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Helvetia (West Virginia): Eleanor sfila nel corteo durante la tradizionale fiera d'autunno per celebrare "il raccolto e l'eredità elvetica"

Helvetia WV (West Virginia) è stata fondata da alcuni svizzeri nel 1869. Nel villaggio americano il battito del cuore elvetico si sente ancora oggi, ad esempio durante la fiera d'autunno con i suoi costumi, bandiere, campanacci, jodler e corno delle Alpi.

“Sono cresciuta nell’Ohio, ma trascorrevo ogni estate qui a Helvetia, da mia nonna, la cui madre era una Merkli de Windisch (Argovia)”. È dunque grazie alle vacanze estive che Eleanor ha incontrato, frequentando un coro misto, Howard Betler, figlio di genitori bernesi. L’ha sposato e si è trasferita ad Helvetia, dove ha allevato quattro figli, trovando anche del tempo da dedicare alla comunità.

Appassionata di storia, all’inizio degli anni Sessanta ha contribuito alla creazione degli archivi locali, che custodiscono una raccolta di foto, lettere, testimonianze e altri tipi di documenti di interesse storico. “Ci sono turisti che visitano il nostro villaggio, consultano gli archivi e la biblioteca, quasi ogni giorno. In questo paese – constata Eleanor Betler – ci sono molte persone con radici svizzere”.

Una vera storia di pionieri

Situata a un’altitudine di 850 metri, il villaggio di Helvetia è stato fondato nel 1869 da un gruppo di immigranti svizzeri, spinti verso l’America in seguito alle grandi trasformazioni scaturite dalla rivoluzione industriale. “Avevano sentito dire – racconta Eleanor – che le montagne della Virginia assomigliavano un po’ a quelle della Svizzera. Avevano talmente tanta nostalgia della loro patria, che quassù hanno costruito tutto con le loro mani. Una vera storia di pionieri”.

La custode della storia locale spiega che i primi coloni erano otto. Hanno costruito una capanna, hanno cominciato a lavorare la terra e a costruire delle fattorie. Sono poi stati raggiunti dalle rispettive famiglie e da altri coloni, giunti persino dal Canada.

Nel 1874 Helvetia contava 380 abitanti. All’inizio del XIX secolo, con l’avvento della ferrovia e l’insediamento di una fabbrica chimica, il villaggio era cresciuto fino a raggiungere i mille abitanti. Oggi a Helvetia abitano un centinaio di persone, ci sono ancora alcuni contadini, mentre altri lavorano nelle cave di carbone a cielo aperto o come conducenti di autocarri.

Lo svizzero tedesco prima dell’inglese

Al camposanto di Helvetia, le tombe raccontano il passato: i nomi Kellenberger, Teuscher, Lehman, Anderegg, Marti, Daetwyler, Zumbach, sono scolpiti nella pietra. Il passato continua però a rivivere grazie all’interesse storico. Nel 1980, infatti, David Sutton – un altro dei figli di Helvetia – ha consacrato la sua tesi di dottorato a queste famiglie. “Il libro è purtroppo esaurito – si rammarica Eleanor Betler – ma abbiamo chiesto alla Società storia svizzero-americana di aiutarci a pubblicare una nuova edizione”.

All’epoca gli immigranti svizzeri provenivano soprattutto da Berna e dalla regione del Simmental, seguiti poi da compatrioti argoviesi originari di Wettingen e di Windisch e persino da qualche tedesco. E per molto tempo a Helvetia si è parlato lo svizzero tedesco. “Le versioni provvisorie dei verbali delle riunioni degli agricoltori, del comune e della parrocchia – precisa Eleanor – sono in inglese solo a partire dal 1928”.

“Quando mio suocero era bambino – aggiunge – in casa parlavano solo il dialetto. Nella sua piccola scuola, l’insegnamento della lingua inglese era previsto solo a partire dal terzo o dal quarto anno. La Seconda guerra mondiale ha cancellato con un colpo di spugna la tradizione: nessuno voleva essere scambiato per un tedesco”.

