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Salvato il pilota Usa disperso, nuove minacce di Trump all’Iran

Keystone-SDA

Il grande bluff iniziale della Cia, centinaia di uomini delle forze speciali mobilitati, un'aspra battaglia notturna e due aerei da trasporto C-130 fatti saltare per evitare che finissero in mani nemiche.

(Keystone-ATS) Così gli americani hanno salvato il pilota disperso in Iran, in un’operazione ad alto rischio tra ieri e oggi, una delle “più audaci di ricerca e salvataggio nella storia degli Usa”, l’ha definita il presidente Donald Trump.

Un successo che è “un miracolo di Pasqua”, ha aggiunto il tycoon, che nel suo ultimo aggiornamento ha affermato che il militare sia stato salvato “ferito gravemente”, lanciando nuove e pesanti minacce – in un post su Truth dai toni volgari – “di distruzione” all’Iran se non riaprirà lo Stretto di Hormuz.

Lo “stratagemma” della Cia ha gettato le basi per rintracciare il pilota disperso dopo l’abbattimento in Iran del suo caccia F-15E: una “campagna di depistaggio”, basata sulla diffusione della notizia che fosse già stato trovato vivo dagli Usa e che fosse in corso un suo trasferimento via terra per farlo uscire dall’Iran. “Mentre tra gli iraniani regnava l’incertezza, l’agenzia ha usato le sue capacità sofisticate a uniche per trovarlo”, ha riferito Nbc News, citando un alto funzionario. Il pilota è rimasto nascosto “in un luogo di montagna remoto” e, una volta individuatane la posizione, la Cia ha “subito” informato il Dipartimento della Difesa e la Casa Bianca, che ha autorizzato il blitz per andarlo a prendere.

“Nel giro di otto ore gli aerei erano in volo e, nel giro di circa dodici ore, eravamo già a terra in Iran”, ha dichiarato l’alto funzionario. La missione è finita dopo la corsa contro il tempo tra forze americane e iraniane di due giorni: i commando Usa sono usciti indenni, senza vittime o feriti. Sono tornati sani e salvi, con scalo immediato in Kuwait per prestare le cure necessarie all’ufficiale ferito.

Individuare l’aviatore ha rappresentato la massima priorità: i droni MQ-9 Reaper hanno creato un fuoco di sbarramento e aerei d’attacco hanno sganciato bombe contro convogli iraniani per tenerli lontani dall’area in cui si nascondeva l’aviatore che, con radiofaro di segnalazione e dispositivo di comunicazione protetto, è riuscito a coordinarsi con le forze di salvataggio.

Negli scontri a fuoco sarebbero morti diversi iraniani. Teheran ha rivendicato di aver messo fuori uso due C-130 da trasporto: tre velivoli Usa sono stati inviati per recuperare le truppe, mentre i due aerei sono stati fatti esplodere, secondo il Nyt. Mentre l’Iran rivendica di aver abbattuto i due Hercules e due elicotteri Black Hawk, definendo “fallito” il blitz americano senza tuttavia citare la sorte del pilota.

Infine, un piccolo giallo: l’F-15E è stato abbattuto nel sudovest dell’Iran in un’area in cui vi è una significativa opposizione a Teheran. Il militare disperso potrebbe aver contato sull’aiuto della popolazione locale per ottenere riparo e assistenza.

Trump ha lanciato nuove minacce, alternandole a messaggi più ottimistici. “Martedì in Iran sarà la Giornata della Centrale Elettrica e la Giornata del Ponte, tutto in uno. Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il fottuto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno – VEDRETE! Sia lode ad Allah”, ha scritto il tycoon su Truth. In un’intervista successiva a Fox News, ha però detto di credere che “ci sia una buona probabilità domani” di accordo. “Stanno negoziando proprio ora. Se non raggiungeranno un accordo, e in fretta, sto valutando di far saltare tutto in aria e di impossessarmi del petrolio”, ha aggiunto, che per domani ha indetto una conferenza stampa nello Studio Ovale.

“Le tue mosse sconsiderate stanno trascinando gli Usa in un vero e proprio inferno per ogni singola famiglia e tutta la nostra regione brucerà perché insisti a seguire gli ordini di Netanyahu”, ha accusato su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Gli Usa dovrebbero “abbandonare il linguaggio degli ultimatum” e tornare ai negoziati, ha ammonito il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov.

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