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“La Svizzera avrebbe da imparare dalla Germania″

L'editorialista e commentatore politico Roger de Weck negli studi televisivi della DRS Ex-press

"In Svizzera abbiamo una forte democrazia, ma uno Stato di diritto debole". È l'opinione del celebre editorialista svizzero Roger de Weck, che analizza la situazione politica dopo l'elezione in Consiglio federale. Intervista.

Esperto di questioni europee e acuto analista politico, Roger de Weck divide il suo tempo tra Zurigo e Berlino. Nell’intervista a swissinfo spiega come vede le cose dopo l’ingresso di Ueli Maurer, rappresentante dell’ala oltranzista dell’Unione democratica di centro (UDC), nella stanza dei bottoni a Berna.

swissinfo: Qual è la sua impressione sulla recente elezione in Consiglio federale?

Roger de Weck: L’Assemblea federale ha eletto, con un solo voto di astensione e senza strappi alla regola, uno dei due candidati dell’Unione democratica di centro (UDC). Un Parlamento che elegge, con un’eccezione, rappresentanti di un solo partito politico, è qualcosa di unico al mondo.

swissinfo: L’idea di fondo era che in Governo l’UDC fosse sottorappresentata…

R. d. W.: Il termine “sottorappresentato″ presume l’esistenza di un governo composto in base ai criteri di rappresentanza proporzionale; ogni partito avrebbe dunque diritto ad un seggio in un Consiglio federale di sette saggi, in base alla propria forza elettorale.

Ma le cose non funzionano così. Finora la politica svizzera è stata caratterizzata dalla concordanza. La parola concordanza, nella sua origine latina, significa accordo. Se esiste un accordo di principio, si è dunque concordi nel distribuire i sette seggi all’interno di un esecutivo che privilegia la collegialità.

swissinfo: Durante l’era di Christoph Blocher, dal 2004 al 2007, l’immagine della Svizzera all’estero ha sofferto. Come andranno le cose con Ueli Maurer?

R. d. W.: Adesso abbiamo un ministro che prima di vestire questi panni, ha tappezzato l’intera Svizzera di manifesti che facevano apertamente allusione ai sentimenti razzisti degli svizzeri e delle svizzere e che all’estero hanno suscitato vivo sgomento. Gli organi di informazione tedeschi hanno però posto l’accento piuttosto sulla figura di Christoph Blocher; secondo i giornalisti molto probabilmente Blocher non avrà più uno ruolo di spicco sulla scena politica svizzera.

swissinfo: Lei pensa davvero che Blocher scomparirà dalla scena politica?

R. d. W.: Ne dubito. Non è escluso che Blocher voglia assumere – o che gli venga proposta – la presidenza della potente sezione zurighese dell’UDC, lasciata vacante da Maurer. È inoltre possibile, se non addirittura probabile, che continui a finanziare personalmente il partito. E si tratta di decine di milioni di franchi, somme gigantesche per la Svizzera e che nessun altro partito può permettersi.

Nei prossimi anni sarà molto importante assicurare maggiore trasparenza sul finanziamento dei partiti, delle campagne elettorali e delle votazioni. Questa modernizzazione delle nostre istituzioni politiche è in ritardo. Credo davvero che la persistenza di finanziamenti occulti – che hanno un grande impatto sulla politica – sia malsano. E lo è ancora di più in un grave momento di crisi finanziaria, come quella che stiamo attraversando.

swissinfo: In molti paesi europei, la destra populista non cessa di raccogliere consensi. All’estero Blocher è spesso paragonato a Le Pen in Francia, a Haider in Austria e a Berlusconi in Italia. Secondo lei questi paragoni reggono?

R. d. W.: Ogni forma di populismo ha la propria impronta. Ma secondo me non è possibile fare paragoni diretti. Detto questo è chiaro che in Europa si sta facendo largo un chiaro modello populista, plasmato ad immagine e somiglianza del leader: un uomo forte, estremamente ricco e che usa ingenti mezzi finanziari per portare avanti la propria politica.

Altra caratteristica comune e diffusa, è l’oggettiva alleanza tra i populisti e gli organi di informazione “people” o “boulevard”. Entrambi fanno capo al medesimo stile di comunicazione, che privilegia la vena emotiva della politica: proporre soluzioni facili, esasperare conflitti e litigiosità invece di favorire il compromesso.

swissinfo: In Germania, al contrario, a rappresentare la destra non c’è nessuna figura dirompente. Forse perché il paese ha imparato dai propri errori?

