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Ostriche e champagne pagati dall’assicurazione malattie?

I globuli, sferule di saccarosio e lattosio, sono una delle tre categorie di medicinali omeopatici, assieme a granuli e gocce Keystone

Inutile, fuori luogo e pericoloso: così è definito dagli avversari l'articolo costituzionale sulla medicina complementare, in votazione il 17 maggio. Fra i rari oppositori, il parlamentare liberale radicale Ignazio Cassis, medico, illustra a swissinfo le ragioni del no.

La campagna per la votazione sull’articolo che ancorerebbe nella Costituzione federale l’obbligo per la Confederazione e i Cantoni di riconoscere la medicina complementare è caratterizzata dalla totale assenza di dibattito contradditorio. I sostenitori, almeno finora, hanno avuto il campo libero.

Alla luce dei sondaggi che danno una chiara vittoria dei “sì” il 17 maggio, il ristretto campo degli avversari sembra rassegnato. Apparentemente, gli oppositori non vogliono investire mezzi e forze in una battaglia che sembra persa in partenza. Preferiscono affilare le armi per lo scontro decisivo, ossia quando si tratterà di decidere le modalità di applicazione dell’articolo costituzionale. Il testo sancisce solo un principio astratto. Cosa significhi concretamente è ancora tutto da vedere.

Fonte di litigi

Questo tatticismo politico rammarica Cassis. A suo parere, chi è contrario dovrebbe uscire allo scoperto e combattere questo articolo, perché “crea confusione e insicurezza”: “introduce nel sistema un elemento di disturbo assai pernicioso che porterà a continui conflitti”.

Oltre a discriminare la medicina classica, non iscritta nella Costituzione, il testo “è vago, non definisce la medicina complementare”, rileva il deputato liberale radicale. Di conseguenza, se sarà approvato in votazione popolare, “chiunque inventerà qualsiasi metodo, magari vicino alla magia o all’astrologia, e dirà che grazie a questo ha dei pazienti che stanno meglio, pretenderà che quel metodo sia rimborsato dall’assicurazione malattie obbligatoria”, pronostica Cassis, che per anni è stato medico cantonale in Ticino.

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Assicurazione malattia di base

Questo contenuto è stato pubblicato al Dal 1996, con l’entrata in vigore della Legge sull’assicurazione malattia (LAMal), ogni persona che abita in Svizzera ha l’obbligo di sottoscrivere individualmente un’assicurazione malattia di base che copre un determinato catalogo di prestazioni. La gestione è affidata al settore privato. L’assicurato può scegliere liberamente l’assicuratore, il quale deve accettarlo a prescindere dalla sua età e…

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Un incentivo a “consumare” terapie

Ma non si tratta forse di una reazione di difesa corporativa dei professionisti della medicina convenzionale? Assolutamente no, replica Ignazio Cassis, sottolineando che, al contrario, anche i medici “tradizionali” potrebbero trarre finanziariamente profitto dalla moltiplicazione di terapie alternative pagate dall’assicurazione di base. Potrebbero praticarle in aggiunta alla medicina classica, adeguando l’offerta alla domanda.

Il rischio di gonfiare il “consumo” di prestazioni di medicine complementari è proprio un altro aspetto evidenziato dagli oppositori. I pazienti che si fanno curare esclusivamente con terapie alternative, infatti, rappresentano solo un’infima percentuale. Per la stragrande maggioranza di chi ricorre alle cosiddette medicine dolci, le aggiunge alla medicina classica.

Secondo Cassis, “non è eticamente corretto obbligare la collettività a pagare prestazioni che non soddisfano i tre criteri fissati dall’articolo 32 della Legge sull’assicurazione malattie (LAMal) per il rimborso”, ossia efficacia, appropriatezza ed economicità.

“Se una medicina complementare rispondesse a questi criteri, già adesso sarebbe rimborsata dall’assicurazione di base. Non ci sarebbe bisogno di alcuna nuova disposizione giuridica. Il problema è che, salvo qualche rara eccezione, fino a oggi le medicine complementari non hanno fornito la prova dell’efficacia”, spiega il medico. A riprova, ricorda che certi fitofarmaci e l’agopuntura, la cui efficacia è dimostrata scientificamente, fanno parte delle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria.

