The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

La Svizzera boccia l’iniziativa per limitare la popolazione a 10 milioni di abitanti

cartello con no all'iniziativa 10 milioni
Una maggioranza dell'elettorato non ha voluto mettere in pericolo le relazioni con l'UE. Keystone / Laurent Gillieron

L'elettorato svizzero ha respinto l'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni!". Il testo chiedeva misure per contenere la crescita demografica attraverso una stretta sull’immigrazione.

L’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”, promossa dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), non ha convinto la maggioranza dell’elettorato.

Secondo i risultati definitivi diffusi dall’istituto demoscopico gfs.bern, il popolo svizzero ha bocciato il testo con il 54,8% dei voti contrari. Anche la maggioranza dei Cantoni si è espressa contro la proposta. Il tasso di partecipazione si è attestato al 58,9%.

Contenuto esterno

L’iniziativa mirava a introdurre nella Costituzione federale un obiettivo demografico preciso: la popolazione residente permanente della Svizzera non avrebbe dovuto superare i 10 milioni di abitanti prima del 2050.

Si tratta di una proposta insolita nel panorama internazionale, poiché nessun altro Paese sembra aver fissato a livello costituzionale un limite simile, collegandolo direttamente a politiche migratorie più restrittive.

Negli ultimi due decenni la popolazione svizzera è cresciuta rapidamente. Dal 2002 il numero di residenti è aumentato di quasi due milioni di persone, raggiungendo circa 9,1 milioni di abitanti alla fine del 2025.

L’immigrazione rappresenta il principale fattore di questa crescita. Secondo gli scenari demografici dell’Ufficio federale di statistica, la Svizzera potrebbe raggiungere la soglia dei 10 milioni di abitanti entro il 2050, a seconda dell’evoluzione delle migrazioni e della natalità.

Per l’UDC, l’attuale livello di immigrazione contribuisce ad aggravare problemi quali la penuria di alloggi, l’aumento degli affitti, mezzi pubblici e strade sovraffollati e la crescita della criminalità. Il partito ritiene che una riduzione dell’immigrazione sia uno strumento essenziale per affrontare queste sfide.

Dopo una fase iniziale di campagna caratterizzata da un sostanziale equilibrio tra campo favorevole e contrario, il fronte del “no” ha progressivamente guadagnato terreno. I risultati alle urne hanno confermato la tendenza già emersa negli ultimi sondaggi.

Tra le cittadine e i cittadini svizzeri residenti all’estero il rifiuto del testo è stato netto durante tutta la campagna.

La proposta è stata bocciata con particolare convinzione nei centri urbani e nella Svizzera francese. A Basilea Città il “no” ha raggiunto il 73,5%, mentre nei cantoni di Neuchâtel, Ginevra e Vaud ha superato il 64%.

L’iniziativa è invece stata approvata in diversi cantoni della Svizzera centrale e orientale, tra cui Appenzello Interno (65,9% di sì), Svitto (63,2%) e Uri (59,9%).

>> La proposta dell’UDC è davvero senza precedenti nel mondo? Leggete il nostro approfondimento:

Altri sviluppi

Jans: “un segnale di stabilità”

Il campo contrario ha accolto con soddisfazione il risultato.

“Il popolo svizzero ha mandato un segnale di stabilità, apertura e affidabilità”, ha dichiarato il consigliere federale Beat Jans.

Secondo il ministro socialista, l’elettorato ha scelto di mantenere la via bilaterale con l’Unione Europea (UE) e di non mettere in discussione gli accordi che regolano i rapporti tra Berna e Bruxelles.

Il testo chiedeva al Consiglio federale e al Parlamento di adottare misure affinché la popolazione residente permanente non superasse i 10 milioni di abitanti prima del 2050.

Se la soglia dei 9,5 milioni fosse stata raggiunta prima di tale data, le autorità federali sarebbero dovute intervenire con misure correttive.

Tra le possibilità contemplate figuravano restrizioni al ricongiungimento familiare e l’esclusione dal permesso di soggiorno e dal diritto di richiedere la cittadinanza per le persone ammesse provvisoriamente nel Paese.

L’iniziativa prevedeva inoltre che la Svizzera rinegoziasse gli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita della popolazione, in particolare quello sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea (UE). Se ciò non fosse bastato a raggiungere gli obiettivi fissati, il Consiglio federale avrebbe dovuto denunciare tali accordi.

Il campo del “no”: il voto premia la continuità

Partiti di sinistra, liberali e Verdi hanno interpretato il risultato come una conferma del sostegno della popolazione a una Svizzera aperta e inserita nel contesto europeo.

Per il co-presidente del Partito socialista (PS) Cédric Wermuth, il voto dimostra che una maggioranza dell’elettorato non condivide l’idea di attribuire all’immigrazione la responsabilità dei principali problemi del Paese.

“Molte persone ne hanno fin sopra i capelli di sentire che i migranti sono responsabili di tutto”, ha detto il consigliere nazionale argoviese ai microfoni della radiotelevisione svizzera in lingua tedesca SRF.

Anche il co-presidente del Partito liberale radicale (PLR, destra) Benjamin Mühlemann ha salutato il risultato come un segnale a favore della stabilità e della coesione, sostenendo che l’iniziativa avrebbe creato nuove difficoltà senza risolvere quelle esistenti.

Il Paese sarebbe stato “praticamente dilaniato” se l’iniziativa fosse passata, ha affermato alla SRF il consigliere agli Stati glaronese.

lavoratori stranieri sui binari
L’immigrazione sostiene gran parte dell’economia svizzera. Keystone / Gaetan Bally

Accordi con l’UE e libera circolazione al centro del dibattito

Uno dei temi dominanti della campagna è stato il possibile impatto dell’iniziativa sulle relazioni tra Svizzera e UE.

