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La neutralità svizzera deve essere rigida o flessibile? Sarà il popolo a decidere

cappellino
Lo slogan della campagna di Pro Svizzera, “Make Switzerland Neutral Again” ("Rendiamo la svizzera nuovamente neutrale"), compare su un cappellino durante un discorso dell’ex consigliere federale Christoph Blocher, principale promotore dell’iniziativa sulla neutralità. Keystone / Anthony Anex

Gli svizzeri e le svizzere voteranno il 27 settembre sull'iniziativa per la neutralità. Il testo, promosso da ambienti vicini alla destra conservatrice, punta a sancire nella Costituzione una concezione più rigida della neutralità. Chi si oppone teme che un simile cambiamento possa limitare la capacità della Confederazione di rispondere alle sfide geopolitiche.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riacceso il dibattito sulla neutralità svizzera, sfociato nell’iniziativa sulla neutralità. Il 27 settembre l’elettorato elvetico sarà chiamato alle urne per esprimersi sul significato e sull’applicazione di questo principio.

Che cosa chiede l’iniziativa?

L’iniziativa “Salvaguardia della neutralità svizzeraCollegamento esterno”, nota anche come iniziativa sulla neutralità, chiede di iscrivere nella Costituzione il principio di una neutralità “permanente e armata”.

Sin dalla nascita dello Stato federale nel 1848, la Costituzione svizzera contempla già due articoli sui generis sulla neutralità, secondo cui l’Assemblea federale e il Governo prendono provvedimenti “a tutela della neutralità svizzera”. Questa flessibilità ha permesso alla Confederazione di adattare la propria politica di neutralità all’evoluzione del contesto geopolitico nel corso dei decenni. L’iniziativa ridurrebbe tuttavia questo margine di manovra.

Il cambiamento più radicale riguarderebbe il divieto delle “misure coercitive non militari”: la Svizzera non potrebbe più imporre sanzioni autonomamente contro Stati coinvolti in guerre, fatta eccezione per quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Il testo prevede inoltre di vietare esplicitamente alla Svizzera l’adesione a un’alleanza militare. Si tratta però di un principio già insito nel diritto della neutralità: per entrare a far parte di un’organizzazione come la NATO, come hanno fatto Svezia e Finlandia nel 2023, la Svizzera dovrebbe rinunciare al proprio status di Paese neutrale. Una decisione di tale portata sarebbe in ogni caso sottoposta al giudizio del popolo.

L’iniziativa consentirebbe comunque alla Svizzera di cooperare con un’organizzazione di questo tipo, ma soltanto in caso di guerra. Di conseguenza dovrebbe ridurre anche la propria collaborazione con la NATO, in particolare nell’ambito del Partenariato per la Pace, al quale partecipa dal 1996.

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Che cosa significa oggi la neutralità svizzera?

La neutralità svizzera è una scelta politica della Confederazione, riconosciuta dal diritto internazionale. Sul piano giuridico si fonda sulle Convenzioni dell’Aia, entrate in vigore in Svizzera nel 1910. Queste definiscono i diritti e i doveri di uno Stato neutrale in caso di conflitto armato: non può partecipare alle ostilità né fornire sostegno militare a una delle parti in conflitto.

Il diritto della neutralità non vieta però a uno Stato neutrale di assumere posizioni politiche o di adottare sanzioni economiche. Su questo punto si concentra gran parte dell’attuale dibattito in Svizzera.

Gli Stati neutrali devono inoltre garantire l’inviolabilità del proprio territorio ed essere in grado di difendere la propria neutralità. Possono quindi collaborare con altri Paesi in ambito militare, ad esempio per l’acquisto di equipaggiamenti o per la formazione. Non possono invece aderire a un’alleanza difensiva che li obblighi a intervenire militarmente in caso di conflitto, come la NATO.

Come è nata l’iniziativa?

Christoph Blocher, ex consigliere federale e figura che ha plasmato l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), è il principale promotore dell’iniziativa sulla neutralità.

