Quattro elettori su cinque dicono “no” all’iniziativa sulle successioni
L’introduzione di un’imposta federale sulle successioni dei grandi patrimoni (Iniziativa per il futuro) è stata seccamente respinta dall’elettorato svizzero. L’iniziativa promossa dalla Gioventù socialista ha ottenuto appena il 21,7% di voti favorevoli.
Che la strada per l’iniziativa della Gioventù socialista (GISO) fosse tutta in salita era già emerso dai sondaggi. Il verdetto delle urne è però stato ancora più pesante di quello che lasciavano presagire le inchieste preelettorali.
La proposta di introdurre una tassa del 50% sulla parte di eredità e donazioni che superano i 50 milioni di franchi, per finanziare misure per lottare contro il cambiamento climatico, è infatti stata bocciata dal 78,3% dei e delle votanti.
L’iniziativa non ha trovato grazia soprattutto nei Cantoni rurali e della Svizzera tedesca, dove ha convinto, salvo qualche rara eccezione, meno di un elettore su cinque. Nella Svizzera francese, la proposta ha trovato qualche consenso in più, ma la proporzione di “sì” supera a malapena il 30% solo a Ginevra e a Neuchâtel. In Ticino, è stata del 20,6%.
Un “segnale inequivocabile”
Per la ministra delle finanze e presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, il “no” uscito domenica dalle urne è “una dichiarazione di fiducia nella piazza economica svizzera”.
La tassa proposta avrebbe sbilanciato il sistema fiscale svizzero e compromesso l’attrattiva economica del Paese, ha aggiunto la consigliera federale rallegrandosi del rifiuto “a quello che sarebbe stato un esperimento fiscale rischioso”.
Per Keller-Sutter, il “no” all’iniziativa popolare non va però interpretato come un rifiuto di una politica climatica attiva. La Svizzera, ha ricordato la consigliera federale, ha ratificato l’Accordo di Parigi e si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ogni anno la Confederazione investe inoltre 2 miliardi di franchi nella protezione del clima e nella promozione delle energie rinnovabili, garantendo così gli impegni che l’iniziativa intendeva promuovere, ha concluso Keller-Sutter.
L’alleanza contraria all’iniziativa della GISO, composta da membri di associazioni economiche e dei partiti di destra e centro-destra, ha dal canto suo parlato di un “segnale inequivocabile” contro l’introduzione di nuove imposte sulle successioni.
Sotto la copertura della lotta per il clima, la Gioventù socialista e i suoi alleati volevano introdurre “un’imposta confiscatoria del 50% sulle successioni dei contribuenti più facoltosi”, ha denunciato il comitato che ha fatto campagna per il “no”.
Il risultato della votazione rappresenta “un rifiuto netto delle politiche che mirano a sanzionare la proprietà privata e l’imprenditorialità”. Costituisce anche un richiamo alla sinistra sul fatto che prosperità economica e protezione dell’ambiente non sono incompatibili.
“Una campagna diffamatoria senza precedenti”
La sezione giovanile del Partito Socialista ha da parte sua reagito denunciando la campagna di diffamazioni senza precedenti condotta dalle persone più ricche, che “ha dato i suoi frutti”.
“Mai un’iniziativa era stata combattuta in Svizzera in modo così parziale e distorto”, si legge in un comunicato. Con affermazioni false e allarmismo mirato, il Partito liberale radicale e Economiesuisse hanno tentato di bloccare il dibattito sulla concentrazione della ricchezza e sulla crisi climatica.
Malgrado il “no”, la proposta ha avuto il merito di riportare nell’agenda politica temi come l’imposta sulle successioni e il potere dei super-ricchi, afferma comunque la GISO.
La Gioventù socialista non risparmia critiche anche al Consiglio federale, reo di aver fornito dati inadeguati nonostante il tempo sufficiente e di aver annunciato “apertamente che, anche in caso di approvazione, non avrebbe applicato correttamente l’iniziativa”. “È un fallimento dal punto di vista democratico, che mostra quanto il nostro Governo sia strettamente intrecciato con gli interessi economici”, prosegue la nota.
Nel video, le reazioni al “no” all’iniziativa sull’imposta di successione:
Chi è più ricco deve contribuire di più alla protezione del clima
L’iniziativa “per il futuro” proponeva di introdurre un’imposta del 50% sulla parte di eredità o donazioni superiori a 50 milioni di franchi. In altre parole, in caso di accettazione in futuro chi avrebbe ereditato ad esempio 100 milioni avrebbe dovuto pagare al fisco 25 milioni. I proventi sarebbero stati destinati a misure per “combattere la crisi climatica in modo socialmente equo”
La riflessione alla base di questa proposta è semplice: la GISO sostiene che le persone più ricche devono contribuire maggiormente alla protezione del clima, poiché con il loro stile di vita emettono una quantità maggiore di gas a effetto serra.
