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Bombe a grappolo messe al bando

I rappresentanti di un centinaio di paesi, tra cui la Svizzera, hanno firmato mercoledì a Oslo un trattato che vieta l'uso di bombe a grappolo. Tra i grandi assenti gli Stati Uniti, la Russia e la Cina.

“La firma di questo trattato da parte di 111 Stati rappresenta una tappa importante nella storia del diritto umanitario internazionale”, ha dichiarato l’ambasciatrice Christine Schraner Burgener.

La responsabile della delegazione svizzera, presente a Oslo assieme alla ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey, ha sottolineato che la Confederazione ha svolto un ruolo importante nella ricerca di un compromesso.

A livello svizzero, il parlamento dovrà ora modificare la legge sul materiale di guerra.

Il trattato vieta la produzione, l’utilizzo, lo stoccaggio, il commercio e il trasferimento di queste armi. Le bombe a grappolo contengono centinaia di ordigni più piccoli, che seminano morte e distruzione su una vasta area. Inoltre, spesso queste piccole bombe non esplodono, trasformandosi di fatto in mine antiuomo. Secondo l’organizzazione “Handicap International”, circa 100’000 persone, di cui il 98% civili, sono state uccise o hanno subito mutilazioni in seguito all’esplosione di questi ordigni dal 1965 ad oggi.

Il trattato avrà tuttavia una portata limitata, poiché le grandi potenze militari che producono o utilizzano queste armi – in particolare Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, India o Pakistan – non hanno firmato la convenzione.

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