The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

Putin chiama Trump, “dare una chance ai negoziati con l’Iran”

Keystone-SDA

Washington e Mosca tornano a parlarsi. Dopo un mese e mezzo di silenzio, Il presidente americano Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin hanno avuto una conversazione telefonica di "un'ora e mezza" in cui si è discusso di Iran e Ucraina.

(Keystone-ATS) In un momento in cui le due partite appaiono peraltro sempre più incrociate. L’iniziativa è stata del Cremlino e cade pochi giorni dopo l’incontro a San Pietroburgo tra il presidente russo e il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi. Putin ha lodato quella che ha definito “la saggia decisione” di Trump di estendere il cessate il fuoco che può contribuire a “stabilizzare la situazione” in Medio Oriente e “dare una chance ai negoziati” che al momento appaiono in una fase di completo stallo. Lo zar, rilanciando la disponibilità di Mosca a mediare per la pace, ha quindi offerto a Washington idee e suggerimenti su come risolvere innanzitutto la questione del nucleare iraniano, forte proprio del suo recente faccia a faccia con Araghchi ma anche del messaggio ricevuto dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, la scorsa settimana. E nelle ore in cui la tensione tra Washington e Teheran sembra tornare a salire, Putin ha messo ancora una volta in chiaro col presidente Usa che “condurre un’operazione di terra in Iran sarebbe inaccettabile e pericolosa” e comporterebbe “gravissime conseguenze per l’intera comunità internazionale”.

Lo zar si è poi detto pronto a una tregua con Kiev per il Giorno della Vittoria, il 9 maggio, con Trump che ha insistito nel sostenere che l’accordo sull’Ucraina è vicino. Finora però nessuna schiarita appare all’orizzonte sia sul fronte ucraino che su quello iraniano.

In quest’ultimo caso Trump non sembra per nulla intenzionato a mollare: vuole mettere l’Iran all’angolo e costringerlo a capitolare. Dopo aver respinto l’offerta per riaprire lo Stretto di Hormuz, il presidente ha confermato che tirerà dritto sul blocco per tutto il tempo che sarà necessario. E se Teheran non dovesse cedere, sono già pronti – riporta Axios – piani per un’ondata di attacchi “breve e potente” nella speranza di sbloccare lo stallo nei negoziati. Per mostrare di fare sul serio il commander-in-chief ha pubblicato su Truth un’immagine creata dall’intelligenza artificiale che lo ritrae mentre impugna un mitra in piedi di fronte a una catena montuosa sconvolta dalle esplosioni: il regime deve “darsi una regolata”. La risposta dell’Iran non si è fatta attendere, con la minaccia di intraprendere presto “azioni militari concrete e senza precedenti” se il blocco Usa dei porti iraniani non verrà rimosso.

E con la tensione che torna alle stelle schizzano le quotazioni del petrolio, con il Brent che vola a un passo dai 120 dollari al barile e il Wti che sale di quasi il 6%. Una corsa che, secondo gli analisti, continuerà visto che la prospettiva di una riapertura dello Stretto si allontana. Per mitigare gli effetti del caro-greggio sugli americani in vista delle elezioni di metà mandato, Trump ha incontrato alla Casa Bianca i vertici delle maggiori società petrolifere americane per valutare insieme misure ad hoc per calmierare i prezzi della benzina, salita ai massimi dell’anno a 4,23 dollari al gallone (circa 3,8 litri). Poi ha definito “fantastica” l’uscita degli Emirati dall’Opec.

Se l’Iran cederà e quanto tempo ci vorrà non è chiaro. E il tempo non è al momento dalla parte di Trump: il primo maggio sono 60 giorni dall’inizio della guerra, e se il presidente non chiederà l’autorizzazione al Congresso i democratici sono pronti a fargli causa. Nel corso della sua prima audizione in Congresso da quando è iniziata la guerra, il capo del Pentagono, Pete Hegseth, non ha risposto ai democratici che lo incalzavano su quanto durerà ancora la guerra. Difendendo a spada tratta l’operazione Epic Fury, Hegseth ha riferito che finora la campagna in Iran è costata 25 miliardi di dollari senza però sbilanciarsi su quale potrebbe essere il conto finale da pagare per i contribuenti. “Quanto vale garantire che l’Iran non ottenga mai l’arma nucleare?”, ha risposto in tono di sfida bollando i liberal come “anti-americani”.

Articoli più popolari

I più discussi

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR