Hans-Jürg Fehr è il nuovo timoniere del PS
Il Partito Socialista, maggiore formazione della sinistra elvetica ha una nuova dirigenza. Alla carismatica Christiane Brunner, segue il consigliere nazionale di Sciaffusa.
Fehr è stato eletto dal Congresso straordinario del PS, a Basilea, con 531 voti, mentre al suo antagonista Werner Marti ne sono andati 360.
Ben 1300 delegati, praticamente la totalità dei voti disponibili, si sono riversati sabato al palazzo dei congressi di Basilea per eleggere la nuova direzione del partito e discutere sulle linee guida della politica del partito. Il motto univoco, uscito dai dibattiti, è far fronte alla nuova destra per la difesa della socialità, delle pari opportunità e del servizio pubblico.
L’elezione di un nuovo presidente è stato il piatto forte del congresso straordinario. La presidente Christiane Brunner, figura carismatica e sindacalista protagonista di molte battaglie negli scorsi decenni, si è ritirata.
Il risultato, aperto fino all’ultimo minuto, è stato definito dagli interventi dei due candidati. Da una parte il vicepresidente uscente, Hans-Jürg Fehr, consigliere nazionale del canton Sciaffusa, storico con una solida esperienza nell’editoria. Dall’altra Werner Marti, giurista, ex-membro dell’esecutivo di Glarona, ex-«Mister prezzi» e a sua volta deputato alla camera bassa.
Molto vicini politicamente, i due candidati hanno dovuto presentarsi al giudizio dei compagni: uno con toni moderati. Ma per finire, l’ha spuntata alquanto nettamente Hans-Jürg Fehr con 531 voti, sulle 891 schede valide consegnate dai delegati presenti a Basilea, mentre Werner Marti ha raccolto soltanto 360 consensi.
La polarizzazione
«La situazione per la sinistra in parlamento è diventata molto più difficile di prima», ha affermato l’ex-presidente e figura carismatica del Partito socialista svizzero, Helmut Hubacher in apertura del Congresso straordinario.
In effetti, malgrado il partito abbia consolidato le sue posizioni elettorali in ottobre, è all’altro estremo dello spettro politico che c’è stata la vera vittoria: l’Unione democratica di centro ha scavalcato i compagni della socialdemocrazia, dopo dieci anni in cui il partito è stato la prima forza politica elvetica.
Il 10 dicembre, con il rinnovo del governo nella nuova costellazione politica, le difficoltà della sinistra si sono dimostrate in tutta la loro serietà. I due consiglieri federali socialisti sono stati brillantemente riconfermati, ma con i nuovi ministri Blocher e Merz, il baricentro dell’esecutivo è slittato a destra.
Governo e opposizione
Nei dibattiti si sono confermate le differenze di stile fra le ali del partito. Dalla sinistra sindacalista e dalla Svizzera romanda arrivano gli appelli ad un’offensiva contro la destra. I giovani socialisti vogliono addirittura abbandonare il governo.
Opposizione e appello alla democrazia diretta per evitare la distruzione dello stato sociale sono dunque le parole forti levate a Basilea. Fra i promotori dei toni forti anche il consigliere nazionale ticinese Franco Cavalli.
I rappresentanti della Svizzera tedesca, tradizionalmente più vicini alla socialdemocrazia moderata, hanno invece sostenuto la politica di partecipazione all’esecutivo. L’apertura alle posizioni moderate non deve essere un tabù, è stato ripetuto, ma una scelta per il male minore.
Le mozioni di sfiducia alla concordanza hanno avuto vita dura davanti ai delegati: il sistema svizzero non permette una vera opposizione extragovernativa, ha sentenziato l’assemblea. Una compatta maggioranza ha infatti seguito le posizioni difese dai due consiglieri federali in carica, Leuenberger e Calmy-Rey.
Direttivo al completo
Per segnare la volontà di integrazione dei diversi stili, i delegati hanno poi completato la direzione del partito senza opposizione. Eletti sono il sindacalista romando Pierre-Yves Maillard e la consigliera nazionale bernese Ursula Wyss alla doppia vicepresidenza.
Il partito si vuole dunque a sinistra, ma non all’opposizione. Questo sembra essere il nuovo riaffermato denominatore comune, sigillato con le note dell’Internazionale socialista, cantato con i pugni alzati.
swissinfo, Daniele Papacella
Fatta astrazione del neo-eletto presidente socialista, solo un partito di governo, l’Unione democratica di centro, ha un presidente saldo in sella: Ueli Maurer. Maurer ha ormai conquistato un suo ruolo chiaro e, a giudicare dai risultati elettorali, vincente.
Tempi duri invece per il Partito liberale radicale, dopo le dimissioni della presidentessa Christiane Langerberger, eletta solo l’anno scorso. Il partito ha conseguito il suo peggior risultato alle ultime elezioni federali.
Precaria anche la situazione per il Partito popolare democratico: dopo l’ennesima sconfitta elettorale subita ad ottobre, il presidente Philippe Stähelin si è ritirato. La formazione di centro è alla ricerca di un successore.
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