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Democrazia diretta in Svizzera

Quattro partiti in assemblea

Un plebiscito per la fusione tra radicali e liberali Keystone

Liberali e radicali hanno detto sì alla fusione dei loro partiti. Socialisti, verdi e popolari democratici hanno discusso di crisi finanziaria, bonus e nucleare.

Era un matrimonio annunciato e sabato è stato sancito da una valanga di sì. Dal 2009, il Partito liberale radicale (PLR) e il Partito liberale (PLS) saranno una cosa sola e si chiameranno: PLR – I Liberali.

I due partiti si sono riuniti a Berna in sale distinte. I delegati del PLR hanno votato la fusione all’unanimità. Qualche remora in più l’hanno avuta i delegati del PL. «Cumulare i risultati elettorali per dirci che siamo più forti non significa ancora avere un progetto comune», ha ammonito l’ex consigliere nazionale Christoph Eymann. Ma con 49 voti a favore della fusione, 8 contrari e un’astensione, i liberali hanno ascoltato piuttosto la voce di Jacques-Simon Eggly che ha detto di non volere «che le idee liberali siano difese a livello nazionale da una specie in via d’estinzione».

In effetti, il partito che ebbe un ruolo fondamentale nella nascita della Confederazione moderna (1848), oggi è radicato solo nella Svizzera francese e a Basilea e questo non basta ad avere un peso politico a livello nazionale.

No ai «Blospel»

L’assemblea dei due partiti ha approvato gli statuti unici che prevedono una certa autonomia delle sezioni cantonali (anche per quanto riguarda la denominazione). È stato inoltre stralciato l’obbligo per i membri di adattarsi al programma del partito.

Per il presidente del PLR Fulvio Pelli, la fusione dovrebbe dare nuovo slancio al partito e portarlo ad attaccare il secondo posto – per numero di elettori – dei socialisti.

Insieme al presidente del PLS Pierre Weiss, Pelli ha poi invocato un ritorno ai valori svizzeri: libertà, responsabilità personale, lavoro e umiltà; valori bistrattati da quelli che Pelli ha definito i «Blospel», ovvero persone come Christoph Blocher e Marcel Ospel, ex presidente di UBS.

Attacco socialista ai bonus

Anche il Partito socialista (PS) si è riunito sabato in congresso. Ad Aarau ha discusso il tema dell’intervento statale «salva UBS». I socialisti chiedono al governo di imbastire un programma di investimenti completo: ai miliardi destinati al salvataggio della piazza finanziaria dovranno seguirne altri in favore della forza lavoro.

I delegati hanno adottato due risoluzioni sulla crisi finanziaria e sulla congiuntura economica, nelle quali si esige la fine della cultura dei bonus e dei salari stratosferici dei top manager. Sulla stessa linea la consigliera federale Micheline Calmy-Rey, che ha ammesso: «Il pacchetto di misure del governo può essere migliorato».

Per i socialisti, i 68 miliardi di franchi del piano governativo non dovrebbero essere attribuiti senza una contropartita seria e reali garanzie ai cittadini. Gli attuali responsabili di UBS devono passare alla cassa: il presidente Peter Kurer è invitato a dimettersi e i manager che hanno approfittato della sempre più diffusa cultura dei bonus devono restituire i milioni intascati senza merito alcuno.

Per sostenere la congiuntura, i socialisti chiedono un nuovo programma di investimenti. In particolare bisognerà privilegiare il risanamento a livello energetico degli edifici, compensare il rincaro e prevedere aumenti reali di salario.

Altro tema affrontato dai socialisti, la libera circolazione delle persone con l’Unione europea che andrebbe estesa senza remore a Romania e Bulgaria.

Anche il PPD contro i bonus

Uno «stop ai bonus UBS» è arrivato anche dal congresso del Partito popolare democratico (PPD). Finché la Confederazione deterrà una partecipazione in UBS, la banca non dovrà elargire alcun bonus ai suoi dirigenti e membri del consiglio d’amministrazione. È quanto affermato a Berna dal presidente del partito, Christophe Darbellay.

Dal canto suo, la consigliera federale Doris Leuthard ha rassicurato i delegati: la piazza finanziaria svizzera continua ad essere stabile e sicura. Leuthard ha inoltre affrontato il tema della libera circolazione delle persone, esprimendosi in favore di una sua estensione.

A questo proposito, il PPD ha adottato una risoluzione: il partito chiede non solo che si prosegua nella direzione intrapresa, ma che si proceda anche ad un rafforzamento della via bilaterale.

I Verdi lanciano una campagna contro il nucleare

I Verdi, riuniti a Baden, hanno ufficialmente lanciato la loro campagna contro la costruzione di nuovi impianti nucleari. Per i delegati, l’abbandono del nucleare a favore delle energie pulite è sostenibile anche da un punto di vista economico.

I Verdi hanno inoltre tracciato un parallelo tra la crisi finanziaria attuale e il nucleare. Per il presidente Ueli Leuenberger, «gli ambienti che spingono per un futuro con l’energia nucleare sono gli stessi all’origine dei problemi economici attuali».

Nel corso dell’assemblea, i Verdi hanno approvato una risoluzione suddivisa in dieci punti volta a promuovere l’elettricità verde e l’efficienza energetica. Il piano d’azione prevede la riduzione del consumo di energia elettrica per il riscaldamento, il miglior isolamento degli edifici e un maggior utilizzo dell’energia solare per riscaldare l’acqua. Oltre a ciò andrebbero favoriti apparecchi elettrici e sistemi di illuminazione a basso consumo.

swissinfo e agenzie

Il partito nato dalla fusione del PLR e del PLS dovrebbe raccogliere circa il 17,7% dei e confermarsi come terzo partito svizzero.

Il PLR dovrebbe così difendere anche il suo secondo seggio in Consiglio federale da eventuali attacchi dei popolari democratici. In parlamento PLR e PLS formano un gruppo comune già dal 2003.

Il vero e proprio «contratto di fusione» sarà ratificato il 28 febbraio in occasione di una seconda assemblea comune. In febbraio saranno anche designati i nuovi vertici del partito.

Al momento nessuno contesta a Fulvio Pelli – attuale presidente del PLR – il ruolo di guida della nuova formazione politica.

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