La vita inizia a …62 anni
Il 30 novembre il popolo svizzero si esprimerà sull'iniziativa sindacale "per un'età di pensionamento flessibile" che chiede l'introduzione di un rendita di vecchiaia completa a partire da 62 anni per le persone, che cessano l'attività lucrativa e il cui reddito è inferiore a 119 340 franchi all'anno.
Dal 2005 l’età di pensionamento legale in Svizzera è fissata a 65 anni per gli uomini e a 64 anni per le donne sia nell’ambito dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) sia nell’ambito della previdenza professionale che costituiscono i primi due pilastri del sistema previdenziale svizzero.
In realtà la situazione è molto più complessa. Ci sono persone che smettono di lavorare prima dei fatidici 65 o 64 anni, mentre altre continuano ad esercitare un’attività lucrativa anche dopo l’età di pensionamento.
La scelta del momento del pensionamento dipende da numerosi fattori: la situazione economica degli interessati, le condizioni di salute, le prestazioni offerte dalla previdenza professionale.
L’andamento congiunturale gioca pure un ruolo importante. La crisi economica della seconda metà degli anni Novanta ha spinto diversi settori economici a ridurre il numero di posti di lavoro attraverso licenziamenti o pensionamenti anticipati, in particolare nel settore bancario e nel settore pubblico.
AVS e flessibilità
La 10a revisione dell’AVS ha introdotto una prima forma di flessibilità che consente a uomini e donne di anticipare di due anni o di posticipare di 5 anni la riscossione della rendita di vecchiaia rispetto all’età legale di pensionamento, subendo tuttavia una riduzione della rendita.
Il tasso di riduzione attuariale è pari al 6,8% all’anno. Le donne – che sono nate fra il 1939 e il 1947 – hanno potuto beneficiare di un tasso di riduzione ridotto del 3,4% per compensare l’aumento dell’età di pensionamento da 62 a 64 anni.
Il sistema attuale basato su un’età di pensionamento fissa è ritenuto troppo rigido, poiché non consente di tenere conto della varietà dei percorsi professionali. La necessità del pensionamento flessibile è riconosciuta da tutti, ma i pareri divergono sui modelli e sul finanziamento delle prestazioni.
La votazione federale del 30 novembre ripropone lo scontro classico fra la sinistra e i sindacati – favorevoli all’iniziativa sindacale per un’età di pensionamento flessibile – e i partiti borghesi affiancati dalle associazioni economiche – contrari all’iniziativa.
Per un pensionamento flessibile a 62 anni
La sinistra, i verdi e i sindacati si battono per un pensionamento flessibile sociale nell’ambito dell’AVS, il cui finanziamento è assicurato dai contributi di dipendenti, datori di lavoro e dall’ente pubblico (vedi grafico).
L’iniziativa popolare “per un’età di pensionamento flessibile” dell’Unione sindacale svizzera (USS), che ha raccolto 106 507 firme valide, intende permettere alle persone di condizione economica modesta di beneficiare del pensionamento anticipato a 62 anni senza riduzione della pensione AVS.
È una questione di equità sociale, sostengono i fautori dell’iniziativa. È giusto offrire alle persone, che hanno guadagnato meno e hanno eseguito lavori pesanti, la possibilità di andare in pensione prima senza riduzione delle prestazioni.
L’iniziativa sindacale chiede l’introduzione di una rendita di vecchiaia non ridotta a partire da 62 anni per tutte le persone, il cui reddito da attività lucrativa è inferiore a 119 340 franchi all’anno. La maggior parte della popolazione attiva risponde ai criteri previsti dall’iniziativa: il 98% delle donne e l’85% degli uomini è tra i beneficiari potenziali.
I costi dell’iniziativa sindacale
L’iniziativa comporterebbe costi supplementari di 779 milioni di franchi per l’AVS, se l’età pensionabile delle donne dovesse aumentare a 65 anni rispettivamente di 1,26 miliardi di franchi, se l’età pensionabile delle donne dovesse rimanere a 64 anni.
