L’Ungheria ospite d’onore del governo svizzero
Il Consiglio federale accoglie giovedì e venerdì il presidente ungherese László Sólyom. Questa visita di Stato, destinata a consolidare le "eccellenti relazioni" tra i due paesi, giunge in un momento particolarmente difficile per l'Ungheria, messa in ginocchio dalla crisi dei mercati finanziari.
Dopo un ricevimento a Berna da parte del governo in corpore, il capo di Stato ungherese e sua moglie vengono accompagnati giovedì dal presidente della Confederazione Pascal Couchepin al Museo storico della capitale per l’inaugurazione di un’esposizione dedicata alla regina Agnese di Ungheria.
Venerdì László e Erzsébet Sólyom visiteranno tra l’altro la Fondazione Gianadda a Martigny, in Vallese, e la Fondazione Bodmer a Cologny, nei pressi di Ginevra. Un programma quindi prevalentemente culturale per il presidente ungherese, la cui elezione era stata sostenuta nel 2005 anche dagli ambienti intellettuali ungheresi.
Docente di diritto in varie università e poi giudice presso la Corte costituzionale ungherese, László Sólyom è oggi il personaggio politico più apprezzato dal popolo in Ungheria. Il capo di Stato magiaro viene considerato un “uomo di principi”, tendenzialmente conservatore, ma al di sopra delle parti e grande difensore dei diritti democratici e della coesione nazionale.
Lunga amicizia
Per il governo svizzero, la visita di Stato del presidente ungherese László Sólyom è “emblematica degli eccellenti relazioni che sussistono tra di due paesi”. Un rapporto di amicizia tra i due popoli che risale al 1956, quando la Svizzera accolse 14’000 profughi ungheresi, fuggiti oltre la Cortina di ferro, dopo che l’Armata rossa era intervenuta per reprimere la rivoluzione anticomunista.
Negli anni seguenti il crollo del Muro di Berlino, la Svizzera era stata tra i paesi che avevano maggiormente contribuito, con sostegni tecnici e finanziari, ad aiutare l’Ungheria e gli altri Stati dell’Europa centro-orientale nella difficile transizione verso la democrazia e l’economia di mercato.
Nei prossimi 5 anni, nell’ambito del contributo di 1 miliardo di franchi all’allargamento ad est dell’Unione europea, la Confederazione sosterrà finanziariamente numerosi progetti volti a ridurre le disparità sociali e a sviluppare le infrastrutture nei nuovi membri dell’UE. Budapest riceverà da Berna oltre 130 milioni di franchi, l’importo più alto dopo quello riservato alla Polonia.
Aiuti finanziari urgenti
Durante il suo soggiorno in Svizzera, László Sólyom non si limiterà a fare del turismo culturale. Al centro della visita figureranno prevedibilmente anche questioni economiche, soprattutto tenendo conto della drammatica situazione finanziaria a cui devono far fronte in questi giorni le autorità ungheresi.
Lo Stato dell’Europa centro-orientale più provato dalla crisi dei mercati finanziari mondiali ha dovuto rivolgersi d’urgenza alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale (FMI) per evitare l’insolvenza e frenare il crollo del fiorino.
“I problemi attuali sono legati alla crisi finanziaria internazionale, ma stiamo pagando anche gli errori di politica economica commessi negli ultimi 10 anni”, spiega István Béres, presidente della Camera di commercio Svizzera-Ungheria a Budapest.
Riforme ritardate
Considerata inizialmente un paese modello dopo il crollo del regime comunista, da oltre una decina d’anni l’Ungheria ha continuamente rinviato la realizzazione di riforme dolorose, ma probabilmente necessarie, come quelle della sanità pubblica e del sistema pensionistico.
I disavanzi statali e il debito pubblico sono così cresciuti a dismisura, facendo dell’Ungheria il peggior allievo all’interno dell’UE, per quanto concerne il rispetto delle regole di disciplina finanziaria stabilite dagli accordi di Maastricht. L’introduzione dell’Euro rischia quindi di slittare ancora per molto tempo.
Due anni fa, il governo del socialista Ferenc Gyurcsány è stato finalmente costretto ad imporre un pesante programma di austerità. L’aumento delle imposte, l’imposizione di nuove tasse e le misure di risparmio hanno fatto però crollare i consumi e più che dimezzato la crescita economica.
Paragoni con l’Islanda
Con la crisi creditizia mondiale si sono rafforzati i dubbi sulla capacità dello Stato e delle banche ungheresi di far fronte agli ingenti debiti accumulati in valuta estera. Rimasta quasi a secco di investimenti e prestiti esteri, l’Ungheria è stata paragonata in questi giorni all’Islanda.
Un paragone respinto però da István Béres: “Sono convinto che, con gli aiuti concessi dall’UE e dall’FMI, l’Ungheria potrà superare l’attuale impasse finanziaria. Le banche ungheresi sono inoltre tuttora solide e redditizie, rispetto a quelle islandesi”.
“Spero quindi che, durante la sua visita in Svizzera, László Sólyom avrà l’occasione di spiegare che la situazione ungherese è molto migliore di quanto hanno descritto, ad esempio, alcuni osservatori a Londra. E che vale tuttora la pena d’investire in Ungheria”.
swissinfo, Armando Mombelli
Nato a Pécs nel 1942, László Sólyom ha ottenuto nel 1964 un dottorato di giurisprudenza all’Università della città natale.
Dopo una carriera accademica, Sólyom ha assunto dal 1989 al 1998 l’incarico di presidente della Corte costituzionale ungherese.
Entrato in seguito in politica, nel 2000 è stato cofondatore di un movimento di difesa dei diritti civili e dell’ambiente (Védegylet).
Nel 2005, pur militando tra le fila dell’opposizione, è stato eletto alla carica di capo dello Stato ungherese dalla maggioranza del parlamento.
Nel 1956 la Svizzera aveva accolto oltre 14’000 profughi ungheresi, fuggiti dal loro paese dopo che l’Armata rossa era intervenuta per reprimere la rivoluzione anticomunista.
Oggi in Svizzera vivono ancora circa 4’000 persone con nazionalità ungherese.
Oltre 1’800 cittadini svizzeri risiedono invece in Ungheria. Nella maggior parte dei casi si tratta di ex-rifugiati ungheresi, ritornati nel loro paese d’origine dopo il pensionamento in Svizzera.
L’Ungheria è il quarto partner economico più importante per la Svizzera nell’Europa orientale, dopo Russia, Polonia e Repubblica ceca.
Nel 2007 le esportazioni svizzere verso l’Ungheria hanno raggiunto 1,21 miliardi di franchi, con un aumento di oltre il 20% rispetto all’anno precedente.
Le importazioni dall’Ungheria sono salite invece a 1,09 miliardi di franchi, con un balzo del 41%.
Gli investimenti svizzeri in Ungheria ammontano a circa 2 miliardi di franchi alla fine del 2006. Tra le ditte svizzere attive in questo paese figurano Nestlé, Novartis, Holcim, Stadler Rail, Schindler, Lonza, Swiss Life, Winterthur, Zürich, Bâloise e CS First Boston.
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