Legge sulla cultura: no al capitolo sociale
La camera bassa ha cominciato a discutere la proposta di legge sulla promozione della cultura. Il testo regolerà la ripartizione dei compiti tra Confederazione, cantoni e comuni, ma non rafforzerà la sicurezza sociale degli artisti.
L’Unione democratica di centro (UDC, destra nazional-conservatrice) teme una «cultura di stato» e ha proposto di non entrare in materia. La maggioranza dei deputati ha però deciso di discutere la proposta di legge, che riguarda anche il lavoro della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia. Vari oratori hanno sottolineato l’importanza della cultura nella società e l’utilità di una base legale.
Il dibattito proseguirà giovedì. Nella seduta di martedì, la camera del popolo ha chiaramente respinto l’idea di includere nella legge misure intese a rimediare ai problemi di sicurezza sociale e di previdenza professionale che contraddistinguono gli artisti.
La maggioranza borghese ritiene che la legge sulla promozione della cultura non sia la cornice adeguata per risolvere questo problema. Il tema sarà affrontato in un secondo tempo e in modo separato.
Il plenum ha invece accolto, grazie a un’alleanza di circostanza tra l’UDC e la sinistra, una proposta secondo cui la Confederazione versa all’istituto di previdenza vincolato all’artista interessato una percentuale dei sussidi riconosciuti agli attori culturali. La decisione è stata presa contro l’avviso del ministro dell’interno Pascal Couchepin, per il quale ciò equivale a trasformare gli artisti in funzionari della Confederazione. Solo a questi ultimi, infatti, possono essere versate prestazioni simili.
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