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Servizio civile: basta la prova dei fatti

I giovani che non vogliono prestare servizio militare e optano per il servizio civile non dovranno più sottoporsi ad un esame di coscienza. Giovedì il Consiglio degli Stati (camera dei cantoni) ha dato ragione su questo punto al Consiglio nazionale (camera del popolo), con 31 voti senza opposizioni.

I senatori hanno bensì affermato che la procedura attuale, che prevede una domanda d’ammissione al servizio civile, un esame di coscienza e un servizio che dura una volta e mezza il servizio militare, funziona bene.

Ma poiché ben il 95% delle domande d’ammissione è approvato, come ha ricordato il radicale Hans Altherr, il gioco non vale la candela. Secondo i membri del Consiglio degli Stati, il fatto di accettare un servizio che dura 390 giorni, rispetto ai 260 giorni del servizio militare, è una prova sufficiente dell’esistenza di un conflitto di coscienza.

Gli Stati hanno invece respinto la proposta della sinistra di ridurre i giorni del servizio civile a 1,2 volte quelli del servizio militare e non hanno seguito il Consiglio nazionale che proponeva di aumentare questo fattore all’1,8 quando l’esercito per tre anni consecutivi è a corto di reclute.

Il dossier tornerà dunque al Consiglio nazionale, ma l’abolizione dell’esame di coscienza è ormai acquisita.

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