In difesa del diritto di ricorso
Sottolineando l'importanza del diritto di ricorso, quale strumento fondamentale per preservare la natura e il paesaggio in Svizzera, un comitato rosso-verde ha lanciato martedì la campagna contro l'iniziativa del Partito liberale radicale (PLR), in votazione il prossimo 30 novembre.
Con le sue proposte, il PLR non intende combattere gli abusi derivanti dal diritto di ricorso delle associazioni, bensì abolirlo del tutto. Lo sostiene un comitato interpartitico che ha presentato a Berna le sue argomentazioni contro l’iniziativa “Diritto di ricorso delle associazioni: basta con la politica ostruzionista – Più crescita per la Svizzera!”.
Secondo gli oppositori al testo sostenuto dai radicali, il diritto di ricorso ha permesso negli ultimi decenni di preservare importanti siti naturali, come le bolle di Magadino, e ha dimostrato inoltre la sua efficacia: oltre il 70% dei ricorsi viene accolto, ciò che dimostra la bontà della normativa attuale.
Per la consigliera nazionale dei Verdi Franziska Teuscher, il titolo dell’iniziativa dei radicali è ingannevole. “Il diritto di ricorso non può impedire la realizzazione di un progetto, bensì chiede che una costruzione venga eseguita nel rispetto delle leggi sulla protezione della natura in vigore”.
Quanto all’argomentazione che tale diritto sarebbe un ostacolo allo sviluppo, l’ecologista bernese ha fatto notare che negli ultimi anni l’economia elvetica è cresciuta parecchio, nonostante il diritto di ricorso. “Tale strumento non ha impedito la costruzione di migliaia di abitazioni nel canton Zurigo, né degli stadi di calcio di Basilea e della stessa città sulla Limmat”, ha precisato Franziska Teuscher.
Nel suo intervento, la deputata socialista del canton Berna Ursula Wyss ha ricordato che il diritto di ricorso delle associazioni è già stato limitato un anno fa, con la revisione della legge sulla protezione dell’ambiente. “Questa legge contiene già concessioni agli ambienti che sostengono l’iniziativa del PLR zurighese, ma nonostante ciò questo testo non è stato ritirato”. A detta della Wyss, un eventuale sì all’inizitiva, equivarrebbe all’abolizione de facto del diritto di ricorso.
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