Secondo i sindacati si tratta di un onere sopportabile per le finanze dell’AVS pari al 2,4% rispettivamente al 3,8% delle uscite AVS nel 2007 che può essere finanziato con un modesto aumento dei contributi sociali a carico di aziende e dipendenti.
Il fronte composto dai partiti borghesi – composto dal Partito liberale radicale, dall’Unione democratica di centro e dal Partito popolare democratico – e dalle associazioni economiche ritiene invece che i costi elevati dell’iniziativa mettano in serio pericolo il finanziamento delle pensioni.
Se l’iniziativa fosse accettata, l’età di pensionamento legale verrebbe, di fatto, ridotta di due rispettivamente di tre anni. L’iniziativa sindacale non tiene conto dell’evoluzione demografica che mette a dura prova la solidità finanziaria del sistema previdenziale a medio-lungo termine.
Il parlamento fatica a trovare un’alternativa
Il parlamento ha respinto a larga maggioranza l’iniziativa sindacale: 127 no contro 61 sì al Consiglio nazionale (camera del popolo), 32 voti contrari e 7 favorevoli al Consiglio degli Stati (camera dei cantoni).
L’Assemblea federale non è ancora riuscita a trovare un consenso su un modello alternativo al pensionamento flessibile proposto dai sindacati. Il processo di riforma dura da un decennio anche perché l’ultima parola spetta quasi sempre al popolo sovrano.
Nel 2004 il popolo svizzero respinse seccamente il progetto di 11a revisione dell’AVS che prevedeva un aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 senza un aiuto sociale per le persone con reddito modesto, malgrado le promesse fatte da parlamento e governo.
In marzo la camera del popolo ha approvato una nuova versione dell’11esima revisione dell’AVS che è la fotocopia di quella respinta nel 2004.La camera dei cantoni affronterà l’11esima revisione AVS in seduta plenaria solamente dopo la votazione del 30 novembre.
In attesa di trovare un’alternativa valida al pensionamento flessibile proposto dai sindacati, il presidente della Confederazione Pascal Couchepin e il partito liberale radicale hanno proposto di passare direttamente alla 12esima revisione AVS.
Questa grande riforma dovrebbe consentire d’introdurre un pensionamento flessibile fra i 62 e i 70 anni con prestazioni che dipendono dall’evoluzione economica e demografica.
swissinfo, Andrea Arcidiacono
La Costituzione federale del 18 aprile 1999 è modificata come segue:
Art. 112 cpv. 2 lett. e (nuova)
e. chi ha cessato l’attività lucrativa ha diritto a una rendita di vecchiaia al compimento dei 62 anni. La legge disciplina il diritto alla rendita in caso di abbandono parziale dell’attività lucrativa. La legge fissa una franchigia per i bassi redditi da attività lucrativa.
La rendita riscossa prima dell’età incondizionata di pensionamento non è ridotta se il reddito da attività lucrativa dell’assicurato era inferiore al 150 per cento del reddito massimo considerato
per il calcolo della rendita AVS. Il diritto incondizionato alla rendita di vecchiaia sorge il più tardi con il compimento dei 65 anni.
L’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) è finanziata secondo il cosiddetto principio di ripartizione. Contrariamente alla previdenza professionale (cassa pensioni) o al conto di risparmio, per questo genere di finanziamento non viene costituito un capitale con i risparmi realizzati in diversi anni.
Le spese dell’AVS di un anno corrispondono all’incirca alle sue entrate annue, vale a dire che, nel corso dello stesso lasso di tempo, i contributi che entrano sono versati ai beneficiari di rendita, quindi “ripartiti”.
Le prestazioni dell’AVS sono principalmente finanziate tramite i contributi degli assicurati e dei datori di lavoro. La Confederazione e i Cantoni contribuiscono alle spese nella misurà del 16,4% e del 3,6%. Dal 2008 la Confederazione assume anche la quota a carico dei Cantoni.
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