consiglio federale ha anche meno da perdere dall’abbandono di un’interpretazione ‘aritmetica’ del principio di concordanza.

I Verdi hanno presentato la candidatura del senatore Luc Recordon, che già nel dicembre dello scorso anno era sceso in campo contro Christoph Blocher. Finora la candidatura non ha però riscosso molto sostegno fra gli altri partiti.

Paradossalmente una delle poche voci a suo favore è venuta dal presidente dell’UDC Toni Brunner (anche intesa come monito agli altri partiti). «Se non si vogliono i nostri due candidati, allora sarebbe più coerente eleggere qualcuno di centro sinistra. Un’alternativa c’è già, è Luc Recordon», ha dichiarato Brunner al quotidiano Tages Anzeiger,

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