La Libia smentisce le voci su nuove ritorsioni
La Libia non ha intenzione di interrompere le forniture di greggio alla Svizzera e nemmeno di ritirare i propri averi dalle banche elvetiche. È quanto ha indicato l'ambasciatore svizzero a Tripoli, Daniel von Muralt: con una dichiarazione all'ambasciata elvetica, le autorità libiche hanno infatti smentito le informazioni pubblicate dalla stampa su ulteriori ritorsioni verso Berna.
“Il ministero degli esteri libico mi ha consegnato il 10 ottobre una nota diplomatica in questo senso”, ha spiegato von Muralt all’ats, aggiungendo che le autorità di Tripoli hanno agito di loro iniziativa. Svizzera e Libia “sono impazienti” di chiudere la vertenza nata dopo l’arresto a Ginevra di uno dei figli di Gheddafi e “ho il sentimento che ci si avvii verso una soluzione”.
“La grande emozione iniziale, ha ancora detto von Muralt, si è calmata” e le forze di polizia schierate di fronte all’ambasciata elvetica sono state ritirate. Anche le dimostrazioni di protesta inscenate davanti alla sede diplomatica appartengono ormai al passato.
Le rassicurazioni di von Muralt smentiscono le rivelazioni degli scorsi giorni, che lasciavano presagire una escalation della crisi: mercoledì scorso la compagnia petrolifera libica Tamoil aveva infatti annunciato la cessazione delle forniture di greggio alla Svizzera e il giorno seguente l’agenzia ufficiale Jana aveva rincarato la dose, dando notizia della decisione di Tripoli di ritirare i suoi averi depositati presso le banche elvetiche.
Le relazioni tra Svizzera e Libia sono tese dal 15 luglio scorso, quando sono stati arrestati in un albergo ginevrino Hannibal Gheddafi e la moglie, sospettati di maltrattamenti verso due domestici. La Libia ha reagito ordinando la chiusura degli uffici libici di Nestlé e ABB e arrestando due cittadini svizzeri per infrazione alla legge sull’immigrazione: i due connazionali nel frattempo sono stati rimessi in libertà, ma non sono stati autorizzati a lasciare il paese.
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