>>> I dettagli dell’iniziativa nel nostro approfondimento:
Altri sviluppi
Un’iniziativa per tassare le persone super-ricche: cosa propone il progetto della Gioventù Socialista
Secondo le cifre del Consiglio federale, in Svizzera ci sono 2’500 persone con un patrimonio superiore a 50 milioni di franchi, per un totale stimato di 500 miliardi. Stando a uno studio dell’Università di LosannaCollegamento esterno, sarebbero stati colpiti soprattutto i circa 300 nuclei familiari che detengono patrimoni superiori a 200 milioni.
Un autogol?
Il comitato promotore sosteneva che la nuova imposta avrebbe garantito entrate medie pari a 6 miliardi di franchi all’anno. Gli oppositori, tra cui il Consiglio federale, avanzavano invece stime decisamente più prudenti.
La domanda centrale della campagna è stata proprio questa: una misura del genere sarebbe davvero vantaggiosa per le finanze pubbliche?
Secondo le stime dell’Università di Losanna, l’iniziativa avrebbe permesso di raccogliere tra 2,5 e 5 miliardi di franchi in più, ma solo se il comportamento delle persone interessate non fosse cambiato. Il campo dei contrari ha insistito sul fatto che la nuova tassazione avrebbe probabilmente spinto parte di queste persone superricche a lasciare la Svizzera o le avrebbe dissuase dal trasferirsi nella Confederazione.
Un’analisi in parte condivisa dal professore Marius Brülhart, autore dello studio: “Un autogol fiscale è possibile”, ha riassunto il docente dell’Università di Losanna, stimando che l’iniziativa avrebbe causato “il trasferimento all’estero del 77 al 93% del substrato fiscale preso di mira”.
Alla fine, secondo le stime della Confederazione e del professor Brülhart, l’effetto netto dell’iniziativa sulle entrate fiscali si sarebbe collocato tra una perdita di 700 milioni e un guadagno di 300 milioni di franchi.
Questi dubbi sull’efficacia di tale imposta e la probabilità che molte persone particolarmente benestanti avrebbero lasciato la Svizzera sono stati tra i principali argomenti a convincere la maggioranza dell’elettorato a votare “no”, secondo il sondaggio gfs.bern.
Non è la prima volta che lo spettro di assistere a un fuggi-fuggi dalla Confederazione di persone ultra-ricche viene sventolato con successo. Nel recente passato questo argomento è infatti già stato utilizzato con successo più volte. Ad esempio, nel 2015 oltre il 70% dell’elettorato aveva respinto un’iniziativa che già proponeva di tassare le eredità milionarie. Allora si trattava però di finanziare l’AVS e non, come questa volta, misure per contrastare il cambiamento climatico. E l’anno prima, nel 2014, il 60% degli elettori e delle elettrici aveva detto no all’abolizione dei forfait fiscali per i milionari.
Trasmissione delle imprese penalizzata
Un altro argomento importante che ha fatto pendere l’ago della bilancia in favore del “no” è stata la paura che la nuova imposta penalizzasse le imprese. Più di due terzi delle persone intervistate per l’ultimo sondaggio temevano che chi eredita un’azienda non disponesse di liquidità sufficiente per pagare la tassa e fosse costretto a venderla.
Su un aspetto la maggioranza delle persone intervistata si è però detto d’accordo con la Gioventù Socialista: le persone ultraricche dovrebbero contribuire di più alla protezione del clima.
Altri sviluppi
Secondo la politologa dell’istituto gfs.bern Martina Mousson, nel corso della campagna questo tema centrale dell’iniziativa è stato però progressivamente offuscato dalle difficoltà pratiche che la sua attuazione avrebbe comportato.
Va infine ricordato che, sebbene attualmente non esista un’imposta sulle successioni a livello federale in Svizzera, questa forma di tassazione è presente nella grande maggioranza dei cantoni. Le aliquote e le modalità sono molto eterogenee, ma nel complesso la pratica elvetica è simile a quella della maggior parte dei Paesi OCSE, come spieghiamo in questo articolo:
Altri sviluppi
La tassa sulla successione in Svizzera non è così leggera rispetto al resto dell’OCSE
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