Come si posiziona la Svizzera rispetto alla guerra in Iran?
La posizione della Svizzera nel conflitto in Medio Oriente è delicata, soprattutto nei rapporti con gli Stati Uniti, anche a causa della neutralità del Paese.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, gli Stati europei hanno preso posizioni diverse. La Spagna ha negato agli USA l’uso delle proprie basi militari sul suo territorio. Il premier Pedro Sánchez ha giustificato il suo rifiuto, affermando che “la Spagna non sarà complice della guerra in Iran” e che intende rispettare il diritto internazionale. Secondo il presidente del Governo spagnolo, l’attacco contro l’Iran rappresenta un’azione militare unilaterale, dunque ingiustificata e potenzialmente pericolosa.
La maggior parte degli Stati occidentali segue una linea diversa. Ad esempio, la Gran Bretagna ha autorizzato un uso limitato delle proprie basi militari, dopo averlo negato inizialmente poiché il Governo britannico nutriva dubbi sulla legalità dell’operazione. Altri Paesi hanno segnalato il loro sostegno agli USA, soprattutto dopo che l’Iran ha colpito obiettivi in altri Stati della regione.
In quanto Paese neutrale, la Svizzera non è alleata militarmente con nessuna delle parti in guerra. L’applicazione della neutralità è però un delicato esercizio di equilibrismo, soprattutto per quanto riguarda i rapporti della Confederazione con gli USA, sia sul piano economico sia per il mandato di potenza protettrice che Berna esercita per Washington in Iran, una funzione che le dà il compito di rappresentare gli interessi degli Stati Uniti.
La situazione e il diritto internazionale
Gli Stati Uniti e Israele non hanno dichiarato formalmente guerra all’Iran. I due Paesi hanno spiegato che l’attacco era di natura preventiva, volto a impedire alla Repubblica islamica di sviluppare o utilizzare armi nucleari. Una spiegazione che non ha convinto tutti. Anche alcuni Paesi alleati, come Canada e Francia, hanno criticato l’azione militare. Altri Stati hanno giudicato l’operazione contraria al diritto internazionale e una violazione della Carta delle Nazioni Unite.
La Germania ha espresso solidarietà con Israele e gli USA, ma ha escluso qualsiasi tipo di cooperazione militare. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU, dal canto suo, non ha adottato alcuna risoluzione di condanna degli attacchi.
Fin dall’inizio del conflitto, la Svizzera ha invitatoCollegamento esterno alla de-escalation e al ritorno della diplomazia. Infatti, pochi giorni prima dell’inizio della guerra, a Ginevra si erano tenuti colloqui tra USA e Iran.
Per ora, il Governo elvetico mantiene il massimo riserbo su come intende applicare la neutralità in questo conflitto. Le richieste di chiarimenti rivolte al Consiglio federale da parte di parlamentari e media non hanno finora ricevuto risposte.
La neutralità e le relazioni con gli Stati Uniti
Una possibilità sarebbe la chiusura dello spazio aereo svizzero agli Stati Uniti, come già avvenuto durante la guerra del Kosovo nel 1999 e l’invasione dell’Iraq nel 2003. A Ramstein, in Germania, si trova un’importante base militare statunitense e chiudere lo spazio aereo svizzero costringerebbe i caccia americani ad aggirare il territorio elvetico. Una simile decisione del Consiglio federale rischia però d’irritare il presidente degli Stati Uniti, come ha dimostrato la reazione di Donald Trump alla scelta della Spagna di vietare l’uso delle proprie basi militari agli USA.
Attualmente, a preoccupare la politica svizzera sono soprattutto le forniture di materiale militare. Per l’industria bellica elvetica, gli Stati Uniti sono il secondo maggiore acquirente di armamenti e di beni utilizzabili a fini civili e militariCollegamento esterno (duplice impiego). In linea di principio, il diritto della neutralitàCollegamento esterno consente esportazioni verso Paesi in guerra, a condizione che entrambe le parti siano trattate allo stesso modo. La Svizzera applica inoltre le sanzioni internazionali decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU nei confronti dell’Iran e non esporta armamenti verso la Repubblica islamica.
Un’applicazione rigorosa del diritto della neutralità porterebbe a sospendere anche le esportazioni verso gli Stati Uniti. La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha dichiarato alla Radiotelevisione della Svizzera tedesca SRF che attualmente concede con una certa cautela le autorizzazioni di esportazione di materiale bellico, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Inoltre, la Svizzera ha stipulato un accordo per l’acquisto di 36 caccia F-35 e per altri equipaggiamenti militari dagli Stati Uniti. Resta quindi da capire se a un blocco delle esportazioni svizzere gli USA potrebbero eventualmente reagire con uno stop delle proprie forniture alla Confederazione.
