Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
"Perché dovrei vergognarmi di mostrarmi? È lui che dovrebbe vergognarsi, per ciò che mi ha fatto." Le parole di Paula L., 18 anni, risuonano come un messaggio di coraggio rivolto a tutte coloro che hanno subito aggressioni sessuali. Testimoniando sulla stampa, la giovane donna e sua madre, vittime presunte di abusi sessuali da parte di un ex eletto dell’UDC, vogliono dare un volto a chi subisce simili violenze.
Tuttavia, la loro battaglia è ben lungi dall’essere conclusa. Le due donne rischiano di essere espulse dalla Svizzera. Una situazione che suscita reazioni nel mondo politico.
Buona lettura,
Il sordido caso di un ex deputato dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) nel Parlamento argoviese, accusato di aver drogato e abusato sessualmente di diverse donne, suscita reazioni politiche. Due delle presunte vittime, Paula L., 18 anni, e sua madre Iwona, raccontano la loro storia sulle pagine dei giornali di Tamedia.
Paula L. ha ripreso conoscenza nel cuore della notte. Qualcuno era nel suo letto. “Era come un sogno, era irreale. Poi ho capito che era sdraiato sopra di me”, testimonia Paula L. L’ex deputato del Gran Consiglio argoviese le avrebbe somministrato droghe per renderla incosciente più di 40 volte tra i suoi 14 e 15 anni e avrebbe abusato di lei per un totale di 40 ore. È inoltre accusato di aver aggredito sessualmente Iwona L., all’epoca compagna di lui e madre della giovane, nonché un’altra donna adulta.
Iwona L. lavorava anche come collaboratrice domestica per il politico. Dopo l’arresto di quest’ultimo, le due donne di origine polacca hanno presentato una richiesta di assistenza sociale al loro Comune di residenza. Quest’ultimo ha concesso loro il minimo indispensabile e le ha segnalate all’Ufficio cantonale della migrazione. Ora rischiano di essere espulse dal Paese.
Tale trattamento riservato alle vittime alimenta ora il dibattito politico. Il Partito socialista annuncia interventi parlamentari e ritiene che Paula e Iwona L. dovrebbero essere riconosciute come casi di rigore. Nell’UDC, invece, si parla di un caso isolato che non evidenzierebbe alcuna lacuna legislativa. “Questa vicenda non rivela una falla da colmare”, afferma la consigliera nazionale Barbara Steinemann.
“Penso che un’escalation regionale possa essere evitata”. In un’intervista rilasciata a Blick, l’ambasciatrice svizzera in Medio Oriente, Monika Schmutz Kirgöz, torna sulle prospettive di pace nella regione. Parla anche del ruolo della Svizzera.
Nonostante la ripresa delle ostilità tra l’Iran e gli Stati Uniti, l’ambasciatrice svizzera in Medio Oriente, Monika Schmutz Kirgöz, nota anche segnali positivi. “Attualmente i diversi attori restano in contatto attraverso numerosi canali. Tutti cercano di evitare una nuova escalation”, osserva, sottolineando che una guerra non serve agli interessi di nessuno.
“La Svizzera ha investito enormemente nel mantenimento dei canali di dialogo, in particolare tra gli Stati Uniti e l’Iran”, afferma la responsabile della Divisione Medio Oriente e Africa del Nord del Dipartimento federale degli affari esteri. Ritiene che siano in vista nuove discussioni sul memorandum in 14 punti tra Stati Uniti e Iran, senza però fornire indicazioni sulle tempistiche.
La diplomatica afferma inoltre che il mandato di potenza protettrice della Svizzera tra gli Stati Uniti e l’Iran continua a funzionare. Cita l’esempio degli scambi di prigionieri: “La liberazione di cittadini statunitensi è stata resa possibile tramite la Svizzera”. Ricorda tuttavia che gran parte del lavoro della Confederazione si svolge lontano dai riflettori: “È la classica diplomazia discreta. Si sviluppa nel lungo periodo, senza megafono”.
Il Controllo federale delle finanze critica il Partito liberale radicale (PLR, destra) per la gestione opaca dei suoi finanziamenti politici e gli chiede di adottare misure correttive.
Parole di tale severità sono insolite per il Controllo federale delle finanze (CDF). In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, l’organo di vigilanza finanziaria della Confederazione ritiene che la “trasparenza richiesta nei confronti del pubblico” non sia stata garantita durante la campagna sull’iniziativa della Gioventù socialista riguardante l’imposta sulle successioni, né durante quella sulla legge sull’e-ID.
Il CDF rileva “notevoli lacune” e giudica che la “regolarità della contabilità” del PLR resti discutibile. Chiede quindi al partito di rivedere i propri processi interni. Non è la prima volta che il PLR viene richiamato all’ordine: lo scorso anno aveva dovuto correggere le proprie entrate del 2024 di 3,2 milioni di franchi, portandole da 3,4 a 6,6 milioni.
Il CDF critica anche l’Unione democratica federale (UDF, conservatorismo evangelico) e l’associazione padronale Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), ma per inadempienze meno gravi. Entrambe avevano trasmesso il loro budget di campagna soltanto dopo le votazioni. L’USAM aveva investito 170’000 franchi contro l’iniziativa della Gioventù socialista, mentre l’UDF ne aveva spesi 150’000 contro l’e-ID. Importi ampiamente superiori alla soglia legale di dichiarazione fissata a 50’000 franchi, ricorda il CDF.
Le Ferrovie della Jungfrau vogliono trasformare Eigergletscher, semplice stazione d’interscambio ai piedi dell’Eiger, in una destinazione turistica a tutti gli effetti. Un progetto che suscita l’opposizione di abitanti della regione e di associazioni per la tutela della natura.
L’azienda prevede di costruirvi un ristorante asiatico da 200 posti e un museo immersivo dedicato alla mitica parete nord dell’Eiger. Oggi Eigergletscher funge soprattutto da punto di transito per chi è diretto allo Jungfraujoch, uno dei siti turistici più frequentati delle Alpi svizzere.
“I visitatori vogliono ‘scalare’ personalmente la montagna e vivere i passaggi più difficili della parete. È proprio ciò che permetterebbe un museo esperienziale”, spiega il direttore generale delle Ferrovie della Jungfrau, Oliver Hammel. Secondo lui non si tratta di attirare più turisti, bensì di migliorare la loro esperienza sul posto.
Le organizzazioni per la tutela della natura contestano questa visione. Accusano l’azienda di praticare una “tattica del salame”, moltiplicando i progetti di ampliamento a tappe senza rivelarne fin dall’inizio la reale portata. Un altro ostacolo al progetto deriva dal fatto che l’assemblea comunale di Grindelwald ha respinto uno scambio di terreni con il Comune di Lauterbrunnen, necessario per la realizzazione del museo.
Tradotto dal francese e verificato da: Zz
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