Percepire l’AVS all’estero: quando serve un certificato di vita?
Fino al 2022, per percepire una rendita dell'AVS, svizzeri e svizzere residenti all'estero dovevano compilare annualmente un certificato per dimostrare di essere ancora in vita. Nonostante non sia più necessario, c'è ancora un po' di confusione in seno alla comunità elvetica all'estero su questo documento. Facciamo il punto della situazione.
Per evitare versamenti indebiti delle rendite dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), la Cassa svizzera di compensazione richiedeva alle persone che hanno lavorato in Svizzera e si sono in seguito trasferite all’estero di compilare un certificato di vitaCollegamento esterno (anche chiamato “attestazione di esistenza in vita”) ogni anno.
Questo onere poteva risultare particolarmente fastidioso, soprattutto perché il documento doveva essere convalidato dalle autorità del Paese di residenza, obbligando le beneficiarie e i beneficiari dell’AVS svizzera a inoltrarsi in una giungla amministrativa non sempre efficiente con un tempo limitato a disposizione (90 giorni dall’invio) per far giungere il certificato nella Confederazione.
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In un dibattito lanciato da Swissinfo sul gruppo Facebook “Usgwanderet” (“Espatriati”, in svizzero-tedesco), un utente scrive: “Per me era sempre molto faticoso andare in Comune e poi alla posta per spedire in Svizzera. Qui alle Canarie la posta è un disastro e una lettera impiega 3–4 settimane, se arriva. Sconsiglio pacchi da/per la Svizzera, solo DHL funziona”. Oltre alla burocrazia, dunque, in alcuni casi bisognava fare i conti anche con imprevisti e costi elevati.
Un gran sollievo
Dal 2022, però, l’iter amministrativo è cambiato per la maggior parte degli svizzeri e delle svizzere residenti all’estero. Da allora, la Cassa svizzera di compensazione (CSC) non richiede più il documento.
Il sollievo traspare anche nella discussione su Facebook, dove la maggior parte dei partecipanti indica di non averne più, o mai avuto, bisogno.
“Sono praticamente un’adolescente AVS e vivo in Irlanda. Da me tutto funziona benissimo con i pagamenti. Qui non ho mai sentito che serva un certificato di esistenza”, scrive un’utente. ” Vivo in Kenya e da alcuni anni non devo più inviare il certificato”, indica un’altra partecipante.
Alcuni altri però sostengono di doverlo ancora compilare. Abbiamo quindi chiesto delucidazioni direttamente alla Cassa svizzera di compensazione, che ha sede a Ginevra ed è responsabile dei versamenti delle rendite AVS all’estero.
I vantaggi di registrarsi presso una rappresentanza svizzera
La CSC conferma che la compilazione annuale del certificato di vita non è più necessaria. L’unica condizione è di essere registrati o registrate presso una rappresentanza svizzera (ambasciata o consolato) nel Paese di residenza oppure di abitare in un Paese con cui la Svizzera intrattiene uno scambio automatico dei dati sui decessi. Questi Paesi sono: Germania, Spagna, Francia, Italia, Croazia, Danimarca e Belgio.
Per chi non dovesse rientrare in queste categorie, il certificato è ancora necessario e, benché sia possibile oggi inviarlo anche in formato elettronico evitando le problematiche delle tempistiche postali, “la Cassa svizzera di compensazione si riserva il diritto di richiedere in qualsiasi momento l’originale”.
La CSC ricorda tuttavia che possono rendersi necessari controlli supplementari in singoli casi, ad esempio quando mancano informazioni o emergono incongruenze. “In queste situazioni, il certificato può essere richiesto anche a persone normalmente esonerate”.
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Rendite di vecchiaia all’estero: quel che c’è da sapere
Per semplificare al massimo la burocrazia, la CSC consiglia sempre di informarsi per tempo, prima del trasferimento all’estero, sulle formalità amministrative necessarie, spiegate in dettaglio sul sito del Dipartimento federale degli affari esteriCollegamento esterno (DFAE).
In particolare, la persona assicurata deve notificare la partenza al Comune di residenza in Svizzera e alla cassa di compensazione competente, che trasferirà automaticamente il dossier alla Cassa svizzera di compensazione (CSC).
Le cittadine e i cittadini svizzeri sono inoltre invitati a registrarsi presso la rappresentanza svizzera all’estero per ottenere diversi vantaggi concreti. Oltre all’esonero dall’obbligo di inviare ogni anno un certificato di vita, saranno così automatizzate anche le modifiche di indirizzo e gli eventi di stato civile.
“Per semplificare ulteriormente le pratiche, si raccomanda anche l’utilizzo della piattaforma eCdCCollegamento esterno, che consente di gestire le comunicazioni con la CSC in modo semplice, rapido e sicuro, da qualsiasi parte del mondo”, aggiunge la CSC.
Su Swissinfo, inoltre, si può trovare una guida pratica che fornisce consigli utili a chi ha deciso di lasciare la Svizzera o si trova già all’estero.
La CSC sottolinea che in caso di mancata ricezione entro il termine di 90 giorni, può accadere che i pagamenti vengano sospesi per motivi di sicurezza. “Le persone interessate ricevono successivamente un sollecito scritto”.
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Rientrare in Svizzera… dopo la morte
Secondo pilastro: la burocrazia non è finita
È importante sottolineare che la fine della necessità di compilare un certificato di vita riguarda solo l’AVS, il primo pilastro del sistema previdenziale elvetico. Le casse pensioni responsabili dei versamenti della previdenza professionale obbligatoria (LPP, secondo pilastro), non hanno ancora automatizzato il processo.
A seconda della cassa pensione a cui si è affiliati, le trafile burocratiche per dimostrare di essere ancora in vita continuano, con più o meno frequenza.
La maggior parte delle casse pensioni, ad esempio Allianz e Swisslife, possono chiedere “in ogni momento” un certificato di vita, a cui è subordinato il versamento della pensione.
Altri istituti, come la Cassa pensioni Migros, quella della Posta e Publica, indicano che i beneficiari e le beneficiarie sono tenuti a inviare il documento compilato a scadenza annuale.
Per godersi la pensione all’estero, insomma, qualche inconveniente burocratico va comunque affrontato.
A cura di Daniele Mariani
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