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Il Parlamento svizzero fatica a trovare l’intesa su questioni importanti

persone in piedi nella sala del parlamento
Persone contrarie all'accordo con il Mercosur davanti alla tribuna del Consiglio nazionale, 17 giugno 2026. Keystone / Anthony Anex

Che si tratti del finanziamento delle pensioni AVS, di centrali nucleari o del libero scambio con il Mercosur, le Camere federali faticano a raggiungere un accordo su temi di rilievo. La nostra analisi della sessione estiva del Parlamento svizzero.

Per tutte le questioni più importanti sul tavolo delle Camere federali durante la sessione estiva 2026, conclusasi venerdì scorso, ci sono state discussioni intense. Ma nel complesso, i progressi sono stati pochi. 

Il finanziamento della 13esima rendita di vecchiaia AVS è un esempio. Il fabbisogno annuo per questa rendita supplementare, approvata dal popolo nel marzo 2024, ammonta a 4–5 miliardi di franchi. Già quest’anno saranno necessari oltre quattro miliardi. Tuttavia, la soluzione delle Camere federali copre solo poco più di un miliardo, attraverso un aumento dell’IVA dello 0,4%. 

Finanziamento della 13esima AVS: una soluzione minima 

Dopo vari tira e molla tra Consiglio degli Stati e Consiglio nazionale, alla fine nel Nazionale ha prevalso una maggioranza borghese. Questa ha respinto la proposta del Consiglio degli Stati e della sinistra di aumentare i contributi salariali per finanziare la 13esima rendita di vecchiaia AVS. 

In questo modo, la camera bassa ha evitato per un soffio un completo fallimento. Tuttavia, gran parte del problema è rimasto senza soluzione, un esito foriero di conseguenze. 

Innanzitutto, aumenta la pressione per una riforma globale dell’AVS, e probabilmente ci sarà presto un nuovo dibattito sull’innalzamento dell’età pensionabile. In secondo luogo, l’AVS vivrà almeno per i prossimi due anni delle proprie riserve, il che accresce ulteriormente le preoccupazioni. In terzo luogo, la popolazione svizzera dovrà probabilmente votare sull’aumento dell’IVA deciso dal Parlamento già in novembre.

La ministra dell’Interno Elisabeth Baume-Schneider e il ministro dell’Energia Alfred Rösti:
La ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider e il ministro dell’energia Alfred Rösti: i loro grandi progetti, il finanziamento dell’AVS e l’energia nucleare, hanno compiuto un ulteriore passo avanti. Keystone / Peter Schneider

In definitiva, le Camere hanno rimandato al popolo una questione rimasta in gran parte irrisolta. A un anno dalle elezioni federali, le ripercussioni di questa votazione sono rilevanti, perché riguarderanno il potere d’acquisto della popolazione e il futuro dell’AVS. 

Doppia maggioranza di popolo e Cantoni per i Bilaterali III? 

Poco produttivo è stato anche il braccio di ferro sulla questione se per l’approvazione dei nuovi accordi tra Svizzera e Unione Europea, i cosiddetti “Bilaterali III”, sia necessaria la doppia maggioranza di popolo e Cantoni. 

È vero che si tratta di una questione istituzionale complessa. Ma dal punto di vista politico, la materia è semplice: esigere anche la maggioranza dei Cantoni renderebbe più difficile l’approvazione alle urne degli accordi con Bruxelles. Infatti, i Cantoni conservatori e scettici verso l’Europa avrebbero maggior peso. Questo spiega perché la questione è così controversa. 

>> Abbiamo spiegato il nodo della questione qui: 

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Sempre Andrea Caroni, membro del Consiglio degli Stati nel Consiglio nazionale

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Politica svizzera

Maggioranza dei Cantoni per gli accordi tra Svizzera e UE? Il Parlamento prende tempo

Questo contenuto è stato pubblicato al Il Consiglio degli Stati doveva discutere giovedì se sottoporre a referendum obbligatorio il nuovo pacchetto d’accordi con l’Unione Europea. Una scelta che rischia di pesare molto sul risultato di una votazione. La Camera dei Cantoni ha per ora deciso di non decidere, rinviando il dossier in commissione.

Di più Maggioranza dei Cantoni per gli accordi tra Svizzera e UE? Il Parlamento prende tempo

Durante la sessione estiva delle Camere, il Consiglio federale era chiamato a pronunciarsi su un intervento parlamentare volto a ottenere la doppia maggioranza. Ha però deciso di discuterne allorché sarà stato elaborato un progetto di merito, e di lasciare la decisione finale al popolo. 

Il Parlamento vuole abolire il divieto di nuove centrali nucleari 

Un altro dossier che richiede molto coordinamento tra i due rami del Parlamento riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento energetico della Svizzera. 

