Riabilitare gli antifranchisti svizzeri
I circa 800 svizzeri condannati per aver combattuto il franchismo durante la guerra civile spagnola negli anni Trenta devono essere riabilitati, ritiene il Consiglio nazionale (130 voti favorevoli, 32 contrari, 13 astenuti).
Soltanto i deputati dell’Unione democratica di centro (destra nazional-conservatrice) si sono opposti o astenuti nella votazione concernente il progetto di legge elaborato in seguito all’iniziativa parlamentare del deputato socialista Paul Rechsteiner.
Dal 1936 al 1939, in Spagna sono morti 170 svizzeri. Al rientro nella Confederazione, la maggior parte dei superstiti è stata condannata per aver servito in un esercito straniero e ha scontato vari mesi di carcere. «A 70 anni di distanza, questo è l’ultimo momento possibile per riabilitarli, poiché solo un manipolo di loro è ancora in vita», ha ricordato Rechsteiner.
A suo parere, è necessario «riparare un’ingiustizia storica», poiché i volontari «si sono battuti anche per i valori della democrazia svizzera».
Esprimendosi a nome del governo, la ministra della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf ha affermato che «non è nostro compito valutare le sanzioni adottate all’epoca dalla giustizia militare. Tuttavia, tenuto conto delle attuali conoscenze e dei nostri valori, questa lotta per la libertà e la democrazia merita d’essere riconosciuta».
Secondo l’esponente democentrista Alfred Heer, invece, «il cittadino svizzero non è tenuto a svolgere attività belliche all’estero, oltretutto al soldo di un regime sostenuto dall’ex Unione sovietica».
Sul tema dovrà ora pronunciarsi la Camera alta del Parlamento (Consiglio degli Stati).
Il parlamento ha già riabilitato le persone condannate per aver aiutato le vittime del nazismo.
Tuttavia, non ha voluto estendere la portata del testo alle persone sanzionate per essersi opposte al nazismo e al fascismo.
L’annullamento delle condanne penali non dà alcun diritto a un risarcimento pecuniario.
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