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“Mafia delle sigarette”, processo sospeso

Alla fine il presidente della corte del Tribunale penale federale (TPF) Walter Wütrich ha deciso di sospendere il processo, dopo una serie di contestazioni procedurali.

Cala il sipario, per ora, sul processo al TPF di Bellinzona, dove nove imputati devono rispondere alle accuse di “partecipazione, eventualmente sostegno, a un’organizzazione criminale e riciclaggio di denaro”.

Secondo l’atto di accusa del Ministero pubblico della Confederazione, i nove imputati avrebbero usato la Svizzera per riciclare oltre un miliardo di dollari, provento del contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette fra il 1996 e il 2000.

L’atto di accusa è stato più volte bersagliato dalla difesa che ha sfoderato l’artiglieria pesante contestandone la validità e chiedendone il rinvio al Ministero pubblico.

Oltre alla contestazione dell’atto di accusa, sono state sollevate numerose eccezioni sulla lingua. La situazione è infatti kafkiana: nessun imputato parla tedesco, ma se il processo dovesse essere svolto in italiano, solo 7 avvocati su 8 sarebbero in grado di difendere i propri patrocinati.

La lunga serie di incidenti procedurali ha di fatto paralizzato il dibattimento. E giovedì mattina il colpo di scena: le difese dichiarano di non voler continuare l’udienza prima che la Corte si sia espressa sulle numerose eccezioni sollevate, tra cui l’opportunità di sentire dei pentiti di mafia italiani.

Il presidente della Corte Walter Wüthrich è stato dunque quasi costretto a sospendere i dibattimenti. La prossima udienza resta prevista per il 4 maggio, ma il suo effettivo svolgimento dipenderà dalle decisioni che la Corte prenderà in merito alle eccezioni presentate dai difensori.

Per quanto riguarda la lingua, è pendente al Tribunale federale un ricorso. I giudici di Mon Repos dovrebbero decidere entro il 4 maggio.

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