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Democrazia diretta in Svizzera

“Credere” nell’aiuto allo sviluppo?

In questo villaggio sudafricano, i cittadini devono percorrere lunghe distanze per accedere all'acqua Keystone

Il partito popolare democratico propone di sostenere l'aiuto allo sviluppo grazie a una tassa per le persone che non pagano l'imposta ecclesiastica.

L’intenzione è lodevole, ma la proposta strampalata, rispondono i terzomondisti.

Un fondo finanziato con prelevamenti fiscali sulle persone che non pagano l’imposta ecclesiastica. È questa la proposta del Partito popolare democratico svizzero (Ppd) per lottare contro la riduzione dei mezzi a disposizione dell’aiuto allo sviluppo.

“Affinché la Svizzera possa effettivamente raggiungere, in questo settore, la soglia dello 0,4% del prodotto interno lordo, proponiamo la creazione di una nuova fonte di entrate”, ha spiegato lunedì durante una conferenza stampa il consigliere nazionale democristiano Chritophe Darbellay.

Per il Ppd, questa soluzione permette di raggiungere due scopi a priori contradditori: il partito sostiene in effetti i tagli previsti dal programma di risparmio del Consiglio federale, ma chiede allo stesso tempo che l’aiuto al Terzo Mondo non sia toccato più di altri settori.

Tutti devono partecipare

Il Ppd vorrebbe che le persone che non dichiarano la loro appartenenza ad una confessione religiosa, e che dunque non pagano un’imposta a una Chiesa, “partecipino all’aiuto umanitario”, afferma Darbellay.

Il prelievo fiscale per le Chiese, che servirebbe da base di calcolo per quella destinata ad alimentare il fondo, è modesto e “sopportabile” per i cittadini. La costituzione di un fondo permetterebbe inoltre di realizzare “un’uguaglianza di trattamento” tra tutti i cittadini, dichiara il deputato vallesano.

Interpellata da swissinfo, la consigliera nazionale zurighese Rosmarie Zapfl specifica che “anche le Chiese dovranno partecipare a questo fondo con una parte del loro budget”.

Per cantoni, come il Ticino, che non prevedono la dichiarazione di appartenenza ad una Chiesa nella dichiarazione d’imposte, bisognerà riflettere ad una soluzione.

Non privatizzare l’aiuto umanitario

Con la sua proposta, il Ppd si prefigge così di rafforzare i diritti dell’uomo, la democrazia, la sicurezza, l’accesso alle risorse e ai beni pubblici.

Secondo Zapfl, la Svizzera dovrebbe battersi per impedire le velleità di privatizzazione in questi settori, pur essendo consapevoli che un piccolo paese non potrà fare molto per orientare le trattative all’Organizzazione mondiale del commercio.

Il fondo servirà a finanziare progetti caritativi, sociali e culturali, che saranno gestiti dagli organi della Confederazione attivi nell’aiuto allo sviluppo, come ad esempio la Direzione dello sviluppo e della cooperazione.

Criterio arbitrario

L’idea avanzata dai democristiani solleva però già alcune critiche.

“Questa proposta non ha senso”, ci dice Florence Gerber della Dichiarazione di Berna.

L’esponente dell’organizzazione indipendente di politica dello sviluppo giudica “un po’ troppo facile scaricare questa responsabilità su alcuni cittadini sulla base di un criterio così arbitrario come il pagamento o meno dell’imposta ecclesiastica”.

“Ciò lascerebbe sottintendere che le persone che pagano quest’imposta fanno già abbastanza per l’aiuto allo sviluppo, a differenza di tutti gli altri”, prosegue Gerber.

Lotta alla povertà

Nel 2003, la Svizzera ha partecipato all’aiuto allo sviluppo con 17,3 miliardi di franchi, ciò che rappresenta lo 0,38% del prodotto interno lordo.

“In futuro la soglia potrebbe scendere allo 0,31%, in piena contraddizione con gli obiettivi della Confederazione” ricorda il consigliere nazionale zurighese Norbert Hochreutener.

“La lotta alla povertà è un dovere per un paese prospero come la Svizzera e la stabilità del mondo è nell’interesse dell’economia elvetica”, ammonisce Rosmarie Zapfl.

swissinfo e agenzie

Nel 2003, la Confederazione ha consacrato 17,3 miliardi di franchi all’aiuto allo sviluppo.
La cifra corrisponde allo 0,38% del prodotto interno lordo.
L’obiettivo del Consiglio federale è di raggiungere lo 0,4%.

L’imposta di culto è un’imposta che viene prelevata dalle comunità religiose di diritto pubblico presso i propri membri.

L’autorizzazione a riscuotere tale imposta viene concessa dallo Stato ed il modo di prelievo e l’ammontare della tassa varia da un cantone all’altro.

In alcuni cantoni corrisponde ad una determinata percentuale dell’imposta cantonale ordinaria, mentre in altri all’importo risultante dalla moltiplicazione di questa percentuale con un coefficiente annuale.

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