Rom in cerca d'asilo invernale

Discriminati, e perfino minacciati, i Rom non hanno molte possibilità di ottenere l'asilo in Svizzera. Keystone

La Svizzera ha registrato negli ultimi mesi un aumento del numero di richiedenti l'asilo serbi. Un "turismo invernale" che si spiegherebbe con un peggioramento delle condizioni di vita della minoranza Rom, in Serbia come in Kosovo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 febbraio 2012 - 13:35
Isabelle Eichenberger, swissinfo.ch

Un fenomeno analogo era già stato registrato nel dicembre del 2009, quando era stato abolito l'obbligo di un visto per i cittadini serbi, macedoni e montenegrini intenzionati ad entrare nello spazio Schengen.

Questa apertura aveva spinto molti di loro a cercare fortuna in Svizzera. Si trattava per lo più di persone bisognose, di etnia Rom, che pur sapendo di non aver diritto all'asilo politico venivano a cercare lavoro in Svizzera.

«Alcune agenzie locali proponevano perfino viaggi diretti in automobile, spiega Michael Galuser, portavoce dell'Ufficio federale della migrazione (UFM). Si sapeva che la Svizzera assegnava un aiuto al ritorno di 600 franchi. E quando il contributo è stato ridotto a 100, la somma necessaria per pagare il viaggio di rientro, le domande sono diminuite».

Nel 2011 questo flusso migratorio ha però ripreso: su 22'551 domande d'asilo, 1'217 provenivano infatti da cittadini  serbi (+33,7% rispetto al 2010), la maggior parte di etnia Rom. Oltre la metà di queste richieste sono state depositate tra novembre e dicembre.

Vitto e alloggio garantito

«Possiamo supporre che queste persone, che spesso vivono in campi molto precari, scelgano di venire in Svizzera a trascorrere l'inverno. Qui trovano vitto e alloggio, almeno durante il periodo necessario per esaminare la loro richiesta», spiega Michael Galuser.

Secondo il portavoce dell'UFM, i Rom conoscono le leggi sull'asilo in vigore nei diversi paesi e sanno esattamente che la procedura elvetica, da due a tre mesi, è più lunga rispetto a quella di paesi comparabili come la Norvegia o i Paesi Bassi.

L'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR) condivide in parte l'ipotesi di un "turismo invernale". «Ci sono molti rifugiati Rom di origine bosniaca o kosovara che vivono in Svizzera in condizioni precarie dal 1999. Sono coscienti di non avere alcuna possibilità, ma conoscono le debolezze della nostra legislazione», precisa il segretario generale Beat Meiner.  

La crisi economica che sta colpendo l'Europa non contribuisce di certo a facilitare le cose. «I Rom sono spesso contenti di trovare un tetto provvisorio nei centri di accoglienza, anche nei rifugi della protezione civile», aggiunge Meiner.

Discriminati in patria

Stando ad Amnesty International, la situazione è però più complessa. «Può anche essere che i Rom partano più facilmente durante la brutta stagione, ma non credo che lo facciano unicamente con l'idea di trascorrere l'inverno al calduccio. Potrebbero anche andare in Germania, o in altri paesi che d'inverno sospendono i rinvii, contrariamente alla Svizzera», indica Denise Graf.

Amnesty International si dice invece preoccupata dal degrado della situazione dei Rom rifugiati in Serbia. La discriminazione in atto impedisce loro di avere un lavoro, commenta Denise Graf. «Il 97% dei rom è disoccupato». E stando all'ultimo rapporto di Nicola Duckworth, responsabile del programma Europa e Asia centrale di Amnesty sempre più Rom vengono cacciati dai loro appartamenti in seguito a speculazioni immobiliari. «A Belgrado  le loro case vengono rase al suolo per far posto a progetti pubblici, senza pianificare dei nuovi alloggi né garantire un'assistenza sociale».

D'altra parte si assiste a un inasprimento delle tensioni a Mitrovica, in Kosovo, dove la minoranza serba continua a contestare l'indipendenza proclamata nel 2008 dell'ex provincia a maggioranza albanese. «Le violenze dell'estate scorsa hanno un'influenza diretta sulla situazione dei Rom, numerosi a Mitrovica», spiega Denise Graf. «La situazione è critica anche per i rom delle altre regioni kosovare, che spesso sono stati accusati di aver collaborato con i serbi durante la guerra».

Intervento in Serbia

Discriminati in patria, i Rom soffrono di una cattiva immagine anche in Svizzera. «Sono considerati vagabondi e ladri, al punto che alcuni Rom integrati preferiscono non menzionare le loro origini», conferma Cristina Kruck, della Rroma Foundation di Zurigo.

In città come Losanna e Ginevra la polizia è intervenuta più volte a per disperdere degli accampamenti selvaggi costruiti sotto i ponti o nei parchi.

Allarmata dalla situazione nei Balcani, Denise Graf lancia un appello alla Svizzera a «far pressione sui partner in Serbia e in Kosovo affinché gli aiuti dell'Unione Europea destinati al reinserimento dei Rom arrivino a destinazione».

E la Direzione dello sviluppo e della cooperazione rassicura: «Nel campo della cooperazione internazionale, la DSC è cosciente dell'esistenza di un rischio di trasferimento dei mezzi messi a disposizione. Esistono tuttavia degli strumenti per farvi fronte, come delle valutazioni indipendenti dei progetti, sulla base delle quali vengono attribuiti i sussidi».

La Svizzera e i Rom

Nell'Europa centrale e dell'Est si contano tra i 5 e i 7 milioni di Rom. In Kosovo rappresentavano il 16,67% della popolazione prima della guerra, oggi sono il 2,67%.

Nel quadro di accordi di partenariato con la Bosnia, il Kosovo e la Serbia, l’Ufficio federale della migrazione e la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) sostengono diversi programmi di promozione delle condizioni di vita dei Rom per un totale di 21 milioni di franchi fino al 2015.

La DSC consacra 2,5 milioni di franchi fino al 2012 per un programma speciale destinato facilitare l’integrazione sociale in Serbia dei gruppi di popolazione più svantaggiati, in particolare i Rom.

Nel 2011 i progetti della DSC hanno permesso di scolarizzare cira 5000 bambini Rom in Serbia.

Serbia meridionale: la DSC partecipa a un programma dell'ONU per l'aiuto ai rifugiati. Il progetto, che prevede un budget di 1,4 milioni di franchi, intende facilitare l'accesso ai documenti di identità e al mercato del lavoro.

Voivodina: la Svizzera sostiene l'ONG EKS in un programma di miglioramento delle condizioni di vita in 13 villaggi roms. Copre la metà di un budget di 1,1 milioni di franchi.

 

Kosovo: la DSC sostiene dei programmi simili portati avanti da Caritas e EKS, garantendo la metà di un budget di 950'000 franchi.  

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