Forti legami e solide radici

Eleanor Betler è tornata in Svizzera due volte, l’ultima lo scorso autunno a Flums (San Gallo). “Sono andata a visitare Windisch, il villaggio di mia nonna. Mi piacerebbe tornare di nuovo – racconta la donna – e prendermi il tempo di restare un po’. Sono sempre stata affascinata dalle mie origini svizzere. Già da piccolina, cercavo di imparare le danze folcloristiche e oggi faccio parte di un club di jodler, insieme a una delle mie figlie, una cantante strepitosa”.

Una passione di famiglia contagiosa, quella del folklore. Dieci anni prima, infatti, il figlio Bruce – allora presidente del club svizzero di Washington DC – aveva acquistato per il club Helvetia, dei costumi folcloristici bernesi e argoviesi e delle bandiere svizzere da esibire nella grandi occasioni.

Del resto è proprio Bruce, il primogenito di Eleanor nato nel 1961, ad aver iniziato a viaggiare regolarmente in Svizzera, che ha visto per la prima volta all’età di 19 anni. “Ho persino pensato – ammette la mamma – che non volesse più tornare”. Non è stato così. È tornato in Svizzera diverse volte – dove ha frequentato per due anni l’Istituto Jung a Zurigo – ed è poi diventato monaco. Da quattro anni vive in Germania nel convento benedettino di Santa Ottilia in Baviera.

Un ricco calendario di feste

Helvetia non custodisce solo nel nome il senso e il valore delle origini, ma le rivive attraverso la celebrazione di festose ricorrenze dalla squisita tradizione elvetica. Così il Mercoledì delle Ceneri è sempre preceduto da un corteo mascherato.

Nella seconda settimana di settembre viene regolarmente organizzata una fiera per festeggiare “il raccolto e il patrimonio ereditario svizzero”. Si tratta di un’occasione per organizzare una parata alpina con costume e calessi, tra cui uno trascinato da bovari bernesi.

Il sabato che si avvicina maggiormente alla data del 20 ottobre è il momento culminante: l’Helvetia day, giorno in cui si celebra l’arrivo dei primi svizzeri e tedeschi, nel 1869. Una passeggiata storica ripercorre l’itinerario dei coloni negli “Appalaches”, una catena montuosa che si estende da Terranova (Canada) fino allo stato americano Alabama.

Il primo sabato di dicembre, posto a San Nicolao, con il tradizionale pan di spezie e la visita del protettore dei bimbi. Infine, ma non da ultimo, non può mancare nel calendario delle ricorrenze, la grigliata del Primo d’Agosto. Una festa con tutti gli ingredienti “doc”: corno delle Alpi, musica, balli, jodler e il lancio delle bandiere. Rossocrociate, naturalmente.

swissinfo, Isabelle Eichenberger
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)

Il villaggio è stato fondato nel 1869 da immigranti svizzeri provenienti soprattutto da Berna, dalla regione del Simmental e dal canton Argovia. Il luogo è stato scelto perché il paesaggio ricordava le Alpi svizzere.

I primi pionieri svizzeri hanno costruito case, fattorie e nel 1870 anche una chiesa protestante. Nel 1871 vivevano a Helvetia 32 persone, tre anni dopo 380 (90 famiglie). All’inizio del XIX secolo il villaggio era abitato da circa mille persone, mentre oggi gli abitanti di Helvetia sono un centinaio.

Helvetia, appartenente alla contea di Randolph, si situa a 850 metri di altitudine.

La Virginia Occidentale (West Virginia) è uno stato dell’America del Nord, noto come “The Mountain State” per essere situato negli “Appalaches”, una catena montuosa. Colonia inglese, è stata scoperta nel 1584 ed ha ottenuto l’indipendenza nel 1776.

Fortemente antischiavista e lacerata tra nordisti e sudisti durante la guerra di Secessione, la Virginia Occidentale si separò dalla Virginia nel corso della Guerra di secessione.

Il nuovo stato viene poi ammesso nell’Unione americana nel 1863, in seguito alla firma il 31 dicembre 1862 da parte di Abramo Lincoln.

Lo stato è noto per la tradizione derivante dall’estrazione di carbone, e in particolare dalle “guerre” per creare sindacati all’interno delle miniere.

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