Il miliardario zurighese l’ha concepita in risposta alla posizione assunta dalla Svizzera dopo l’invasione russa dell’Ucraina. A suo avviso, la Confederazione avrebbe violato la propria neutralità adottando le sanzioni dell’Unione europea contro Mosca.

Per questo ha lanciato l’iniziativa insieme all’associazione sovranista Pro Svizzera, nata dalla fusione di diverse organizzazioni contrarie a un avvicinamento istituzionale con l’UE, tra cui l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI).

Chi è a favore e chi è contrario?

L’UDC sostiene la proposta promossa da Pro Svizzera. Tutti gli altri partiti di Governo vi si oppongono, così come il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento.

L’iniziativa trova tuttavia sostegno anche in alcuni ambienti della sinistra pacifista e altermondialista. Diverse organizzazioni, tra cui il Partito svizzero del lavoro, hanno costituito il Comitato pacifista e internazionalista per la neutralità, impegnato nella campagna a favore del testo.

Gli argomenti dei fautori

I sostenitori dell’iniziativa chiedono un ritorno alla “neutralità integrale”. Ritengono che questo principio debba essere applicato in modo rigoroso e che le autorità non debbano poterlo interpretare in funzione delle circostanze politiche.

Secondo il comitato promotore, una neutralità rigorosa e credibile rappresenta il modo migliore per evitare che il Paese venga trascinato in un conflitto armato e per preservare il ruolo della Confederazione quale mediatrice internazionale affidabile. Ritiene inoltre che il testo protegga la Svizzera da un progressivo avvicinamento alla NATO.

I favorevoli ritengono anche che l’adozione di sanzioni contro uno Stato belligerante sia incompatibile con una neutralità credibile. A loro giudizio, la Confederazione non dovrebbe schierarsi con nessuna delle parti nei conflitti internazionali.

L’organizzazione Pro Svizzera è inoltre fortemente critica nei confronti dell’Unione Europea e si oppone al nuovo pacchetto di accordi tra Berna e Bruxelles. Secondo gli argomenti a sostegno dell’iniziativa, l’integrazione europea metterebbe in discussione la “massima di Stato” svizzera: restare fuori dai conflitti, senza ideologie.

A sinistra, coloro che sostengono il progetto pongono invece l’accento soprattutto sul pacifismo e sul non allineamento. La neutralità – affermano – favorisce il dialogo, la diplomazia e la risoluzione pacifica dei conflitti.

Le ragioni di chi si oppone

Il Consiglio federale ribadisceCollegamento esterno il proprio impegno a favore della neutralità, che considera uno strumento importante della politica estera e di sicurezza della Svizzera. Ritiene tuttavia che l’iniziativa comporterebbe un cambiamento di rotta significativo nel modo in cui tale principio viene applicato.

Secondo il Governo, la prassi attuale ha dimostrato la propria efficacia, consentendo alla Svizzera di adattare la politica di neutralità all’evoluzione del contesto mondiale nel rispetto del diritto internazionale. Inserire nella Costituzione una definizione più rigida della neutralità ridurrebbe questo margine di manovra e potrebbe limitare la capacità delle autorità di difendere gli interessi del Paese. Per il Consiglio federale ciò non sarebbe opportuno, soprattutto nell’attuale contesto internazionale caratterizzato da forte instabilità.

L’Esecutivo difende inoltre la possibilità di adottare sanzioni ampiamente sostenute dalla comunità internazionale. A suo avviso, tali misure contribuiscono alla salvaguardia di un ordine internazionale fondato sul diritto e non impediscono alla Svizzera di restare neutrale ai sensi del diritto internazionale.

Gli oppositori temono infine che il testo possa isolare ulteriormente la Svizzera sulla scena internazionale, danneggiarne la reputazione e complicare la cooperazione con altri Stati in materia di sicurezza.

Articolo a cura di Pauline Turuban

Traduzione dal francese di Daniele Mariani

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