Sul tavolo c’è l’iniziativa popolare “Stop al blackout”, che vuole consentire la costruzione di nuove centrali nucleari. Vi è inoltre un controprogetto del Consiglio federale che abroga il divieto attuale di realizzare nuovi impianti nucleari. 

Come accade sempre con le iniziative popolari, il compito delle Camere è sulla carta semplice: formulare una raccomandazione di voto per la popolazione. Tuttavia, la questione del nucleare è talmente delicata nella politica svizzera, che il Consiglio nazionale non è giunto subito a una decisione. 

Ha dapprima rinviato il dossier al Governo chiedendo una stima dei costi. L’ultimo giorno della sessione, però, il Consiglio degli Stati ha comunque costretto il Nazionale a prendere una posizione.

È così aumentata la pressione sui pochi parlamentari che avrebbero preferito astenersi. L’Unione democratica di centro (UDC) ha riportato le sue voci dissidenti a seguire la linea del partito, e l’ha fatto in modo così evidente, che la sinistra e i Verdi hanno parlato di violazione della Costituzione e della libertà di voto. 

il capogruppo dell’UDC Thomas Aeschi discute attorno a un tavolo con Thomas Sormanni del MCG di Ginevra.
Lotta all’ultimo voto sull’energia nucleare: il capogruppo dell’Unione democratica di centro Thomas Aeschi fa pressione sul collega Daniel Sormanni del Movimento dei cittadini ginevrini. Keystone / Anthony Anex

Il Parlamento sostiene dunque il controprogetto governativo sul nucleare, rendendo nuovamente possibile la costruzione di nuove centrali in Svizzera. Un referendum è considerato certo, quindi la questione sarà sottoposta al popolo. 

Mercosur: vittoria per l’alleanza tra mondo agricolo e campo rosso-verde 

Il Consiglio nazionale si è occupato anche dell’accordo con il Mercosur, negoziato dal Consiglio federale con quattro Stati sudamericani. La camera bassa lo ha respinto nel suo insieme. 

Sinistra e Verdi hanno votato contro, perché le loro richieste su misure ecologiche e sociali non erano state prese in considerazione. I e le rappresentanti del mondo contadino dell’UDC e del Centro hanno sostenuto il “no” per proteggere l’agricoltura svizzera dalla concorrenza delle potenze agricole del Mercosur. 

Il Consiglio degli Stati, invece, non vuole semplicemente accantonare l’accordo. Il Consiglio nazionale dovrà quindi tornare a esaminarlo nella prossima sessione. Un passo avanti, due indietro – e anche in questo caso, probabilmente sarà infine il popolo a decidere. Il controverso accordo sarà sottoposto verosimilmente alle urne tramite referendum, sempre che superi il processo parlamentare. 

Per il Governo svizzero, l’accordo Mercosur è importante: lo ha negoziato per diversi anni ed è parte di una nuova strategia che punta a diversificare il commercio estero tramite accordi di libero scambio. Dopo che gli Stati Uniti si sono rivelati un partner meno affidabile, il Governo vede in questa linea un’alternativa. 

La ratifica dell’accordo richiederà però più tempo, fatto questo che irrita il mondo economico. La Svizzera si trova infatti in competizione con l’UE per la conclusione di nuovi accordi commerciali. Se dovesse tardare, le imprese europee potrebbero già insediarsi e conquistare posizioni vantaggiose su questi mercati. 

Luce verde alla raccolta elettronica di firme 

Anche altri dossier avanzano, seppur lentamente. L’introduzione dell’identità elettronica (e-ID), approvata dal popolo, apre la porta anche all’e-collecting, cioè alla raccolta elettronica di firme per iniziative e referendum. 

Le due Camere concordano nel voler avviare i primi test. È l’unico tema della sessione estiva che riguardava direttamente gli svizzeri e le svizzere residenti all’estero.

L’importazione di foie gras in Svizzera non sarà vietata. Un controprogetto indiretto a un’iniziativa popolare che chiedeva di vietarlo, dovrebbe però portare a un minor consumo nel Paese. 

Gli svizzeri e le svizzere che hanno combattuto volontariamente contro il fascismo durante la Seconda guerra mondiale, nella Resistenza francese o in gruppi partigiani italiani, dovranno essere riabilitati. 

Chi ha la doppia nazionalità francese e svizzera non potrà più sottrarsi agli obblighi di servizio militare prestando una sola giornata d’orientamento in Francia. 

Le persone fortemente indebitate potranno vedere cancellati i propri debiti, una volta nella vita, a condizione di sbarcare il lunario solo con il minimo vitale e di versare il resto del proprio reddito ai creditori. 

A cura di Samuel Jaberg

Tradotto dal tedesco, verificato da Luigi Jorio

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