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Democrazia diretta in Svizzera

Condannata l’elezione popolare del governo

L'elettorato svizzero appare intenzionato a lasciare al parlamento il potere di eleggere il governo Keystone

L’elettorato svizzero appare avviato a seguire il governo e il parlamento su tutta la linea nella votazione del 9 giugno. Si profilano infatti un no all’iniziativa per l’elezione dell’esecutivo federale da parte del popolo e un sì alla revisione della legge sull’asilo.

I risultati del secondo sondaggio condotto a due settimane dal voto dall’istituto gfs.bern, su mandato della Società svizzera di radiotelevisione (SSR), non lasciano dubbi sulla bocciatura cui va incontro la proposta di fare eleggere il governo elvetico direttamente dal popolo, invece che dal parlamento come finora. Se si fosse votato ora, l’iniziativa sarebbe stata respinta con il 66% di no. Soltanto il 25% l’avrebbe appoggiata, mentre il 9% non aveva ancora deciso come voterà il 9 giugno.

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2° sondaggio gfs.bern/SSR

Questo contenuto è stato pubblicato al Per questa indagine demoscopica, i ricercatori del gfs.bern hanno intervistato, tra il 17 e il 25 maggio, un campione rappresentativo di 1’413 persone con diritto di voto, ripartite in tutte le regioni linguistiche della Svizzera. Il margine di errore è del ±2,7 percento.

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Cifre chiare e praticamente immutate rispetto all’indagine demoscopica effettuata un mese prima. È stata riscontrata una grande stabilità e una formazione delle opinioni molto avanzata: un cambiamento di rotta è fortemente improbabile, ha affermato mercoledì il responsabile del gfs.bern Claude Longchamp, illustrando i risultati ai giornalisti. Secondo l’esperto di sondaggi, il debole consenso raccolto dall’iniziativa è essenzialmente frutto di due fenomeni concomitanti.

Da una parte vi sono tutti i partiti che fanno blocco contro la proposta dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). “La polarizzazione non è quella classica tra destra e sinistra, ma massicciamente tra l’UDC e tutti gli altri”, rileva Longchamp.

Diversamente dalle iniziative dell’UDC che prendono di mira gli stranieri, quella che chiede di trasferire il compito di eleggere il governo federale dal parlamento al popolo non raccoglie adesioni consistenti fra le basi dei partiti liberale radicale (PLR) e popolare democratico (PPD), precisa il ricercatore. E anche tra i votanti che non sono legati ad alcun partito, i contrari sono la netta maggioranza.

D’altra parte, la stessa UDC, che può dunque contare solo sul proprio elettorato, non sostiene la propria iniziativa con la sua abituale compattezza. Due sezioni cantonali hanno fatto defezione: quella del Basso Vallese lasciando libertà di voto e quella di Turgovia raccomandando persino un rifiuto.

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Demografia

Iniziativa popolare

Questo contenuto è stato pubblicato al L’iniziativa popolare permette ai cittadini di proporre una modifica della Costituzione. Per essere valida, deve essere sottoscritta da almeno 100’000 aventi diritto di voto nello spazio di 18 mesi. Il Parlamento può decidere di accettare direttamente l’iniziativa. Può pure rifiutarla o preparare un controprogetto. In ogni caso viene comunque organizzato un voto popolare. Per essere…

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Il popolo non vuole più poteri

Le cifre emerse dal sondaggio rispecchiano peraltro i risultati di altre iniziative che in passato chiedevano delle estensioni dei diritti popolari, osserva Longchamp. Del resto, sulle opinioni dell’elettorato non incidono né l’argomento dei sostenitori secondo cui verrebbero così rafforzati i diritti popolari, né quello degli oppositori secondo cui verrebbe indebolito il potere del parlamento.

L’argomento che fa maggiormente presa è il timore che, dovendo sottoporsi al voto popolare, i consiglieri federali in futuro sarebbero permanentemente in campagna elettorale, a scapito del lavoro ministeriale. A pensarla così sono i due terzi degli intervistati.

Per l’indagine demoscopica, l’istituto gfs.bern ha intervistato, tra il 17 e il 25 maggio, un campione rappresentativo di 1’413 persone con diritto di voto, ripartite in tutte le regioni linguistiche della Svizzera.

Per ragioni legate alla protezione dei dati, le autorità non mettono più a disposizione le coordinate degli svizzeri residenti all’estero, che perciò non sono più presi in considerazione nei sondaggi condotti su mandato della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR in vista di votazioni federali.

Il margine di errore è di ±2,7 punti percentuali.

Al di là dei risultati, la campagna per la votazione del 9 giugno è definita “fiacca” da Longchamp, sia per l’iniziativa, sia per le modifiche urgenti della Legge sull’asilo. Per entrambi i temi, tutte le parti hanno rinunciato a provocazioni.

Un cambiamento sorprendente rispetto a votazioni del passato su tematiche che riguardavano gli stranieri. Claude Longchamp, presume che ciò sia legato al fatto che, in generale, “in Europa il populismo di destra è in discesa”. Inoltre, anche nella Confederazione “le questioni importanti sono mutate”: la Svizzera è sotto pressione internazionale e i partiti sembrano aver scelto la via della coesione per cercare di risolvere insieme i problemi, piuttosto che farsi la guerra, spiega il politologo

Consolidamento del sì alla revisione dell’asilo

Nel corso di questa campagna sotto tono, il processo di formazione delle opinioni riguardo alla revisione della Legge sull’asilo è comunque avanzato. In confronto con il precedente sondaggio, infatti, gli indecisi sono calati di 9 punti percentuali, e ora si collocano al 14%. Esattamente nella stessa misura sono progrediti i sì, che adesso si attestano al 57%, mentre i no stagnano al 29%.

In base al consolidamento del sostegno e al raffronto con votazioni del passato su questa stessa tematica, i ricercatori del gfs.bern prevedono che le misure urgenti in materia d’asilo adottate dal parlamento supereranno lo scoglio delle urne. Il 9 giugno usciranno dunque sconfitti i partiti di sinistra e le organizzazioni per la difesa dei diritti umani che si sono schierati contro un nuovo inasprimento del diritto d’asilo.

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