Sprint finale per la campagna del 25 settembre
A un mese dalla votazione, nonostante i sondaggi diano il 'sì' in vantaggio, l'esito del referendum sulla libera circolazione delle persone rimane incerto.
Il fronte del ‘no’, guidato dalla destra nazionalista, ha dato inizio solo in questi giorni alla sua campagna politica.
49% gli svizzeri favorevoli all’estensione della libera circolazione delle persone ai 10 nuovi membri dell’UE. 36 % i contrari.
L’ultimo sondaggio gfs.bern sulle intenzioni di voto per il 25 settembre non sembra lasciare molte speranze al campo del ‘no’.
Ma, seppure ancora una volta isolati, i Democratici svizzeri (DS), l’Unione democratica di centro (UDC) e l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) non si disperano.
I rappresentanti della destra nazionalista hanno già dimostrato più volte la loro capacità di mobilitazione della popolazione contro ogni tentativo di apertura verso l’estero.
Divario finanziario
«Noi cominciamo solo in questi giorni la nostra campagna di affissioni e inserzioni, mentre i fautori del ‘sì’ hanno speso finora inutilmente i loro soldi: le votazioni si vincono nelle ultime settimane», spiega il presidente dei DS Bernhard Hess, copresidente del comitato dei contrari.
E neppure il netto divario finanziario spaventa gli antieuropeisti.
«Per questa campagna possiamo contare soltanto su 1 milione di franchi, mentre i nostri avversari hanno messo assieme 30 milioni per le votazioni di giugno e settembre. Ma, per contro, disponiamo delle migliori idee», afferma l’unico rappresentante DS in parlamento.
«30 milioni è una cifra assurda, come molti degli argomenti utilizzati dagli oppositori alla libera circolazione», ribatte Urs Rellstab, responsabile della campagna dell’associazione padronale economiesuisse.
«È comunque chiaro che gli ambienti economici sostengono in modo compatto l’estensione. Si tratta di un voto fondamentale per l’economia svizzera, che richiede quindi un impegno particolare, anche a livello finanziario», aggiunge Rellstab.
Proliferazione di comitati
Perfino l’UDC, di solito estremamente unita contro ogni progetto d’integrazione europea, si presenta questa volta divisa: 16 parlamentari e diversi imprenditori legati al partito di destra si sono schierati dall’altra parte.
«È un fatto un po’ speciale, ma senza rilevanza, dal momento che una votazione non si vince con 16 voti. Ci vuole il sostegno di 1 milione e mezzo di persone e la base nel nostro partito è nettamente contraria alla libera circolazione», sostiene il portavoce dell’UDC Roman S. Jäggi.
Se non riescono a moltiplicare i soldi per la loro campagna, gli oppositori possono però moltiplicare a loro volta i comitati di sostegno, dai datori di lavoro ai sindacati, dai contadini fino ai giovani.
«Questi comitati ci permettono di toccare più direttamente le varie categorie della popolazione, creando un certo equilibrio rispetto ai nostri avversari. Ma non si possono neppure moltiplicare i comitati per 100: per finire contano le idee», sottolinea Bernhard Hess.
Curiosa alleanza
E le idee sono quelle già invocate in ogni votazione di portata europea: la libera circolazione delle persone significa più disoccupazione e salari più bassi, mette a repentaglio le assicurazioni sociali e porterà a staccare il biglietto per l’adesione all’UE.
Per vincere questa votazione UDC e ASNI si ritrovano però nella curiosa situazione di dover cercare il sostegno di alcune forze di sinistra, schierate contro la libera circolazione per timore di un dumping salariale.
«È vero che non siamo abituati a condurre delle campagne con la sinistra – per nostra fortuna. Ma questa volta una maggioranza è possibile soltanto raccogliendo anche voti presso la base sindacale», ammette Roman S. Jäggi.
Per ottenere appoggi a sinistra, la destra nazionalista ha deciso di rinunciare agli ormai abituali cartelloni emotivi contro gli stranieri.
«Non è un compito facile: per non spaventare gli elettori di sinistra, questa volta non possiamo lanciare una campagna aggressiva, nello stile UDC», spiega il portavoce del maggiore partito svizzero.
Campagna più sobria
«Abbiamo quindi optato per una campagna molto più sobria, che faccia presa su tutti: dai Democratici svizzeri fino all’estrema sinistra. Tra l’altro, utilizziamo largamente il rosso e il nero, due colori impiegati tradizionalmente dai sindacati», aggiunge Roman S. Jäggi.
E al centro della campagna figurano soprattutto le minacce per i posti di lavoro.
«I leader sindacali e i boss dell’economia si battono assieme in favore della libera circolazione. È un fatto che gioca a nostro favore: può solo far scattare un campanello d’allarme presso gli elettori di sinistra», si augura il portavoce dell’UDC.
E, se ancora non dovesse bastare, agli antieuropeisti sperano di ricevere, magari all’ultimo momento, un nuovo sostegno da Bruxelles.
«Un elemento sicuramente decisivo in nostro favore sarebbero delle dichiarazioni come quelle formulate in giugno da Benita Ferrero-Waldner», annota Bernhard Hess.
Il monito lanciato dalla commissaria europea alla Svizzera, in caso di ‘no’ il prossimo 25 settembre, era stato considerato come un’ingerenza inaccettabile, alquanto imbarazzante per il fronte del ‘sì’.
swissinfo, Armando Mombelli
Secondo l’ultimo sondaggio, pubblicato il 19 agosto, il 49% dell’elettorato è favorevole all’estensione della libera circolazione ai 10 nuovi membri dell’UE.
Il 36% delle persone interrogate intende invece votare ‘no’.
Gli indecisi costituirebbero ancora il 15% degli aventi diritto al voto.
L’accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e i paesi dell’Unione europea era entrato in vigore nel giugno del 2002.
Il governo svizzero e la maggioranza del parlamento sono favorevoli ad estendere questo accordo ai 10 nuovi membri dell’UE: Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Cipro e Malta.
La proposta è combattuta invece dagli schieramenti della destra nazionalista e da alcune forze minori di sinistra.
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