The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

“L’Europa oggi controlla meglio le sue frontiere. Ma c’è un costo umano”

Ceuta
Non sono del tutto chiari i motivi che hanno spinto decine di migliaia di persone a riversarsi dal Marocco a Ceuta, in alcuni casi a costo della vita. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved

L’arrivo improvviso di 72'000 immigrati nell’enclave spagnola di Ceuta ha rilanciato il dibattito sulla politica migratoria europea. Per lo specialista del settore Robin Stünzi, l’episodio evidenzia le contraddizioni irrisolte in seno all’Unione Europea fra controllo delle frontiere e solidarietà.

Robin Stünzi
Robin Stünzi è coordinatore scientifico del Polo di ricerca nazionale (PRN) sulla migrazione e la mobilità, affiliato all’Università di Neuchâtel. ldd

Le immagini hanno fatto il giro del mondo. L’arrivo alla fine di luglio nell’enclave spagnola di Ceuta di 72’000 persone dal Marocco ha provocato forti reazioni politiche. Nel frattempo, la maggior parte è rientrata in patria. Ma l’episodio ha lasciato un segno. Almeno 75 persone hanno perso la vita tentando di raggiungere questo brandello di territorio europeo situato sulla costa settentrionale dell’Africa.

Robin StünziCollegamento esterno, coordinatore scientifico del Polo di ricerca nazionale sulla migrazione e la mobilità, analizza le cause di questo arrivo di massa, e mette in evidenza le lezioni da trarre dall’episodio e i limiti della politica migratoria europea.

Swissinfo: L’arrivo di circa 72’000 persone dal Marocco nell’enclave spagnola di Ceuta è finito in prima pagina. Quali fattori, a suo parere, possono spiegare questo eccezionale afflusso?

Robin Stünzi: C’è anzitutto un aspetto strutturale. Ceuta e Melilla sono enclave europee nell’Africa del nord. Lo scarto nella qualità della vita fra questi territori e quelli che li circondano è tale, che spesso in quell’area si registrano rilevanti movimenti migratori. È d’altronde il motivo per cui nel corso degli anni attorno alle due località sono state erette numerose barriere fisiche.

Ceuta
In prossimità della spiaggia di Ceuta sono state installate barriere galleggianti di contenimento. Ceuta

Come mai tutte queste persone sono arrivate a Ceuta nello stesso momento?

Ci sono sul tavolo tre ipotesi. La prima è legata alla campagna di regolarizzazione lanciata dalla Spagna in gennaio. Ma non credo molto all’idea che questo abbia potuto esercitare un effetto di attrazione. Parliamo di una misura annunciata parecchi mesi fa, e che riguarda esclusivamente persone che già si trovano in territorio spagnolo.

La seconda ipotesi fa riferimento alle ricorrenti tensioni fra Spagna e Marocco sul Sahara occidentale. È vero che nel 2021 il Marocco aveva agevolato l’arrivo di migranti a Ceuta, proprio per esercitare pressione politica su Madrid su questo specifico dossier. Tuttavia, non ci sono elementi solidi a supporto di questa lettura. Non solo le relazioni fra i due Paesi nel frattempo sono nettamente migliorate, ma il Marocco non ha interesse a dare di sé un’immagine negativa sulla scena internazionale.

La spiegazione più plausibile è legata all’interpretazione di una recente decisione del Tribunale supremo spagnolo, che limita le possibilità di rinvio di persone che arrivino nel Paese via mare. La notizia ha dato l’impressione che la frontiera fosse temporaneamente aperta. L’informazione è stata poi amplificata dai social media, un fatto che ha spinto molte persone a credere che si trattasse di un’occasione da prendere al volo.

Cosa ha sancito esattamente il Tribunale?

Tre settimane fa, si è espresso sul caso di un immigrato algerino che era arrivato a Ceuta via mare. La decisione del Tribunale ha ribadito che la Spagna può immediatamente rinviare persone giunte nel Paese in maniera irregolare e via terra. Ma ha anche specificato che se una persona invece arriva via mare, le autorità sono tenute ad esaminare la sua richiesta d’asilo.

La Spagna cerca di prevenire questo tipo di episodi, in particolare grazie a una grande barriera galleggiante che è stata installata al largo di Ceuta. Proprio questa infrastruttura è probabilmente all’origine di almeno una parte dei circa 80 decessi che si sono verificati nel momento in cui tutte queste persone hanno tentato di raggiungere l’enclave. In ogni caso, la Spagna non era tenuta a prendere in considerazione 72’000 domande di asilo, perché quelle persone arrivavano dal Marocco. Chi lascia quel Paese, in linea di massima non ha i requisiti per chiedere l’asilo politico.

Questo episodio ha scosso l’Europa, a meno di due mesi dall’entrata in vigore dell’accordo UE sulla migrazione e l’asilo. Può essere interpretato come un fallimento della politica migratoria europea?

La reazione a caldo di alcuni Paesi europei è senz’altro preoccupante. Sono andati nel panico, anziché dare solidarietà alla Spagna. Si è trattato di un episodio che, al contrario, avrebbe richiesto sangue freddo e coordinamento. Diverse istanze governative hanno, invece, subito parlato di invasione migratoria. L’Italia e la Danimarca hanno persino minacciato di escludere la Spagna dagli accordi di Schengen, e di ristabilire i controlli alle frontiere dell’Unione Europea. Questo non solo è giuridicamente impossibile, ma sarebbe anche sproporzionato.

In un secondo momento, si è corretto il tiro: i ministri dell’interno dell’UE si sono riuniti in videoconferenza, e hanno sottoscritto un messaggio di solidarietà. 

Ceuta
Lunedì, chi aveva attraversato il confine tra il Marocco e la Spagna faceva la fila per ricevere del cibo su una spiaggia di Ceuta. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

È ancora credibile, il Patto europeo sulle migrazioni?

La crisi di Ceuta non è stata un test di resistenza per quell’accordo. Anzitutto, perché l’enclave non permette di accedere liberamente allo spazio Schengen, dal quale la separa il mare. E poi, perché le persone coinvolte non avevano di per sé un profilo che potesse giustificare una domanda d’asilo.

Il Patto sarà invece messo alla prova, laddove si dovesse gestire un afflusso massiccio di persone ad un punto di frontiera esterno di Schengen, per esempio fra Grecia e Turchia. La sfida diventerebbe ancora più importante, se ci fosse una mescolanza fra persone che effettivamente potrebbero esigere protezione internazionale, e altre che con grande probabilità non ne hanno i requisiti. Quella sarebbe una situazione critica, perché imporrebbe l’esigenza di mettere in atto dei dispositivi di filtraggio e selezione. È proprio per quel tipo di contesto, d’altronde, che è stato pensato l’accordo UE.

In cosa consiste esattamente questo Patto?

Consta di dieci testi legislativi e ha avuto origine dalla crisi migratoria del 2015. Il Patto europeo sulle migrazioni si fonda su tre pilastri. Il primo è il filtraggio alle frontiere esterne dell’UE, che comprende l’identificazione delle persone, controlli di sicurezza e un esame medico. Il secondo pilastro è una procedura accelerata alla frontiera: chi ha poche possibilità di ottenere l’asilo viene spinto a tornare a casa, mentre le richieste delle altre persone vengono esaminate. Infine, quante potrebbero effettivamente arrivare ad ottenere protezione internazionale possono essere ripartite fra gli Stati membri. I Paesi che non vogliono accoglierne possono contribuire finanziariamente. Si tratta di un meccanismo che la Svizzera applica dagli anni Novanta: un primo esame delle ragioni che potrebbero giustificare la concessione dell’asilo viene fatto già alla frontiera, con successiva ripartizione dei casi fra i diversi cantoni.

La Svizzera applica alcune disposizioni contenute nel Patto UE. Quali possono essere le conseguenze per il Paese, e per il flusso migratorio che lo riguarda?

Non ci sarà nessuna rivoluzione per la Svizzera. La principale novità è che potrà fare affidamento sul meccanismo di filtraggio a monte eseguito alle frontiere esterne dell’UE. Dunque, in linea teorica le persone che arriveranno a quelle svizzere saranno già state identificate, e questo consentirà di capire più velocemente se debbano essere rinviate, oppure se un certo caso riguardi piuttosto un altro Paese del continente.

Una donna beve da una bottiglia d'acqua
Mentre Frontex collabora con la guardia costiera libica, l’ONU denuncia un sistema di sfruttamento caratterizzato da una brutalità persistente nei confronti dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Libia. Copyright 2022 The Associated Press. All Rights Reserved.

Negli ultimi anni, il numero di persone entrate in maniera illegale in Europa è diminuito. A quanto pare, l’UE oggi controlla meglio le sue frontiere. Ci si può aspettare che gli arrivi illegali tornino ad aumentare?

Potrebbe accadere in caso di una crisi di ampio respiro nel continente Europa, com’è avvenuto con l’invasione russa dell’Ucraina. Ma è un dato di fatto che ormai da parecchi anni gli ingressi irregolari sono diminuiti a livello globale, grazie al rafforzamento dei controlli alle frontiere, in particolare marittime.

Se è vero che oggi l’UE controlla meglio le sue frontiere, è vero anche che questa politica ha un notevole costo umano. È in particolare il caso della Libia, dove molte persone che avevano tentato di emigrare, diventano vittime di violenza e tortura. L’agenzia europea delle guardie di frontiera e costiere (Frontex) ha contribuito a potenziare le risorse dei guardiacoste libici, che intercettano persone che tentano di raggiungere l’Europa. È una cooperazione che solleva domande di peso sul rispetto dei diritti umani. Si tratta, d’altronde, di una delle più lampanti contraddizioni della politica migratoria europea: l’UE si presenta come terra d’asilo, ma al tempo stesso mette in atto dispositivi per impedire di raggiungere il suo territorio a delle persone che avrebbero i requisiti per ottenere protezione internazionale.

La questione dell’asilo politico sembrava aver perso centralità nel dibattito politico europeo. I fatti di Ceuta potrebbero riportarla in primo piano?

L’asilo non è mai scomparso dall’agenda politica europea. Si tratta di una questione sempre presente sullo sfondo, che diventa centrale ogni volta che ci sono arrivi di massa, o in caso di avvenimenti fortemente mediatizzati. Dubito, che i fatti di Ceuta abbiano quel potenziale. Si tratta di un episodio eccezionale, che non dovrebbe avere effetti di lungo periodo sul dibattito europeo. Tutt’altra musica in Svizzera, dove gli strumenti della democrazia diretta consentono di riaprire regolarmente il dibattito sul tema. L’UDC si serve spesso di questa strategia. La sua iniziativa sulla protezione delle frontiere, che sarà presto oggetto di discussione in Parlamento, potrebbe contribuire a riportare la questione dell’asilo al centro del dibattito politico.

A cura di Samuel Jaberg

Traduzione di Serena Tinari

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR