La rielezione di Bush preoccupa la stampa svizzera
La maggioranza dei quotidiani elvetici ritiene che la vittoria del candidato repubblicano avrà degli effetti negativi tanto in Europa quanto negli Stati uniti.
I commentatori temono un’America sempre meno pluralista e pronta al dialogo. Non piace nemmeno il continuo riferimento a Dio di George W. Bush.
«Bush onnipotente, dove va l’America?» si chiede la Tribune de Genève. È non è il solo quotidiano svizzero a mostrarsi preoccupato per la scelta degli statunitensi di rieleggere George W. Bush, anche se molti riconoscono che probabilmente le cose non sarebbero cambiate di molto eleggendo John Kerry.
La Neue Zürcher Zeitung mantiene fede al suo spirito liberale e pur senza entusiasmi riconosce a Bush la vittoria. «Il rampollo di famiglia trapiantato in Texas, demonizzato e deriso a più riprese, ha trionfato», scrive in un commento. «Il mondo, in particolare alcuni paesi della “vecchia” Europa dovranno adattarsi a questa situazione. C’è da aspettarsi che lo faranno senza troppe difficoltà».
Non risparmia però critiche a Bush: la sua vittoria sarebbe dovuta non tanto ai suoi meriti quanto ai demeriti di Kerry. «Il presidente non ha fatto una buona campagna elettorale e non è riuscito a convincere tutti nemmeno tra i suoi sostenitori. Ma ha affrontato uno sfidante che ha avuto altrettante difficoltà nell’entusiasmare gli elettori».
Nazione divisa e retrogada?
Più polemico, come suo costume, il Blick che si domanda a caratteri cubitali in prima pagina: «62 milioni di americani sono semplicemente stupidi?» Nelle pagine interne il tabloid svizzero riporta 50 domande e risposte inerenti al dopo elezione, che spaziano dal corso del dollaro alle ambizioni del fratello del presidente, passando, anzi cominciando, dalla «nuova portatrice di speranza», quell’Hillary Clinton che da ieri viene considerata la favorita per la corsa 2008 alla Casa Bianca.
Se il titolo del Blick rimanda ai timori di molti europei di trovarsi di fronte ad una superpotenza divisa guidata da «un presidente che si crede investito di una missione messianica» (Basler Zeitung), la NZZ modera i toni: «L’idea di una nazione divisa (…) si dimostrerà presto vuota di senso. In fin dei conti non sono stati solo dei fondamentalisti religiosi provenienti dal Middle West a votare per Bush».
Anche per il Corriere del Ticino, Bush è «legittimato come presidente popolare» ed ha ottenuto «una vittoria senza riserve». Il commento mette in luce come un’America «divisa, lacerata al suo interno, estremamente polarizzata e composta da eserciti contrapposti» abbia dato un esempio di «grande democrazia» recandosi in massa alle urne.
Tra paura e ideologia
Il quotidiano romando La Liberté dà sfogo al suo pessimismo: «Bush ha vinto il jackpot puntando sulla paura». La Liberté teme che per altri quattro anni i Repubblicani porteranno avanti la loro politica unilaterale senza preoccuparsi della comunità internazionale. Un dato tanto più preoccupante se si considera che, negli USA, Bush può ora contare sulla maggioranza al Senato, al Congresso e alla Corte istituzionale: «Bush ha messo la democrazia al tappeto, non ha più oppositori a livello istituzionale».
Dal canto suo La Regione Ticino titola: «Ancora lui», lamentando il fatto che gli Stati uniti siano finiti in mano agli ideologi “neocon”. A vincere sarebbe stata «la plausibilità dell’immagine che Bush e la maggioranza dei suoi concittadini (di quelli che votano, per essere precisi) si sono dati di paese attaccato in quanto supremo difensore della democrazia sullo scacchiere globale».
«Gli statunitensi per primi – insieme con il resto del mondo – stanno pagando un prezzo elevatissimo a questa deriva ideologica, in termini di limitazione dei diritti civili, di squilibri nei rapporti economici tra classi di cittadini e tra stati, di degrado nei rapporti tra culture e aree del pianeta».
Politica interna e sociale
Il Tages Anzeiger ritiene che durante il suo secondo mandato Bush metterà degli accenti sulla politica interna e sociale che aumenteranno la distanza tra gli USA e l’Europa. Der Bund prevede nuove diminuzioni delle tasse e una lotta contro l’aborto e le unioni omosessuali.
Anche i romandi Le Temps e Le Nouvelliste si aspettano che il presidente degli Stati uniti continui la sua politica in favore dei benestanti e delle comunità religiose tradizionali. Una dato di fatto che rischia di spezzare un paese dove, stando alla Südostschweiz, c’è più che mai bisogno di riappacificazione.
Un primo passo in questa direzione l’ha fatto proprio John Kerry, da tutti lodato per il suo atteggiamento dignitoso, da «grande statista» (Basler Zeitung), nell’accettare la sconfitta.
swissinfo, Doris Lucini
Oltre 120 milioni di cittadini americani si sono recati alle urne (un primato negli ultimi 40 anni).
La partecipazione al voto è stata del 60% (54% quattro anni fa).
In Svizzera sono registrati 15’000 cittadini americani.
La rielezione di Bush è l’occasione, per i quotidiani elvetici, di rispolverare le critiche già espresse nei confronti della politica statunitense dell’ultimo quadriennio: unilateralismo, modi della lotta al terrorismo, caratteristiche dei neoconservatori americani (religiosi, contrari all’aborto e ai matrimoni omosessuali ecc.).
Interessa anche il modo in cui gli Stati uniti affronteranno le divisioni interne. Ci si domanda se Bush saprà raccogliere l’appello del suo sfidante Kerry, che ha invitato il paese ad incamminarsi sulla strada della riappacificazione.
Non manca poi uno sguardo al futuro. Per molti, la sconfitta di Kerry e altri quattro anni di amministrazione repubblicana faranno il gioco di Hillary Clinton, probabile candidata democratica per le presidenziali del 2008.
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