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Democrazia diretta in Svizzera

Americani a Ginevra: la lunga attesa dei risultati

Pro Kerry: la presidente dei Democratici in Svizzera, Caitlin Buchman, e suo marito Keystone

Alcuni membri della comunità statunitense di Ginevra, composta di 7'000 persone, hanno passato la notte in ansiosa attesa dei risultati delle presidenziali.

Swissinfo era con Repubblicani e Democratici, riuniti nella stessa sala, quando hanno cominciato ad arrivare i primi risultati.

Sono circa 600 le persone che hanno partecipato alla «festa» organizzata per la notte delle presidenziali americane. Una notte fatta di musica, balli, discorsi, accesi dibattiti e molta attesa.

«L’atmosfera era veramente particolare», afferma Janet Voute, la presidente dell’American International Club (AIC) che ha organizzato l’evento.

«L’ironia è che se la comunità internazionale fosse chiamata a votare non saremmo qui a morderci le unghie nell’attesa… ma è un voto americano e per questo c’è molta tensione», aggiunge la Voute.

Le fa eco il sindaco di Ginevra, Pierre Muller, che dichiara di aver preso parte alla serata in qualità di «rappresentante della Svizzera e amico dell’America».

«Questo avvenimento è molto importante per noi. Lo dico come cittadino svizzero e ginevrino», spiega Muller a swissinfo.

«La nostra è una città internazionale, che dipende dalla situazione geopolitica mondiale… quello che succede negli Stati uniti è molto importante per noi».

Discorsi elettorali

Nel corso della notte, ospiti vestiti di rosso, bianco e blu sono arrivati all’albergo Ramada Park di Ginevra, dove avevano la possibilità di ascoltare i discorsi dei sostenitori repubblicani del presidente uscente, George W. Bush, e del suo sfidante democratico, John Kerry.

«Gli Stati uniti sono di fronte alla possibilità di una scelta fondamentale. È un’occasione unica nella vita», ha affermato Caitlin Buchman, la presidente dei Democratici in Svizzera, prima che gli ultimi seggi elettorali fossero chiusi.

«Dobbiamo riportare in vita l’America che amiamo, l’America che un tempo era ammirata dal mondo intero. John Kerry è la persona giusta per farlo».

Ma nella sala, non tutti condividono il suo entusiasmo per Kerry. Tra questi il rappresentante dei Repubblicani all’estero, Edward Flaherty, che vorrebbe veder rieletto Bush, soprattutto a causa della lotta al terrorismo.

«Niente di quello che diremo questa sera potrà cambiare il risultato del voto», ha dichiarato Flaherty nel suo discorso. «Ma è importante spiegare perché pensiamo che George W. Bush debba vincere… e per dirla in parole semplici è per quanto è successo l’11 settembre 2001».

«Molti americani e repubblicani non sono soddisfatti del modo in cui gli Stati uniti sono percepiti all’estero», ha aggiunto Flaherty. «Ma il punto che ci tocca di più è quello della sicurezza e noi speriamo che prevalga».

In favore di Kerry

La serata ginevrina comprendeva anche un sondaggio che ha messo in luce come la maggioranza dei presenti fosse in favore dello sfidante John Kerry.

L’inchiesta, non ufficiale, ha coinvolto cittadini americani, svizzeri e della comunità internazionale. L’81,5% delle 368 persone interrogate sperava in una vittoria di Kerry.

Solo il 9,8% delle preferenze è andato a Bush. 19 persone avrebbero salutato con piacere la vittoria del candidato indipendente Ralph Nader.

Janet Voute ha espresso il sospetto che alcuni repubblicani presenti abbiano tenuto per sé le proprie opinioni perché intimoriti dai sentimenti anti Bush che aleggiavano in sala.

«Erano consapevoli di quale sarebbe stato l’esito del sondaggio e penso che probabilmente abbiano optato per un profilo più basso di quello che avrebbero assunto in un contesto nazionale», spiega la Voute.

I responsabili del poco frequentato stand dei Repubblicani all’estero testimoniano di persone che hanno chiesto del materiale di propaganda pro Bush, per farlo poi a pezzi di fronte al tavolo dei Democratici.

«Non ho visto niente», dichiara Caitlin Buchman a swissinfo. «Ma se è vero, è un atto deplorevole e non è certamente il modo in cui si comporta un vero democratico».

Animosità contenute, ma ferite da sanare

Ma a dispetto di qualche incidente isolato, l’atmosfera è stata generalmente amichevole e festiva. Alle 3 di mattina, c’erano ancora 150 persone che sorseggiavano caffè mentre guardavano i canali satellitari statunitensi.

«È stata una notte fantastica», afferma Caitlin Buchman. «In occasioni come questa si dimostra che americani con diversi punti di vista possono stare allo stesso tavolo. Ma una festa non sarà sufficiente a sanare le reali ferite degli USA. Dobbiamo essere più rigorosi e dare vita ad un dibattito vero. Dobbiamo parlare apertamente delle differenze che ci caratterizzano».

swissinfo, Anna Nelson, Ginevra
(Traduzione: Doris Lucini)

In Svizzera sono registrati circa 15’000 statunitensi
7’000 vivono nella regione di Ginevra, 3’000 in quella di Zurigo
Il quartier generale degli American Citizens Abroad è Ginevra, così come la sezione svizzera dell’American International Club

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