R. d. W.: Il grande trauma del nazionalsocialismo segue la Germania come un’ombra. E, in fondo, questa ombra fa solo del bene. Credo infatti che dalla destra non emergerà tanto presto un uomo forte, è impensabile. Oggi la Germania è un paese dove la democrazia è viva e vivace. Ed è la migliore immagine che un paese possa dare.

La Costituzione tedesca è una delle migliori al mondo. Se c’è al mondo un paese in cui la democrazia è costruita su principi solidi e sani, questo paese è la Germania. Come in ogni democrazia non mancano né i problemi né gli errori, ma la distribuzione del potere è così ben calibrata da impedire l’insorgere della superiorità.

swissinfo: Ma anche la Svizzera si presenta come un modello di democrazia. Cosa possiamo imparare dai tedeschi?

R. d. W.: Lo Stato di diritto. In Svizzera c’è sicuramente una forte democrazia, ma lo Stato di diritto è debole. Dal momento che, attraverso l’arma del referendum, sono possibili modifiche costituzionali, capita a volte che la Costituzione stessa venga snaturata, come se fosse una raccolta di leggi. In realtà la Costituzione è garante dello Stato di diritto dal momento che sancisce i diritti fondamentali.

Una lunga lista di iniziative presentate o sostenute dall’UDC, portano e hanno portato un chiaro pregiudizio ai diritti umani. L’iniziativa sui minareti che ne chiede il divieto di costruzione, è manifestamente contraria alla libertà di religione.

L’iniziativa che chiede l’espulsione dalla Svizzera non solo degli stranieri che hanno commesso dei reati, ma dell’intera famiglia, rievoca il concetto nazista di responsabilità del clan. Si tratta né più né meno di una violazione dei diritti umani.

La migliore protezione e salvaguardia dei diritti fondamentali è quella praticata nella Repubblica federale tedesca. Ed è anche la migliore lezione che potremmo imparare dalla Germania.

swissinfo: Lei pensa che la democrazia diretta svizzera possa alimentare il populismo?

R. d. W.: Si, lo credo. Ma evidentemente il populismo esiste anche senza democrazia diretta. A differenza di altre realtà europee, il populismo svizzero non può definire su basi etniche, poiché in Svizzera non esiste un’etnia, ma quatto culture e quattro lingue.

Il populismo elvetico si definisce piuttosto nell’attribuire alla democrazia un valore assoluto, secondo lo schema seguente: tutto quanto limita la libertà collettiva – anche la più piccola cosa – è insostenibile. Questo atteggiamento deriva da un equilibrio totalmente falsato tra democrazia e Stato di diritto.

I nostri padri fondatori non hanno deliberatamente voluto che ogni singolo pensasse per il popolo. Se predominasse una democrazia assoluta, o una forma di assolutismo democratico, le minoranze soccomberebbero. Il nostro sistema politico ha sempre voluto scongiurare questo scenario. I populisti che si richiamano ai valori svizzeri, ignorano questa preziosa tradizione elvetica.

Intervista swissinfo, Susanne Schanda
(traduzione e adattamento dal tedesco Françoise Gehring)

Roger de Weck è nato nel 1953 nel canton Friburgo. Lavora come pubblicista a Zurigo e a Berlino. Editorialista di diverse testate svizzere, francesi e tedesche, è anche moderatore della trasmissione televisiva “Sternstunden”.

Dopo degli studi di scienze economiche e sociali all’Università di San Gallo, ha iniziato la sua lunga e brillante carriera giornalistica. È stato in particolare caporedattore del quotidiano zurighese “Tages Anzeiger” e del giornale tedesco “Die Zeit”.

De Weck è inoltre presidente del Consiglio di fondazione dell’Istituto universitario di Alti studi internazionali di Ginevra ed anche professore invitato all’ “Europa-Kolleg” a Brügge e Warschau. E’ anche membro del Pen Club e titolare di un dottorato honoris causa dell’Università di Lucerna.

10 dicembre 2008: il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC) Ueli Maurer viene eletto in Consiglio federale. L’UDC torna a sedere nella stanza dei bottoni.

2007: Christoph Blocher, entrato in Governo nel 2004, non viene rieletto in Consiglio federale. Al suo posto viene nominata Eveline Widmer-Schlumpf, collega di partito che viene successivamente estromessa dall’UDC.

Eveline Widmer-Schlumpf e il collega di governo Samuel Schmid, rappresentante dell’ala moderata dell’UDC e successivamente dimissionario, creano un nuovo partito, il Partito borghese democratico.

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