Nuove misure contro il terrorismo preoccupano le Ong

Il progetto di legge elaborato dal governo svizzero prevede la possibilità di mettere agli arresti domiciliari i "potenziali terroristi". © Marcel Bieri

Il governo svizzero vuole dotarsi di nuovi strumenti per prevenire il terrorismo. Ha sottoposto al parlamento un disegno di legge che consente di controllare meglio le persone sospettate e di limitarne i movimenti. Misure che potrebbero portare ad abusi, denunciano diverse organizzazioni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 dicembre 2019 - 18:00

I "potenziali terroristi" potrebbero in futuro essere più sorvegliati e limitati nei loro movimenti. Il governo svizzero intende migliorare la prevenzione degli atti terroristici fornendo alla polizia nuovi strumenti che "tengano conto della complessità del processo di radicalizzazione" e consentano di proteggere meglio la popolazione.

Affinché si possa agire ai primi segnali di radicalizzazione, il Consiglio federale ha elaborato un disegno di legge che comporta una serie di misure di polizia applicabili al di fuori del procedimento penale. Ad esempio, la polizia federale (fedpol) potrebbe obbligare una persona a presentarsi regolarmente in un ufficio, vietarle di avere contatti con determinati individui, obbligarla a rimanere all'interno di un perimetro definito, vietarle di lasciare il territorio svizzero o metterla agli arresti domiciliari. Gli agenti di polizia potrebbero inoltre utilizzare la sorveglianza elettronica e la localizzazione tramite telefonia mobile.

Anche i minorenni nel mirino

Questa serie di misure preventive preoccupa molto la Piattaforma delle organizzazioni non governative (Ong) humanrights.ch. "Queste misure ci sembrano sproporzionate, perché sono molto restrittive e applicate sulla base di semplici sospetti", dice Alain Bovard, della sezione svizzera di Amnesty International. Inoltre, potrebbero essere applicate ai minori, il che è contrario alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo".

La legge prevede effettivamente che il divieto di contatto e l'obbligo di rimanere all'interno di un perimetro può essere imposto a partire dall'età di 12 anni, gli arresti domiciliari dai 15 anni. Questo rischia di portare alla stigmatizzazione, o addirittura alla criminalizzazione, dei giovani senza che si siano resi colpevoli di un reato, sottolineano le Ong.

Il governo riconosce che il suo progetto contempla misure che "comportano in parte notevoli limitazioni dei diritti fondamentali e umani garantiti dalla Costituzione federale e dal diritto internazionale, in particolare la CEDU e il Patto I dell’ONU. Pertanto, occorre attribuire la giusta rilevanza ai principi della proporzionalità e della legalità".

Nessuna lista di organizzazioni terroristiche

Il Consiglio federale ha inoltre deciso di modificare alcune leggi nell'ambito dell'attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione del terrorismo. In particolare, il governo svizzero rinuncia a redigere un elenco delle organizzazioni che riconosce come terroristiche, preferendogli una semplice definizione: "un'organizzazione che ha lo scopo di commettere atti di violenza criminali volti a intimidire la popolazione o a costringere uno Stato o un'organizzazione internazionale a fare o a omettere un atto".

Troppo vago, secondo Alain Bovard. "Il Consiglio federale vuole vietare alcune attività, ma senza specificare quali. Ciò lascia molto potere di discrezione ai giudici cantonali: un'organizzazione potrebbe quindi essere riconosciuta come terrorista in un cantone e non in un altro".

Rischio per gli operatori umanitari

Il nuovo progetto prevede di punire non solo le persone che partecipano a organizzazioni terroristiche, ma anche coloro che le sostengono. Questa disposizione potrebbe penalizzare gli operatori umanitari sul campo. "Il divieto di attività a sostegno delle organizzazioni designate come terroristiche potrebbe condurre alla criminalizzazione delle abituali attività degli enti umanitari imparziali e del loro personale", afferma il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) nella sua presa di posizione nell'ambito della consultazione.

La Piattaforma humanrights.ch chiede al parlamento di rinviare il progetto al governo affinché lo corregga. Se questa sua proposta fosse respinta, esorta i nuovi parlamentari a sopprimere almeno la disposizione più restrittiva sugli arresti domiciliari e ad escludere i minori da queste misure di polizia. "Queste modifiche legislative possono portare a tutta una serie di abusi, perché i concetti sono vaghi e lasciano troppo spazio all'interpretazione. Tanto più che si è nel campo del sospetto", conclude Alain Bovard.

L'appello delle Ong non sembra che finora sia stato per nulla ascoltato in parlamento. Il Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni) si occupa di questo dossier lunedì. Tuttavia, la suo commissione preparatoria propone al contrario di inasprire il progetto.

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