Claudine Schmid, eccezione svizzera all’ondata rosa
La zurighese d'adozione, nata nell’Alta Savoia, rappresenterà a Parigi i francesi residenti in Svizzera. Eletta domenica all’Assemblea nazionale, la rappresentante del centro-destra è ben conosciuta tra i connazionali espatriati sul territorio elvetico.
Il Partito socialista ha dominato le elezioni parlamentari tenute il 17 giugno in Francia, conquistando la maggioranza assoluta in Parlamento. Tra le poche circoscrizioni che sono sfuggite a questa “ondata rosa” vi è quella dei francesi residenti in Svizzera e Liechtenstein, che hanno eletto domenica Claudine Schmid, candidata dell’Unione per un movimento popolare (UMP), il partito di centro-destra del presidente uscente Nicolas Sarkozy.
Con il 57,6% dei voti, Claudine Schmid ha superato al secondo turno la socialista di Ginevra Nicole Castioni (42,4%). Una vittoria di cui si rallegra la francese nata nell’Alta Savoia, vicino al confine ginevrino, e residente da una trentina d’anni a Zurigo. “Questa è una pagina bianca che si apre, bisogna ancora creare tutto”, rileva Claudine Schmid. È infatti la prima volta che i francesi all’estero possono designare i loro deputati all’Assemblea nazionale.
La sinistra è uscita invece vincente in quasi tutte le altre circoscrizioni all’estero. Tra le vittime anche alcuni esponenti di spicco dell’UMP: in Nord America, ad esempio, l’ex portavoce del grande partito di centro-destra Frédéric Lefebvre, molto vicino a Nicolas Sarkozy, è stato sconfitto in queste legislative.
“Mi sono battuta”
Come mai la Svizzera sfugge alla marea socialista? I francesi espatriati sul territorio elvetico votano tradizionalmente a destra. Nel secondo turno delle elezioni presidenziali, Sarkozy ha prevalso, ad esempio, facilmente contro François Hollande nella circoscrizione elvetica.
Un’altra spiegazione: il buon radicamento locale di Claudine Schmid. “Mi sono battuta per ottenere la candidatura dell’UMP”, dice la neoletta. Quando le circoscrizioni per i francesi all’estero vennero create l’anno scorso, alcuni pesi massimi del partito scoprirono all’improvviso di avere una “vocazione elvetica”. I dirigenti dello schieramento di centro-destra hanno però capito in seguito l’interesse di presentare la candidatura di una persona conosciuta nella circoscrizione locale, osserva Claudine Schmid.
La nuova deptutata conosce molto bene la Svizzera. Nel 1980 si è sposata con Urs Schmid, rappresentante del Partito liberale radicale nel parlamento della città di Zurigo. Claudine Schmid possiede un appartamento a Ginevra, in cui istallerà il suo ufficio di parlamentare. Già da tempo è diventata un’interlocutrice privilegiata per i connazionali espatriati, grazie tra l’altro ai suoi compiti di rappresentante dell’Assemblea dei cittadini francesi all’estero e di vicepresidente dell’Unione dei francesi all’estero.
Queste prime elezioni non hanno veramente affascinato i francesi in Svizzera. Poco meno del 22% degli elettori ha votato. “La campagna è rimasta piuttosto riservata”, ammette Claudine Schmid. È stato molto difficile raggiungere i 107.000 elettori, dal momento che erano sparsi su un vasto territorio.
“Gli elettori erano spesso poco informati”, spiega inoltre la neoeletta. Il primo turno elettorale per i francesi all’estero si è tenuto una settimana prima dello scrutinio in Francia, ciò che non ha facilitato le cose. Inoltre, la moltitudine di candidati, ben 21, ha probabilmente favorito l’astensione”, rileva la rappresentante dell’UMP.
Battaglia tra donne
L’elezione nella circoscrizione elevetica è stata una battaglia tra donne: al primo turno, oltre a Claudine Schmid e Nicole Castioni, anche la radicale Micheline Spoerri, l’ambientalista Magali Orsini e la centrista Marie-Francoise de Tassigny si sono battute per conquistare il seggio attribuito alla sesta circoscrizione dei francesi all’estero.