Il Consiglio federale aveva avvertito che una denuncia dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone avrebbe potuto compromettere altri accordi bilaterali e mettere sotto pressione importanti forme di cooperazione con l’UE.

Dopo il voto, diversi esponenti politici ed economici hanno sottolineato che il risultato rafforza la continuità della via bilaterale con Bruxelles.

>> Le reazione delle parti politiche sulla RSI:

Contenuto esterno

“La popolazione sostiene la cooperazione con l’Europa: relazioni ordinate e costruttive con i nostri vicini sono essenziali”, hanno scritto i Verdi in un comunicato. Pertanto, “gli Accordi bilaterali III devono essere finalizzati rapidamente”, ha affermato in una nota la capogruppo ticinese del partito alle Camere federali Greta Gysin.

Il presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con la Svizzera, Norbert Lins, ha affermato che il voto elimina “un importante fattore di incertezza” nei rapporti tra Berna e Bruxelles e consente di proseguire con maggiore serenità il percorso dei nuovi accordi bilaterali.

Per l’eurodeputato francese Christophe Grudler questa iniziativa “metteva direttamente a repentaglio i nostri rapporti e rischiava di compromettere gli scambi quotidiani”, ha dichiarato.

“Ogni giorno, svizzeri ed europei interagiscono su entrambi i lati del confine”, ha ricordato.

Economia e sindacati: le preoccupazioni restano

Pur accogliendo con favore il respingimento dell’iniziativa, organizzazioni economiche e sindacati hanno invitato a non ignorare le preoccupazioni che hanno alimentato il sostegno al testo.

La direttrice di economiesuisse Monika Rühl ha parlato di un “cartellino giallo” da prendere sul serio. Anche Travail.Suisse e l’Unione sindacale svizzera hanno chiesto maggiori sforzi per affrontare temi come il costo degli alloggi, il potere d’acquisto e la protezione dei salari.

Secondo queste organizzazioni, il risultato non cancella le tensioni legate alla crescita demografica e alla pressione esercitata su alcune infrastrutture e sul mercato immobiliare.

Anche se il voto odierno ha scongiurato lo scenario peggiore, “l’economia resta sotto pressione” rileva l’Unione svizzera degli imprenditori (USI).

L’UDC: il problema dell’immigrazione rimane

L’UDC ha deplorato la sconfitta, sostenendo tuttavia che il voto dimostra come una parte consistente della popolazione condivida le sue preoccupazioni sulla crescita demografica.

Secondo il partito, l’iniziativa avrebbe favorito uno sviluppo demografico più sostenibile e contribuito a contenere l’urbanizzazione e la costruzione di nuove infrastrutture. Problemi quali la carenza di alloggi, la pressione sulle infrastrutture e le difficoltà del sistema d’asilo continueranno a occupare un posto centrale nel dibattito politico.

“I problemi legati all’immigrazione incontrollata persistono”, ha affermato il partito in un comunicato diffuso dopo il voto.

Il risultato di domenica non chiude quindi il dibattito sulla crescita della popolazione. Sebbene l’elettorato abbia respinto la proposta dell’UDC, questioni come immigrazione, alloggi, infrastrutture e rapporti con l’Europa resteranno al centro della politica svizzera anche nei prossimi anni.

>> Non la prima volta che la politica svizzera cerca di limitare l’immigrazione attraverso iniziative popolari:

Altri sviluppi

Sfiorata la “Brexit” svizzera?

Diversi osservatori e osservatrici hanno paragonato l’iniziativa all’uscita del Regno Unito dall’UE.

La Brexit non prevedeva alcun limite numerico alla popolazione. Tuttavia, come l’iniziativa dell’UDC, aveva tra i suoi obiettivi una maggiore autonomia nella gestione della politica migratoria.

Dopo il referendum del 2016, l’immigrazione verso la Gran Bretagna proveniente dai Paesi dell’UE è diminuita, mentre è aumentata quella dai Paesi terzi. Nello stesso periodo sono cresciute anche le richieste d’asilo e gli arrivi irregolari via mare, sebbene tali sviluppi siano stati influenzati da numerosi fattori internazionali, tra cui crisi geopolitiche e conflitti.

Alcuni analisti e analiste ritengono che una limitazione della libera circolazione potrebbe produrre in Svizzera effetti analoghi sui flussi migratori.

Anche il Consiglio federale aveva avvertito che un’eventuale uscita dagli accordi europei in materia di asilo, come il sistema di Dublino, avrebbe comportato un aumento delle domande d’asilo trattate dalla Svizzera e costi supplementari per le finanze pubbliche.

>> Lezioni dalla Brexit: cosa la Svizzera può imparare dal caso britannico sul controllo dell’immigrazione:

Altri sviluppi
Brexit

Altri sviluppi

Politica svizzera

“No a una Svizzera da 10 milioni!” e Brexit nel Regno Unito: stesse cause, stessi effetti?

Questo contenuto è stato pubblicato al La Brexit ha avuto conseguenze migratorie inattese. Mentre in Svizzera si discute di un’iniziativa volta a ridurre l’immigrazione, che potrebbe rimettere in discussione la libera circolazione con l’UE, alcune voci invitano a trarre insegnamento da quanto accaduto nel Regno Unito.

Di più “No a una Svizzera da 10 milioni!” e Brexit nel Regno Unito: stesse cause, stessi effetti?

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR