Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
la mia passione per il gioco del calcio si è un po' incrinata a 9 anni quando, in vista di una partita, l'allenatore consigliò a me e ai miei coetanei di gettarci "per terra e urlare" appena un avversario ci avesse toccati. Già allora, mi sembrava una direttiva poco educativa da dare a una squadra di bambini. Ieri, proprio attorno a una simulazione si è giocato il destino della Nazionale svizzera ai Mondiali. Benché la mia insofferenza per le simulazioni rimanga inalterata, condivido le perplessità del resto della tifoseria elvetica riguardo alle decisioni arbitrali, senza le quali la storia avrebbe potuto essere diversa.
Buona lettura!
La Nazionale svizzera di calcio è stata eliminata ai quarti di finale dei Mondiali dall’Argentina. Un risultato da copione, si potrebbe pensare, ma nella Confederazione prevale il sentimento di essere stati penalizzati dalle decisioni arbitrali.
Dopo aver pareggiato nel secondo tempo, sull’1-1 la Svizzera sembrava lanciata, se non verso la vittoria, perlomeno verso una partita combattuta contro i campioni del mondo in carica. Poi un intervento del VAR ha trasformato un cartellino giallo ai danni dell’Argentina in un giallo per simulazione nei confronti del rossocrociato Breel Embolo che, essendo già stato ammonito, ha dovuto lasciare il terreno di gioco. La Svizzera, rimasta con dieci giocatori, ha subito due gol nei supplementari.
La simulazione c’era, ma la decisione di far intervenire il VAR su un’azione anodina al centro del campo, oltre al la presunta indulgenza dell’arbitro nei confronti dell’Albiceleste dimostrata in precedenza, hanno scatenato non poca polemica. Il primo a lamentarsi è stato lo stesso allenatore elvetico Murat Yakin che, dopo la sconfitta, ha affermato: “Questa decisione ha cambiato la partita, oggi non ha vinto il calcio”.
Come scrive RSI nel suo commento: “Con il tempo ci sarà modo di apprezzare il cammino nel miglior Mondiale da 72 anni a questa parte. Ma per adesso, a prevalere è soprattutto il rimpianto”.
Quaranta milioni di troppo sono stati versati negli ultimi anni all’estero sotto forma di rendite dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) e dell’Assicurazione invalidità (AI). Sono 17 i milioni che restano ancora da recuperare e 300’000 sono “definitivamente persi”.
Lo scrivono le testate del gruppo Tamedia, citando le cifre dell’Ufficio centrale di compensazione (UCC) che versa circa 8 miliardi di franchi ogni anno a persone residenti all’estero che hanno lavorato in Svizzera.
I versamenti in eccesso sono legati soprattutto a ritardi nella comunicazione di un decesso, di un cambiamento di stato civile o di indirizzo, in particolare quando ci si trasferisce in un Paese con cui la Svizzera non dispone di un accordo di sicurezza sociale. In alcuni casi si tratta di frode, precisano i giornali di Tamedia, citando il caso di un uomo del Mali che ha fatto credere per anni di abitare ancora in Svizzera ed è poi stato condannato a rimborsare 72’000 franchi.
Il recupero di fondi versati indebitamente “è più complesso all’estero che in Svizzera”, scrive l’UCC. Un recente rapporto del Controllo federale delle finanze sottolinea che ci sono ancora molti margini di miglioramento per evitare i versamenti non dovuti. La situazione è comunque meno grave rispetto a qualche anno fa. Nel 2020, l’importo totale delle prestazioni pagate in eccesso ammontava ancora a quasi 82 milioni di franchi. Ad aiutare è stata l’introduzione di alcune novità, come lo scambio automatico dei dati, ad esempio sui decessi, con le autorità di diversi Paesi.
La Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha dato torto al Tribunale federale (TF) svizzero nell’ambito del caso dell’uomo d’affari Jean Claude Gandur in una vicenda che opponeva quest’ultimo al giornale Le Courrier.
Gandur aveva presentato una denuncia 11 anni fa, in sede civile e penale, a seguito di un articolo pubblicato nel contesto dei lavori di ristrutturazione del Museo d’arte e di storia di Ginevra. La fondazione dell’uomo d’affari svizzero proponeva di investire 40 milioni di franchi nel progetto in cambio della possibilità di esporre le proprie collezioni. L’articolo metteva in discussione l’origine del patrimonio del miliardario, menzionando le attività di trading petrolifero di Gandur in Africa e parlando di presunta corruzione legata a una delle sue società.
Il caso è approdato al TF che, ribaltando la decisione dell’istanza precedente, aveva stabilito che Le Courrier si era reso colpevole di lesione della personalità. Secondo la CEDU, però, l’articolo si basava “su una base fattuale accertata, senza ricorrere ad affermazioni prive di fondamento”, e vi era un interesse pubblico a occuparsi dei beni del mecenate.
Secondo i e le giudici di Strasburgo, i tribunali svizzeri avrebbero dovuto prendere in considerazione la violazione della libertà di espressione e non limitarsi a esaminare la lesione della personalità. La CEDU ha quindi condannato la Svizzera a versare a Le Courrier 52’600 euro a titolo di spese processuali e 4’000 euro a titolo di risarcimento per danno morale.
Avete voglia di trascorrere le vacanze immersi nella natura elvetica? Come ogni anno il Touring club svizzero ricorda che è possibile campeggiare liberamente nella Confederazione, ma vanno rispettate regole ferree.
Il campeggio libero, che consiste nel trascorrere la notte in tenda, in furgone o in camper al di fuori delle strutture ufficiali, sta guadagnando popolarità. Ma non è possibile ovunque in Svizzera, dove non esiste una normativa uniforme a livello federale e le regole possono cambiare a seconda del cantone o del comune.
Il TCS raccomanda quindi di contattare il comune o la polizia locale prima di sistemarsi per la notte. Se si tratta di un terreno privato, è indispensabile l’autorizzazione del proprietario.
Il campeggio libero è sistematicamente vietato in diverse aree protette, come i distretti federali di caccia, le zone di tranquillità per la fauna, il Parco nazionale svizzero e altre aree naturali protette. Il bivacco, dal canto suo, è generalmente tollerato al di sopra del limite del bosco, a condizione di rispettare le normative locali. La regola d’oro, infine, è di rispettare la natura e di non lasciare alcuna traccia del proprio passaggio.
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