A Parigi, Claudine Schmid troverà 154 altre donne. Un numero senza precedenti nella storia dell’Assemblea nazionale, anche se la Francia è ancora lontana dalla parità: 422 uomini sono stati infatti eletti. E allora? “Bisogna sempre privilegiare la competenza rispetto al sesso”, dice la neoeletta. E la parità? “Questo è un condimento”.
La nomina di 17 donne al rango di ministri tra i 34 disponibili nel nuovo governo di sinistra, lascia piuttosto indifferente la rappresentante del centro-destra. “Se dispongono delle qualifiche necessarie, perché no!”, risponde Claudine Schmid.
Da questa settimana, la parlamentare “elvetica” avrà il suo daffare a Parigi. Diversi progetti dei socialisti, in particolare in ambito fiscale, preoccupano la neoeletta. Se il nuovo governo mantiene le sue promesse, chiederà la revisione della convenzione di doppia imposizione fiscale conclusa con Berna, in modo da poter applicare anche alla Svizzera la tassa francese sui grandi patrimoni.
Si tratterebbe di una procedura complessa e inutile, afferma Claudine Schmid. “Uno scambio di lettere tra Parigi e Berna, risalente al 1960, prevede che gli esuli fiscali possono essere sottoposti alle autorità tributarie francesi. Quindi non c’è bisogno di rinegoziare tutto ancora una volta”.
L’esempio di Basilea-Mulhouse
Per Claudine Schmid, le relazioni franco-svizzere non sono così cattive, come si sente spesso dire. “La cooperazione a livello di polizia università, esercito e polizia è eccellente. Il recente accordo sull’aeroporto di Basilea-Mulhouse, che fa prevalere la legislazione svizzera in materia di diritto del lavoro anche sul suolo francese, costituisce un progresso innegabile. Un giorno potrebbe servire da modello per altre regolamentazioni transfrontaliere, ad esempio per Ginevra”.
È piuttosto tra la Svizzera e l’UE che vi sono dei progressi da compiere, ritiene la nuova parlamentare dell’UMP. Nel campo della salute, ad esempio, i francesi in Svizzera non possono beneficiare del regolamento europeo, che consente di farsi trattare su entrambi i lati del confine. “È un grande svantaggio, soprattutto per le donne che desiderano partorire in Francia, presso le loro famiglie”.
Con i suoi stretti alleati (radicali di sinistra e altri), il Partito socialista (PS) ha conquistato la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale: secondo i risultati definitivi del ministero dell’interno, dispone infatti di 314 seggi su 577.
Il PS può quindi fare a meno del sostegno dei Verdi (17 seggi) e del Fronte di Sinistra (10 seggi). Sono stati tra l’altro eletti tutti i 19 ministri del governo candidati per l’Assemblea nazionale.
L’Unione per un movimento popolare (UMP) ha dovuto accontentarsi di 194 seggi. Tenendo conto dei seggi vinti dal Nuovo centro e altri rappresentanti del centro (14), altri candidati di destra (15) e radicali (6), la destra ha raccolto complessivamente 229 seggi.
L’estrema destra non è andata oltre tre seggi, di cui due strappati dal Fronte nazionale, mentre il Movimento per la Democrazia di François Bayrou si è aggiudicato solo due seggi.
Il tasso di astensione è tra i più alti registrati finora in Francia: si situa sul 44%.
Il nuovo presidente François Hollande – che ha battuto alle presidenziali Nicolas Sarkozy e ha ricondotto la sinistra all’Eliseo, dopo 17 anni di assenza – avrà quindi mano libera per attuare il suo programma di riforma fiscale e mantenere la sua promessa di un rilancio economico.
La maggioranza assoluta ottenuta all’Assemblea nazionale gli permetterà innanzitutto di evitare trattative con il Fronte di sinistra (sinistra radicale), che si trova su posizioni molto distanti per quanto riguarda l’Europa e l’economia.
Traduzione di Armando Mombelli
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