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1. maggio: salario minimo, i sindacati invitano a fare fronte unito

Una migliore suddivisione degli utili tra imprese e lavoratori, l'introduzione di un salario minimo di 3000 franchi, lotta contro lo smantellamento dello stato sociale. Le principali rivendicazioni nei discorsi del primo maggio.

Circa 3000 persone sono confluite sulla piazza federale, a Berna, dove ha preso la parola Vasco Pedrina. Secondo il presidente del Sindacato edilizia e industria (SEI), bisogna imporre la dignità del lavoro a quegli imprenditori che pensano soltanto a massimizzare i profitti. Denunciando la schiavitù del libero mercato, all’origine dei massicci licenziamenti nel privato e nelle ex-imprese pubbliche, come Swisscom e FFS, Pedrina ha poi stigmatizzato gli attacchi alle assicurazioni sociali, in particolare l’AVS. Spesso – ha precisato – coloro che vogliono una riforma delle assicurazioni sociali «sono le medesime persone che di fronte alla crisi economica hanno chiesto alleggerimenti di imposte costringendo lo stato a ridurre le sue prestazioni con effetti negativi sui lavoratori».

Dopo otto anni di crisi economica, il cielo si sta finalmente schiarendo, ha aggiunto, «ed è quindi giunto il momento di approfittare della ripresa economica». Circa la richiesta di un salario minimo di 3000 franchi per tutti, il presidente del più grande sindacato svizzero ha ricordato la recente lotta nel settore della costruzione che ha dimostrato come l’impegno, l’unità e la tenacia alla fine siano stati paganti.

Sul tema europeo, Pedrina ha invitato in particolare la seconda generazione degli emigranti a sostenere gli accordi bilaterali poiché «introdurranno la parità di trattamento per tutti». Bisogna evitare, ha detto, che il popolo svizzero si lasci irretire dalle sirene isolazioniste che rischiano di mettere in pericolo la convivenza civile.

Diverse migliaia di persone (tra 5000 e 13.000, a seconda delle fonti) sono sfilate anche per le vie di Zurigo. Particolarmente consistente la presenza di personale sanitario, che nel canton Zurigo a partire da martedì avvierà una serie di agitazioni per ottenere aumenti salariali. Tra gli oratori anche Sahra Wagenknecht, discussa esponente dell’ex partito comunista tedesco-orientale.

Il presidente dell’Unione sindacale svizzera, il deputato socialista Paul Rechsteiner, ha chiesto una sterzata a sinistra e ha lanciato un appello perché si sviluppi una “cultura dello sciopero”. Rechsteiner ha anche condannato le spinte dello schieramento borghese per la diminuzione delle tasse e per lo smantellamento sociale.

Diverse centinaia di giovani autonomi, in parte mascherati, hanno organizzato una contro-manifestazione non autorizzata. La polizia zurighese è intervenuta con lacrimogeni e ha fermato temporaneamente numerosi partecipanti. Questo tipo di dimostrazione violenta si ripete nella città sulla Limmat da diversi anni in occasione del primo maggio.

Per il ministro dei trasporti, il socialista Moritz Leuenberger, la ristrutturazione globale dell’economia è per la Svizzera un’opportunità da sfruttare, ma in modo socialmente sopportabile. In un discorso pronunciato a Burgdorf (BE), Leuenberger ha accennato all’atteggiamento schizofrenico della socialdemocrazia elvetica: non è possibile, a suo dire, incoraggiare l’apertura e l’adesione all’UE e allo stesso tempo opporsi sistematicamente, in nome del servizio pubblico a qualsiasi cambiamento strutturale. Il ministro si è espresso contro la tendenza alla riduzione delle imposte a spese delle prestazioni AVS.

Inviti ai sindacati e alla sinistra a mobilitarsi contro la globalizzazione e contro i difensori dello «shareholder-value» (il forte orientamento delle società verso il valore azionario) sono giunti anche da Basilea, dove circa 2500 persone hanno seguito il discorso pronunciate nella città vecchia da André Daguet, segretario del Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO).

I sindacati devono intraprendere una riforma di base, per poter affrontare la nuova realtà del capitalismo, altrimenti – ha messo in guardia Daguet – saranno i grandi perdenti del 21mo secolo. Conflitti e scissioni all’interno delle associazioni devono cessare e lasciare il posto ad un atteggiamento più costruttivo.

A Ginevra il corteo del 1. maggio, più multiculturale e frequentato rispetto agli anni precedenti, è sfilato nelle vie della città sotto un sole cocente. Alla sfilata hanno partecipato circa 7-8 mila persone, tra le quali, per la prima volta, una delegazione di funzionari internazionali.

swissinfo e agenzie

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