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Il governo elvetico replica alle pressioni USA

Il Consiglio federale ha annullato la prevista partecipazione dell'ambasciatore svizzero all'audizione davanti al Senato degli Stati Uniti sul tema dei paradisi fiscali. In questo modo Berna protesta per le pressioni di Washington nel dossier UBS.

«Il governo svizzero deplora che, nonostante la collaborazione di UBS e delle autorità elvetiche con quelle americane, il Dipartimento della giustizia statunitense abbia minacciato UBS di misure unilaterali», si legge nella lettera in cui viene comunicata la mancata partecipazione elvetica, come indicato dal portavoce del Dipartimento federale delle finanze Roland Meier.

Nel documento la Svizzera fa riferimento all’accordo raggiunto tra UBS e Stati Uniti in merito alla consegna di informazioni bancarie di circa 300 clienti, ha detto Meier. Berna ha anche ricordato la causa civile intentata contro la banca dall’autorità fiscale americana IRS, che vuole ottenere i dati di altri 52’000 conti di clienti statunitensi.

Su ordine dell’Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari (FINMA), UBS ha consegnato informazioni su 300 suoi clienti sospettati di frode fiscale (oltre al versamento di 780 milioni di dollari), sebbene la procedura di assistenza amministrativa non fosse ancora conclusa.

Nella sua lettera al Senato americano il Consiglio federale ricorda anche la via giuridica, ossia l’assistenza amministrativa per frode fiscale regolamentata nell’accordo bilaterale sulla doppia imposizione. «La Svizzera sottolinea di essere pronta a collaborare anche in futuro nel rispetto delle disposizioni legali in vigore e in base agli accordi bilaterali».

Stando al sito internet del Senato americano, l’audizione è stata posticipata dal 24 febbraio al 4 marzo.

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