CO2: L’uomo ne è responsabile solo dal XVIII secolo
L'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera è imputabile all'uomo, ma solo a partire dal XVIII secolo e non dall'Età della pietra, come sosteneva un'ipotesi controversa.
La dimostrazione è giunta da ricercatori dell’Università di Berna e dell’istituto tedesco Alfred Wegener. Secondo il loro studio, i cui risultati sono stati pubblicati mercoledì dalla rivista Nature, l’uomo ha un’influenza sul clima solo dal XVIII secolo e non dal neolitico, che marcò il passaggio da un’economia di caccia e raccolta a un’economia d’agricoltura e allevamento (attorno al 5000 a.C.).
Gli scienziati hanno analizzato l’aria contenuta nei carotaggi di ghiaccio prelevato nell’Antartico ed in particolare le proporzioni di isotopi di carboni 13 e 12 nel CO2 degli ultimi 11’000 anni.
In natura, il CO2 è presente soprattutto nella forma C 12. Solo l’1% degli atomi hanno un neutrone in più e formano l’isotopo C 13. Durante il processo di trasformazione del CO2 da parte delle piante, l’isotopo C 13 riamane nell’atmosfera e la sua concentrazione aumenta proporzionalmente all’attività metabolica dei vegetali.
Le misure relative al periodo compreso tra 11mila e 5mila anni fa evidenziano che il C 13 è decisamente aumentato, mentre il CO2 è diminuito (a causa dell’aumento della biosfera al termine della glaciazione).In seguito, la concentrazione di anidride carbonica è cresciuta e quella dell’isotopo C13 è rimasta stabile. Un’evoluzione che per i ricercatori è dovuta ai processi di scambi gassosi con gli oceani, e non all’influenza umana.
Se l’uomo ne fosse stato all’origine – e se il CO2 in eccesso fosse stato assorbito dalla biosfera – l’isotopo C 13 sarebbe dovuto aumentare in modo considerevole, ciò che invece non si è verificato.
swissinfo.ch e agenzie
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