Prove scientifiche internazionali

Circa le contestazioni della valutazione scientifica che ha portato all’esclusione di cinque medicine alternative dall’assicurazione di base, Cassis sottolinea che la prova dell’efficacia è basata su studi internazionali. “Il programma di valutazione svizzero ha un certo peso, ma quel che conta veramente è la letteratura scientifica mondiale”.

Il metodo scientifico è un insieme di regole che consente di stabilire se la guarigione è il risultato dell’intervento terapeutico o se è semplicemente dovuta al caso. Perciò “è importante”, spiega il medico.

In pratica, prosegue Cassis, i sostenitori dell’articolo costituzionale, vogliono ottenere una retromarcia sulle cinque medicine escluse, benché esse non abbiano dimostrato l’efficacia. In tal caso, si violerebbe l’articolo 32 della LAMal.”O stralciamo il criterio dell’efficacia dalla LAMal o lo lasciamo e allora non ammettiamo quelle cinque medicine nell’assicurazione obbligatoria”, sottolinea il deputato.

Pseudoterapie pagate dalla collettività?

Il liberale radicale s’interroga quindi su cosa farà il legislatore. Sottoporrà alla legge soltanto la medicina classica, che dovrà continuare a rispettare rigorosamente le regole dell’arte, mentre tutto quello che sarà etichettato come medicina complementare sarà pagato incondizionatamente dalla collettività? Oppure abolirà le condizioni per il rimborso per tutte le medicine?

A quel punto ognuno potrà esigere che qualsiasi cosa che lo faccia stare meglio sia pagato dalla cassa malattie. “Visto che mi passa il mal di testa mangiando ostriche e bevendo champagne chiederò il rimborso all’assicurazione malattie”, obietta Cassis.

“Il discorso va capovolto: non deve essere abolito il criterio dell’efficacia per rimborsare le medicine alternative, ma devono essere le medicine alternative che dimostrano di essere efficaci per essere rimborsate”.

Inoltre, “la costituzione non è il livello giuridico giusto” per regolamentare la medicina. Simili questioni vanno disciplinate da leggi e ordinanze. La costituzione è “la Carta fondamentale dello Stato in cui si iscrivono diritti e doveri dei cittadini”, rammenta il parlamentare.

swissinfo, Sonia Fenazzi

Nel 1999 sono state introdotte provvisoriamente nell’assicurazione malattie obbligatoria cinque medicine complementari – omeopatia, fitoterapia, terapia neurale, medicina tradizionale cinese e antroposofica – praticate da medici.

Durante il periodo di prova di 5 anni è stato valutato se rispondevano ai tre criteri fissati dalla legge per essere rimborsate dall’assicurazione di base, ossia efficacia, economicità e adeguatezza.

Il programma di valutazione ha concluso che la loro efficacia non è provata scientificamente. Nel 2005 il ministro della sanità Pascal Couchepin le ha quindi escluse dall’assicurazione obbligatoria.

Nel frattempo, i fautori hanno lanciato un’iniziativa popolare che proponeva un articolo costituzionale per la “completa considerazione della medicina complementare” da parte di Cantoni e Confederazione. L’iniziativa ha raccolto quasi 140mila firme.

Il parlamento le ha opposto un controprogetto indiretto, che ha mantenuto lo stesso articolo senza il termine “completa”.

I promotori dell’iniziativa hanno allora ritirato il loro testo.

L’elettorato il 17 maggio dovrà perciò pronunciarsi solo sul controprogetto.

Fra i grandi partiti svizzeri, solo l’Unione democratica di centro raccomanda il “no” all’articolo costituzionale “Un futuro con la medicina complementare”. Sulla stessa posizione ci sono anche l’Unione democratica federale e il Partito della Libertà/Partito degli automobilisti.

Il Partito liberale radicale (PLR) raccomanda il sì. Una decisione adottata non dall’assemblea dei delegati, ma dai presidenti delle sezioni cantonali del PLR, che non sembra fare l’unanimità in seno al partito. Infatti, i Giovani PLR si sono schierati contro. Anche le sezioni del PLR zurighese, ginevrina, neocastellana e turgoviese si sono pronunciate per il “no”. Non è escluso che altre sezioni cantonali si affianchino agli oppositori. Alla Camera del popolo, i deputati PLR erano divisi: 16 hanno approvato l’articolo, 3 lo hanno rifiutato e 13 si sono astenuti.

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