Lo stesso interrogativo si pone per Israele. L’esportazione verso Tel Aviv di alcuni armamenti e beni a duplice impiego è permessa. Inoltre, la Svizzera acquista materiale militare anche da Israele.
Per saperne di più:
Altri sviluppi
Guerra in Iran e diritto della neutralità, il Governo svizzero di fronte a una decisione delicata
Il commercio con gli USA
Per la Svizzera, gli Stati Uniti sono il secondo mercato di esportazione dopo l’Unione Europea. I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno generato malumori in Svizzera, anche perché il presidente Donald Trump ha accusato a più riprese la Confederazione di arricchirsi a spese degli USA. Per questo motivo, il Consiglio federale e il Parlamento hanno accolto con favore e sollievo l’accordo che si sta negoziando con gli Stati Uniti, un’intesa che dovrebbe garantire maggiore certezza a livello giuridico.
La Svizzera e i suoi mandati di potenza protettrice
A ciò si aggiunge una situazione diplomatica particolare: la Svizzera esercita un mandato di potenza protettrice per gli Stati Uniti in Iran. L’ambasciatore iraniano presso il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra ha dichiarato all’indomani dello scoppio del conflitto che la Svizzera ha la possibilità di avere un ruolo costruttivo.
“Questo mandato non va tuttavia sopravvalutato”, afferma Laurent Goetschel, direttore della Fondazione svizzera per la pace Swisspeace. “La Svizzera è una sorta di postino. Se gli Stati Uniti vogliono rivolgersi all’Iran tramite un canale ufficiale, possono chiedere alla Svizzera. Non abbiamo però un ruolo di mediazione”. Secondo Goetschel, in passato la Confederazione ha mediato solo in modo puntuale e su questioni molto specifiche, ad esempio nello scambio di prigionieri.
Per saperne di più:
Altri sviluppi
Iran e Svizzera: una relazione speciale
I rischi per il Governo svizzero
Un’interpretazione rigorosa del diritto della neutralità, con la chiusura dello spazio aereo e la sospensione delle esportazioni di armamenti, potrebbe incrinare le relazioni con gli Stati Uniti.
Il Consiglio federale ha un certo margine di manovra. Il diritto della neutralità svizzero si basa in larga misura sulle Convenzioni dell’Aia, elaborate all’inizio del XX secolo e che disciplinavano, tra l’altro, lo statuto di neutralità. In seguito, queste convenzioni sono state in parte superate dalla Carta delle Nazioni Unite. La Svizzera è uno dei pochi Paesi che continua tuttavia a farvi riferimento.
La politica di neutralità svizzera è invece più flessibile poiché non è vincolata a un quadro rigido, ma a “misure che uno Stato neutro assume di proprio moto per garantire la prevedibilità e la credibilità della propria neutralità in senso giuridico”, ha indicato nel 2024 il Dipartimento federale degli affari esteri a Swissinfo.
Lo storico Marco Jorio ricorda che la distinzione tra diritto di neutralità e politica di neutralità è un’invenzione svizzera. “Quasi nessun Paese conosce un concetto simile”, afferma Jorio, evidenziando la difficoltà di spiegare questa particolarità all’estero.
Secondo Jorio, è quanto succede, ad esempio, con la posizione della Svizzera rispetto alla guerra in Ucraina. Berna si richiama al principio di parità di trattamento e non fornisce all’Ucraina beni che possano essere impiegati a fini militari. Tuttavia, osserva lo storico, tale principio non esisterebbe più nel diritto internazionale dalla Carta delle Nazioni Unite nel 1945. Per questo motivo, la Svizzera ha imposto sanzioni nei confronti dell’Ucraina su questo punto, poiché esistono anche sanzioni nei confronti della Russia.
Jorio sottolinea però che nel nuovo conflitto la situazione è più complessa. “In Medio Oriente il rapporto tra aggressore e vittima è meno definito rispetto a quello tra Russia e Ucraina”.
Il Governo svizzero è consapevole dei possibili passi falsi in materia di politica estera. Interpellato dalla SRF, il ministro degli Esteri elvetico Ignazio Cassis ha dichiarato che finora non è stata raggiunta la soglia oltre la quale la Svizzera dovrebbe applicare gli strumenti previsti dal diritto della neutralità, senza chiarire tuttavia quando verrebbe superata questa soglia.
Partecipate alla discussione:
Articolo a cura di Benjamin von Wyl
Traduzione di Luca Beti
Altri sviluppi
La nostra newsletter sulla politica estera
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.